sabato, Settembre 25

La finanza: arma non convenzionale da guerra La finanza diventa una forma di arma non convenzionale da guerra, con effetti destabilizzanti su Paesi e collettività che finiscono per generare povertà e disuguaglianze inaccettabili

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La Storia ha sempre presentato violenze e drammi fatti da imperatori, dittatori, regimi politici sanguinari .. con un elenco infinito di tragedie e di stermini di massa, «l’uomo non è un essere mansueto», scriveva S. Freud. Di fronte a questi drammi nel tempo si è formata una maggiore coscienza ed alla fine della seconda guerra mondiale venne costituito il Tribunale speciale di Norimberga per giudicare i crimini di guerra del nazionalsocialismo e dei suoi tragici attori. Il processo di Norimberga nell’affermare «i crimini di guerra come crimini contro l’umanità» è stato una pietra miliare nella storia e nella ricerca di una forma di giustizia per frenare gli eccessi dell’animo umano che sono sempre continuati ma spesso colpevolmente dimenticati perché lontani dagli interessi prevalenti.

Esistono anche forme di oppressione e distruzione di massa che sono piùintangibilinelle loro manifestazioni, ma la dolosità evidente di queste forme di oppressione nasconde la mano e la responsabilità di chi le commette. Nella finanza queste mani sono nascoste da schermi di infiniti, società fantasma collocate in paradisi fiscali spesso inagibili. La finanza dietro questi schermi diventa una forma di arma non convenzionale da guerra, con effetti destabilizzanti su Paesi e collettività che finiscono per generare povertà e disuguaglianze inaccettabili.

Forse è giunta l’ora di domandarsi se questa finanza e chi la manovra possano essere considerati uncrimine contro l’umanità‘. Proviamo a chiarire il senso, il percorso storico e l’evidenza dell’accusa cominciando a chiarire le definizione dei crimini contro l’umanità e se possa riguardare la finanza.
«La locuzione crimini contro l’umanità definisce le azioni criminali che riguardano violenze ed abusi contro popoli o parte di popoli, o che comunque siano percepite, per la loro capacità di suscitare generale riprovazione, come perpetrate in danno dell’intera umanità. I crimini contro l’umanità sono in genere distinti dai crimini di guerra».

Il percorso storico che porta la finanza al ruolo di fattore intangibile potenzialmente criminale può essere indicato in tre momenti precisi.

Il primo momento determinante è il 15 agosto 1971, quando Richard Nixon dichiara la fine delgold exchange standard‘. In quella precisa data tutto il mondo occidentale cambia come emerge dai grafici. Con la fine della convertibilità del dollaro in oro vengono creati due mondi opposti, quello infinito e non misurabile della carta moneta,stampabile all’infinito, e quello reale, finito e misurabile in cui viviamo. I due mondi sono incompatibili, ma gli interessi dominanti hanno imposto una dolosa e falsa verità, noi lo scopriremo con il petrodollaro, con un’inflazione devastante e con le domeniche in bicicletta.

Il secondo momento è la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, leva di mezzo l’ostacolo Russo e nel decennio successivo la finanza prepara il suored carpetin un continuum di assalti alla sovranità dei Paesi ai confini dell’impero : Cile, Messico (tequila-bond), Argentina (tango-bond), Brasile (samba-bond), Filippine, Thailandia, Malesia, Corea del Sud..; il tutto sotto silenzio. Il decennio sigla la collusione tra Accademia, Finanza e Politica con premi Nobel finti e strumentali che ammantano la finanza di verità incontrovertibile ma falsa, con un doloso, colpevole e suddito silenzio di tutti.

Il terzo momento, il 12 Novembre 1999, Alan Greenspan uccide definitivamente quello che era rimasto, la regolamentazione monetaria, della Glass-Steagall-Act, fatta nel 1933 dall’italiano Ferdinand Pecora per bloccare la speculazione che aveva creato la grande depressione. Contemporaneamente Greenspan deregolamenta totalmente i derivati che stravolgono il mercato finanziario. La finanza finta, staccata dal modo reale, santificata da conniventi Nobel e deregolamentata, diventa un’arma da distruzione di massa che colpirà dolosamente tutti i Paesi occidentali che subiscono in silenzio. Greenspan ha gravissime responsabilità, ma rimane sotto tutela.

Poi tutto avviene sotto i nostri occhi,drammaticamente a nostro danno, ma manipolato dai media come la crisi dei sub-prime del 2008 che devasta il mondo, eppure le cinque banche d’affari colpevoli vengono salvate perché ‘too big too fail’, anche se non è vero, ma in questo modo si cancellano tutte le leggi anti-monopolio e si apre la strada alla più grande bolla della storia.

L’attacco all’euro viene pianificato nel febbraio del 2010, come riportato da ‘Wall Street Journal‘ e ‘Repubblica‘, l’attacco parte in Aprile con laGrecia, il Portogallo, l’Irlanda, ed in Agosto segue la Spagna; nel 2011 l’attacco tocca a noi, in Settembre, con uno spread -parola sconosciuta- che s’impenna di colpo per crollare in modo illogico dopo. Poi, tutte le volte che gli andamenti del Paese -ci fermiamo al nostro- possono creare problemi, si va di spread e di rating, che sono privi di significato scientifico (la tripla AAA agli Usa prossimi al collasso dovrebbe fare riflettere sulla manipolazione, così come il nostro spread a livelli minimi ma con un debito ai livelli massimi),ma i media asserviti sembrano ignorare tutto. La finanza oscura l’economia reale che ne diventa l’ancella, cioè tutto il contrario di quello che dovrebbe essere.

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Sull'autore

Fabrizio Pezzani è professore ordinario di Economia Aziendale presso l’Università L.Bocconi di Milano e distinguished professor presso la SDA Bocconi School of Management. Ha insegnato nelle Università di Parma, di Trento e di Brescia; è membro del comitato scientifico della Fondazione 'Centesimus Annus pro Pontifice' e di svariati Editorial Board di riviste internazionali di economia; è stato fino al 24 febbraio 2013 presidente del collegio dei revisori di Milano. E’ autore di contributi importanti sia a livello nazionale che internazionale sui temi dell’economia aziendale italiana fondata sulla realizzazione del bene comune, la sua lettura è ampia ed estesa ad altre scienze sociali. L’economia, in questa visione, è e rimane una scienza sociale e non una scienza esatta come oggi viene intesa.

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