lunedì, Luglio 26

La doppia anima del PPE Il gruppo parlamentare europeo diviso tra Merkel ed Orbán

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Durante il vertice tra i Presidenti di Francia, Lussemburgo, Olanda e Belgio, tenutosi oggi in Lussemburgo, il Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, ha inviato una richiesta ai vertici del Partito Popolare Europeo (PPE) chiedendo di chiarire se, sui temi di migrazione ed integrazione europea, il gruppo stia dalla parte del Cancelliere tedesco, Anglea Merkel, o del Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán.

La situazione interna al PPE, in effetti, presenta una certa ambiguità. All’interno del gruppo parlamentare, infatti, ci sono gruppi che si rifanno a tradizioni politiche molto differenti tra loro e che, di conseguenza, hanno linee molto differenti su punti tutt’altro che secondari. All’interno del PPE trovano posto gruppi che si rifanno al Conservatorismo Laico, come il partito francese Les Républicains (I Repubblicani, di derivazione gaullista), partiti di derivazione cristiano sociale, come i tedeschi Christlisch Demokratiske Union Deutschland (CDU: Unione Cristiano Democratica di Germania, il partito di Angela Merkel) e Christlich-Soziale Union in Bayern (CSU: Unione Cristiano-Sociale in Baviera), partiti più o meno liberaleggianti come Forza Italia (FI) e, infine, partiti più marcatamente nazionalisti ed euro-scettici come l’ungherese FiDeSz – Magyar Polgári Szövetség (FiDeSz – Unione Civica Ungherese) di Viktor Orbán.

La contraddizione tra la linea politica di questi gruppi, ha portato il Presidente francese, che in vista delle prossime elezioni europee si è auto-candidato alla guida del fronte europeista, a chiedere chiarezza ai vertici del PPE; tanto più che il movimento di Macron, La République En Marche (LREM: La Repubblica In Marcia), nato da poco più di un anno, non fa ancora parte di nessun gruppo nel Parlamento dell’Unione Europea. La naturale collocazione parlamentare di LREM sembrerebbe essere proprio tra le fila del PPE, ma la presenza dei gruppi anti-europeisti guidati da Orbán complica non poco le cose.

Per il momento, dai vertici del PPE non sono arrivate risposte esplicite, se non quella del capogruppo dei popolari e principale candidato a succedere al lussemburghese Jean-Claude Junker alla guida della Commissione Europea, il tedesco Manfred Weber della CSU, che ha dichiarato che, in caso di una sua elezione, sarebbe pronto a dialogare con tutti. A quanto pare, quindi, i popolari europei non sembrano volersi sbilanciare né a favore di Macron, né a favore di Orbán.

In attesa del vertice del PPE, che si terrà a Salisburgo il prossimo 19 settembre, gli scenari restano difficili da prevedere: il PPE deciderà di assumersi la responsabilità di una posizione più esplicitamente europeista, provocando di fatto la fuoriuscita dei gruppi più nazionalisti, o manterrà la propria ambiguità al fine di restare il principale gruppo all’interno del Parlamento UE? LREM riuscirà troverà la propria collocazione nel PPE o sarà costretta a guardare all’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE)? I nazionalisti preferiranno restare nel PPE, nel tentativo di spostare sempre più a Destra il principale gruppo parlamentare UE, o preferiranno uscire per fondare un nuovo gruppo anti-europeista, la cosiddetta ‘lega delle leghe’, teorizzata dalla Lega di Matteo Salvini e dal Rassemblement National (RN: Raggruppamento Nazionale) di Marine Le Pen?

Per tentare di chiarire la situazione, abbiamo parlato con Alberto Martinelli, Professore di Scienze Politiche e Sciali all’Università degli Studi di Milano.

 

Il Partito Popolare Europeo racchiude al proprio interno gruppi con posizioni politiche alquanto differenti tra loro, dai liberali ai cattolici, dalla Destra Laica ai nazionalisti più spinti: come di è arrivati a una simile situazione?

Direi che si tratta del tentativo, da parte dei partiti più forti (in particolare i cristiano-democratici tedeschi) di moderare la posizione dei partiti euro-scettici, se non addirittura euro-fobici; dalla parte opposta, c’è il tentativo di contare di più all’interno di quella che, non dimentichiamo, è la federazione più grande del Parlamento Europeo e di spostarla su posizioni più di Destra, soprattutto sulla questione migratoria. Si tratta, possiamo dire, di un duplice tentativo: da un lato c’è il tentativo, o l’illusione, di recuperarli ad una visione non troppo ostile all’Europa, dall’altro c’è il desiderio, o l’illusione, di spostare l’asse di questa federazione su posizioni più favorevoli al controllo rigido dell’immigrazione.

