giovedì, Settembre 23

La felicità delle piccole cose

0
1 2


Su cosa significhiessere felicimolto è stato scritto, in primis da filosofi e poeti, partendo dalla necessità di rintracciare intanto una definizione universale della parola ‘felicità, costretti poi a depositare l’entusiasmo iniziale in rassegnate conclusioni interrotte.  Così, l’umano esercito pensante sull’argomento non ha conquistato granché; però, come spesso capita, di entità astratte poco conosciute e molto idealizzate proprio perché desiderate e raccontate come fruibili, si ritiene nota la precisa ubicazione: ‘La felicità sta nelle piccole cose’.

‘Piccolo’ e ‘Grande’ sono, probabilmente, i primi aggettivi con cui la mente bambina gioca per analizzare e dotare di senso la realtà. Nell’ambage esplorativa, l’età calibra e condiziona ipotesi o verifiche utilizzando questi semplici aggettivi, ma col tempo nemmeno la maturità riesce a fornire, se non di rado, sinonimi più illuminanti, a fronte di esperienze sempre nuove o ripetibili all’infinito. Per quanto una gioia possa essere ‘grande’ e una disgrazia ‘piccola’, resta inequivocabile nell’essenza il potere di ‘qualcosa’ di farci stare bene o male, anche se in gradazione variabile. Si dice: la felicità assoluta non esiste, nemmeno come risultato della somma algebrica di grandi gioie; peraltro, neppure l’estrema infelicità si può ricondurre alla semplice computazione dei disastri. E comunque, è in ogni caso difficile rendere misurabile ‘qualcosa’ di intimamente personale, per di più dall’esterno e facendo riferimento a criteri di valutazione individuali diversi.

Sovrasta queste basiche considerazioni il democratico conforto espresso dalle parole: ‘Ciascuno è felice a modo suo’; e quindi, per conclusione sillogistica: tutti ritroviamo solo in piccole cose l’opportunità di essere felici, solo a modo nostro.

La Felicità non appartiene a nessuno, e, in ogni caso, non se ne diventa proprietari a vita; per alcuni non è neppure di questo mondo‘, e per molti non sembra sopportabile, perché niente autorizza a riconoscerla a priori. D’altra parte, l’Uomo si spaventa sempre per tutto ciò che non riconosce e, per vincere le sue paure, ricerca e ottiene solo nell’opinione e nell’esperienza comune piena rassicurazione.

Invece, proprio tutti sappiamo distinguere le piccole vittorie personali su minute disgrazie del quotidiano; qualche esempio: un oggetto caro creduto smarrito e per caso ritrovato; la verifica di una singolare coincidenza vantaggiosa; un sorriso inatteso capace di congelare un continuo tormento; la soddisfazione di ragioni giudicate bizzarre; la conferma della propria bontà rintracciata in uno slancio generoso forse irripetibile. Così, a tutti noi è concesso per un momento di contemplare quell’Idea di Felicità da sempre ipotizzabile in un Altrove troppo lontano e perciò irraggiungibile.

Grazie all’opportunità offertaci dalle ‘piccole cose’, noi riusciamo ad acquisire una ‘minima conoscenza’ la cui possibilità di ampliamento segue destini diversi, in funzione dell’autonoma capacità di sopportare ogni frustrazione.

Se c’è il genetico pudore a farci ritenere incapaci di comprendere tutto, o una specie di furore bellico contro l’ignoranza, armato della sola esperienza privata, in un caso e nell’altro, il rischio è sempre quello di restare profondamente delusi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->