mercoledì, Agosto 4

La festa della donna tra Riad e Beirut

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Amman – A Riad questa mattina è stata consegnata una petizione, in vista della Giornata delle donne dell’8 Marzo. La petizione è stata redatta e firmata da Aziza Yousef, attivista per i diritti delle donne nella capitale saudita. Si richiedono misure per la tutela del gentil sesso, esasperato dalle restrizioni subite per via della rigida interpretazione della norme religiose, riguardo le quali, il Consiglio della Shura delibera.
Ed è questo il punto per Yousef e le dieci coraggiose attiviste che con lei hanno firmato e consegnato la petizione, ritengono, infatti, che l’applicazione di normative di restrizione totale alla libertà di scelta femminile non rispecchino gli insegnamenti religiosi.
All’interno del Consiglio stesso, la presenza femminile è garantita, ma, ad esempio, i tre voti femminili che, durante la votazione avvenuta nel 2013 per il diritto a guidare un’automobile, si sono espressi in maniera positiva, non hanno avuto un gran seguito sui centocinquanta voti maschili contrari.
E la guida non è certo il divieto maggiore che una donna saudita si trova ad affrontare: serve l’autorizzazione del tutore (scritta) per richiedere il documento di identità, per superare la dogana quando si vuole uscire dal Paese, bisogna essere autorizzate per sottoporsi ad interventi chirurgici di importanza non vitale, solo per citare alcuni casi.
E la flessibilità poi, non è certo una dote da sottovalutare quando si tratta di applicare le normative : nel mese di febbraio una studentessa è morta all’interno del campus universitario femminile Re Saud a seguito dell’intransigenza del servizio di sicurezza che non ha permesso ai paramedici (uomini) l’ingresso senza supervisione di un tutore, e, solo qualche mese prima, per la stessa ragione, una studentessa in stato interessante ha dovuto dare alla luce suo figlio, da sola, all’interno di un’altra struttura universitaria.
Nonostante di recente le prime donne abbiano avuto il diritto di sedere sugli scranni sauditi, la strada da fare è ancora tanta, e il primo ostacolo da vincere, resta ancora la società.

Quando si guarda ai fatti, in particolare nelle zone mediorientali in cui l’economia non si basa sulle risorse sotterranee, si scopre una base imprenditoriale femminile di altissima qualità.
Rana Chemaitelly, ingegnere meccanico di Beirut, è l’esempio di come la cultura araba della ‘donna a casa coi figli’ possa rivelarsi trampolino per un futuro di successo.
Rana ha iniziato la sua carriera durante la fine degli anni novanta, aprendo un’azienda di business digital imaging, per poi lasciarla per dedicarsi alla famiglia, ma, insoddisfatta ha deciso di lavorare da volontaria part-time all’American University of Beirut, dove, intuite le sue enormi capacità, diviene tutor contrattualizzata. Il lavoro a contatto con gli studenti le apre gli occhi su quali siano le carenze tecniche sulle materie ingegneristiche, così Rana, sviluppa un programma destinato ai giovani studenti delle scuole elementari chiamato The Little Ingeneer: il primo studente sarà proprio suo figlio, 6 anni, appassionato di video-game, a cui propone di sostituire l’impegno sulla console con un Robot, che sviluppano di pari passo. Il nuovo gioco riesce a catturare l’interesse del piccolo, ed in breve tempo diviene un programma di formazione riconosciuto e premiato dal Coup de Coeur Femme di Medventures nel 2010, è riconosciuta come uno degli imprenditori più promettenti dal prestigioso M.I.T. Di Boston, viene selezionata dall’Ambasciata americana per il programma Visitor Leadership International nel 2011, vince il premio Women Initiative Cartier sempre nel 2011 e, nel 2012, ha ricevuto il Green Mind Award per l’educazione.
Il programma è ora esportato in Libia e Qatar, ed altri partner di rilievo come UK, Paesi del golfo ed i giganti asiatici gradirebbero avere franchising sul loro territorio.

 

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