sabato, Maggio 15

La ‘fitna’ italiana del Pd (e non solo…)

0

Fitna’ è parola araba che sta a significare prova, tribolazione, ma anche dissenso, litigio, implosione, insomma guerra interna, guerra intestina, in sintesi ‘guerra civile’ che è la più incivile di tutte, con tutto quello che di drammatico e sanguinoso direttamente ne consegue. Il termine è ovviamente molto negativo, mutuato dal violento e drammatico scontro teologico ma anche politico e guerresco che si sviluppò nel corso del primo Islam postmaomettano all’epoca dei cosiddetti ‘Califfi ortodossi’, a partire da oltre mille anni fa, la metà del 600. In epoca moderna, e sempre da quelle parti, la cacciata delle popolazioni palestinesi dalle proprie terre ad opera del neonato Stato di Israele venne definito ‘nakba’, letteralmente disastro, catastrofe, senza volere edulcorare quanto era successo. E’ commemorato ogni anno il 15 maggio, con riferimento a quei giorni del 1948. Quanto a fitna e nakba in atto in questa nostra Italia del 2016…

Se è lecito paragonare accadimenti di ben diversa portata, e da queste parti fortunatamente limitati al livello sociale e politico, qualcosa di analogo sta avvenendo da noi a cominciare proprio dal Partito Democratico (Pd), o meglio dalle sue radici e dai suoi valori. Resistenza compresa, anzi in primo luogo. Con la trista strumentalizzazione dei partigiani, della loro epopea, e soprattutto con la pretesa di parlare per chi non c’è ed ancor più e peggio di mettere in bocca ora giudizi sull’attualità a chi ha già ‘traslocato’. A definire il quadro del conflitto in corso più di tante riflessioni e citazioni vale il formidabile Giannelli che sul ‘Corriere della Sera’ offre la sua rappresentazione grafica de ‘La staffetta partigiana’, con Matteo Renzi che fucile a tracolla si rivolge a una polposa Maria Elena Boschi in bicicletta dicendole «Ecco i volantini per il Sì! Guardati dalle squadre di Zagrebelsky». E c’è tutto, in mirabile sintesi politica. A parte si segnala il cattivo gusto del neoridirettore di ‘Libero’, Vittorio Feltri, che dopo un titolo in sé giusto come ‘I partigiani vanno lasciati alla pace eterna’ riesce a scrivere che «Le opinioni dei dirigenti dell’Associazione partigiani, pur essendo legittime, non meritano di essere prese sul serio» spiegando che «i famosi combattenti per la libertà sono in massima parte morti». Quanto ai superstiti si spera «che abbiano ancora le energie per recarsi al seggio e la lucidità di sapere perché». Ma il coscienzioso Feltri è fatto così, talmente coerente con sé medesimo che se gli esce un pezzo senza almeno un accenno di disistima e disprezzo verso qualcuno lo cestina e lo riscrive secondo i propri abituali standard. In ogni caso sempre meglio de ‘Il Giornale’ che si riscopre partigiano attraverso la nipote Benedatta Spazzoli che parla a nome del nonno Tonino ucciso dai nazifascisti nel 1944, spiegando ‘Mio nonno medaglia d’oro non voterebbe questa riforma’ (nel titolo, testualmente «Credo voterebbe No contro un salto nel buio»). Ma lasciamo almeno che ciascuno parli per sé stesso sin quando può, poi…

La ‘guerra interna’ italiana di politica, politici, partiti e partitanti sembra crescere ed attraversare tutti. Il centrodestra nella contesa tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, con epicentro romano. Il Movimento Cinque Stelle con epicentro parmigiano. E purtroppo c’è da notare anche come nell’immediato dopopannella qualcuno dei suoi, e sventuratamente proprio dei più cari, colga l’occasione per cominciare a regolare immediatamente qualche conto interno per via mediatica. Nelle tante commosse rievocazioni del ‘Grande Marco’ di questi giorni si è in genere, e generosamente, glissato sul fatto che pure quella degli acri scannamenti intestini fosse sua specialità e ‘patrimonio’. Che sarebbe bello non fosse ‘accettato’ dagli eredi, o quantomeno pudore e convenienza (in tutti i sensi) imporrebbero almeno di aspettare un po’ a farlo proprio e riproporlo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->