domenica, Maggio 16

La droga che prosciuga lo Yemen false

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qat Yemen

Appena passata l’ora di pranzo, nelle case yemenite, si svolge un rito che accompagna questa popolazione da secoli. Gli uomini si riuniscono all’interno del ‘manfraj’, il salone conviviale che si trova all’ultimo piano delle tipiche costruzioni locali, stretto e lungo, con le finestre lievemente oscurate per proteggersi dalla calura del sole estivo. Qui, seduti a terra su grandi cuscini disposti lungo le pareti, appoggiano la schiena al muro e selezionano le foglie migliori di qat dai ramoscelli acquistati poc’anzi al mercato. Una volta scelta la foglia più tenera e succosa, la masticano fino a ingerirne il succo mentre la fibra restante viene lasciata all’interno della guancia, che si gonfierà via via.

Il qat, o chata edulis, è un arbusto le cui foglie contengono sostanze alcaloidi euforizzanti e stimolanti. I principi attivi contenuti all’interno delle foglie vengono rilasciati all’interno della bocca tramite la masticazione delle stesse, ed assorbiti dalle mucose del cavo orale. Nello Yemen, cosi come in altri Paesi come la Somalia e l’Etiopia, il consumo di questo stupefacente ha una forte valenza sociale. Si tratta di una pratica, però, ad alto rischio. Non sono tanto gli effetti del qat sull’organismo a destare preoccupazioni, quanto gli effetti della sua produzione sul territorio yemenita. Le coltivazioni di questo arbusto, infatti, richiedono uno sfruttamento intensivo delle risorse idriche che scarseggiano nel Paese.

Lo Yemen, che si affaccia sul golfo di Aden, è il Paese più ‘difficile’ e controverso della penisola arabica. Nonostante la sua posizione geografica strategica per quanto riguarda le rotte commerciali fra il Mar Mediterraneo e l’Oceano Indiano, la difficile situazione politica e sociale al suo interno ha tenuto lontano lo Yemen dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, di cui infatti non è membro. L’instabilità del Corno d’Africa, regione limitrofa separata da uno stretto di mare, hanno certamente influito nell’accrescere delle criticità interne allo Yemen. Secondo i dati recenti, il Paese è ai primi posti fra i più instabili di tutto il Medio Oriente. Divisioni etniche, movimenti secessionisti, difficile gestione delle località impervie; sono tutti fattori che contribuiscono alla forte precarietà interna.

Dal punto di vista economico, lo Yemen è la realtà più povera della penisola arabica. In quella che un tempo veniva chiamata l’Arabia Felix, unico angolo verde nella penisola, oggi più di due terzi della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Il sistema economico dello Yemen si regge per lo più sul settore terziario, che genera quasi la metà del PIL, mentre il settore agricolo ricopre una percentuale molto più bassa (circa il 15%). Ciò nonostante, è proprio il settore agricolo a occupare la maggior parte della popolazione. In primo luogo, quasi il 70 % della popolazione vive nelle aree rurali, vista la scarsità di centri urbani. L’economia legata all’agricoltura sopravvive grazie alla produzione di caffè e cotone, coltivazioni che richiedono una ingente quantità di risorse idriche.

Il difficile accesso all’acqua potabile ha rappresentato da sempre uno dei principali limiti all’economia yemenita. Gli altipiani verdeggianti che si affacciano sul Golfo di Aden, con una vegetazione alimentata dalle piogge monsoniche dei mesi estivi, farebbero pensare il contrario. La crisi idrica nello Yemen sarebbe il derivato di diversi fattori: i cambiamenti climatici degli ultimi anni, l’enorme crescita della popolazione, le politiche di sviluppo agricolo sbagliate e, infine, il qat.

La disponibilità di acqua nello Yemen ha subito una considerevole riduzione a causa dei cambiamenti climatici dell’ultimo periodo. Secondo le stime del Intergovernmental Panel on Climate Change, l’intera regione del Medio Oriente e Nord Africa sta andando incontro ad un progressivo prosciugamento dei suoi bacini idrici. Gli investimenti della Banca Mondiale e di altre organizzazioni internazionali in progetti di sviluppo idrico, non hanno ancora portato risultati apprezzabili, in particolare nello Yemen. In un paese instabile, con un tasso di crescita della popolazione così elevato, non sono soltanto i programmi di sviluppo e l’implementazione delle infrastrutture locali che possono fare la differenza.

Dal 1990, la popolazione dello Yemen è raddoppiata raggiungendo i 24 milioni di abitanti. Ad una crescita più rapida nelle poche città, è seguita una crescita altrettanto importante nelle zone rurali. Le risorse del Paese, che già non erano abbondanti, hanno iniziato a scarseggiare. Il ‘fattore qat’, secondo gli esperti, sta giocando un ruolo determinante. Basti pensare che il blando narcotico è consumato da quasi l’80% della popolazione yemenita, e che la sua produzione richiede l’uso di almeno la metà delle risorse idriche del paese. Tali risorse, oltre al consumo per il fabbisogno personale dei cittadini, devono servire anche all’industria petrolifera (che da sola copre più della metà del PIL) e alle coltivazioni di caffè e cotone.

Per quanto riguarda l’aspetto normativo, la produzione e il consumo di qat non sono vietati, al contrario. I piccoli agricoltori speculano sulle foglie stupefacenti, alimentando la criminalità organizzata e i gruppi terroristici attivi nel Paese. La valenza culturale e sociale del qat è fortemente sentita all’interno della società yemenita. Forma di coesione e aggregazione per la comunità, con i suoi effetti eccitanti, viene utilizzata anche dalla popolazione meno abbiente per anestetizzare la fatica e la fame.

Se da un lato il qat è riconosciuto come uno dei simboli identitari nazionali, dall’altro è identificato come il principale inibitore dello sviluppo economico nello Yemen. Corruzione e criminalità accompagnano la produzione e la vendita dell’arbusto, al quale è stato addirittura attribuito un ruolo determinante all’interno delle rivolte nel Paese. La ‘primavera yemenita’ del 2011, infatti, sarebbe stata accompagnata da un consumo di qat maggiore rispetto ai già alti standard nazionali.

«Il diavolo cresce dalla terra. Egli fa perdere gli abitanti dello Yemen appresso a Lui, e combatte dentro ai loro stomaci contro i nutrienti del corpo umano. Poi Egli corre nelle loro vene come Satana, e entra nelle loro tasche per rubare i loro soldi. Satana, la mattina, può portarli fino al punto più alto della montagna, ma la notte, non li farà dormire, lasciandoli in balia dell’incubo delle loro allucinazioni. Il popolo dello Yemen vive metà della sua vita nella Sua magia. Egli consuma la sua forza e il suo eroismo. Egli è la loro guida, questo albero maledetto». Con questi versi evocativi della situazione attuale, il poeta e rivoluzionario Mohammad Mahmoud Al-Zoubairi descriveva l’effetto distruttivo dell’abuso di qat sul popolo yemenita nel 1958.

Il governo yemenita ha provato a più riprese a vietare l’uso del narcotico, a partire dagli anni Sessanta. Tuttavia, un governo fragile, incapace di fronteggiare le rivolte armate nel nord e i movimenti secessionisti nel sud del Paese, non può certo essere pronto a fronteggiare l’emergenza idrica con polso di ferro, visto che inoltre trae una sostanziale rendita fiscale dal commercio di qat. L’emergenza idrica richiede però di essere gestita, e al più presto. L’accentuarsi di ulteriori elementi di instabilità in Medio Oriente, alla luce delle crisi in corso, potrebbe portare alla deriva della regione in un futuro prossimo.

 

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