Un ruolo importante lo gioca Manfred Weber, il capogruppo del Partito Popolare Europeo (che è però un esponente del partito alleato dei cristiano-democratici tedeschi, i cristiano-sociali bavaresi della CSU), che verrà probabilmente candidato alla Presidenza della Commissione Europea, se verrà ribadita la scelta fatta per le elezioni del 2014 dai principali partiti europei, di designare un proprio candidato con l’accordo implicito che avrebbero votato i candidati del partito che avrebbe ottenuto la percentuale più alta di voti (Jean-Claude Junker, che fa parte del PPE, ha ottenuto i voti dei popolari, dei socialisti e dei liberali): se questa decisione venisse confermata e, come è abbastanza probabile, il PPE dovesse risultare nuovamente primo partito, Weber dovrebbe essere eletto Presidente. Weber ha tutto l’interesse a tenere dentro il PPE partiti come FiDeSz di Viktor Orbán o lo Österreichische Volkspartei (ÖVP: Partito Popolare Austriaco) del giovane Cancelliere Sebastian Kurz, ovvero partiti che sono dichiaratamente euro-scettici e che hanno una posizione decisamente diversa da quella della maggioranza dei popolari europei e soprattutto del partito di Angela Merkel. D’altro canto, è anche vero che Weber tra i politici della CSU bavarese, storicamente alleata della CDU, è sempre stato quello più vicino e dialogante con la Merkel, molto di più del Ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer. La Merkel, dunque, lo sostiene come candidato alla Presidenza della Commissione e, in cambio, Weber sosterrà la coalizione del Governo tedesco e, in Europa, cercherà di smussare le posizioni più radicali della Destra del PPE. C’è, dunque, anche un gioco che riguarda l’ambizione personale di Weber e i rapporti all’interno della coalizione di Governo in Germania.

È una scommessa: se l’ingresso di queste forze nel PPE permette di evitare una ‘lega delle leghe’, come quella di cui hanno parlato Salvini ed Orbán durante il loro incontro a Milano, questo andrà a vantaggio delle posizioni europeiste; se, invece, questo vorrebbe dire un deciso spostamento a Destra su questioni come quella migratoria, il presso da pagare potrebbe essere troppo elevato.

Secondo Lei, è possibile conciliare le posizioni di Merkel o Junker con quelle di Orbán o Kurz?

Al momento sembrerebbe proprio di no. È anche vero, però, che anche in passato Orbán aveva avuto sempre abbastanza stretti con i popolari, ad esempio con Helmut Kohl, quindi esiste anche un terreno comune. Il punto di maggior dissenso sicuramente riguarda proprio l’Europa e quindi questa è veramente una scommessa. Bisogna vedere che cosa succederà ma all’interno delle federazioni del Parlamento Europeo ci sono posizioni anche molto diverse tra loro e questo non vale solo per i popolari ma anche per i liberali e democratici: i liberali tedeschi, ad esempio, da un po’ di tempo hanno preso posizioni sempre più euro-scettiche e, nonostante ciò, coesistono con gruppi dalla linea assolutamente europeista; non parliamo poi dei raggruppamenti euro-fobici, dove UK Indipendence Party (UKIP: Partito per l’Indipendenza del Ragno Unito), Movimento 5 Stelle (M5S) e Alternative für Deutschland (AfD: Alternativa per la Germania) sono accomunati da forti critiche all’Europa, però su altre questioni hanno posizioni molto diverse. L’eterogeneità, quindi, c’è anche negli altri gruppi: sono gruppi che hanno un tasso di coerenza ideologico non particolarmente elevato.

L’appello di Emmanuel Macron al PPE, perché scelga se stare con la Merkel o con Orbán, è un appello ad una scelta sulla linea da tenere nell’Unione Europea: come pensa che verrà accolto tale appello? È verosimile pensare che La République En Marche entri nel PPE?

Non è ancora chiaro quale sarà l’affiliazione del partito di Macron nel Parlamento Europeo. Il problema, però, è anche quello di essere il partito maggioritario all’interno del futuro Parlamento Europeo: una scelta molto netta, che escluda quei partiti, indebolirebbe il PPE. D’altro canto non mi sembra che, per ora, si possa parlare di un’eventuale adesione del partito di Macron alla federazione dei popolari: tutto sommato sembra più vicino ai liberali e democratici. Questo è un elemento che intorbida un po’ uno schema molto chiaro che sarebbe ‘partiti europeisti da una parte e partiti populisti ed euro-scettici dall’altra’: questa situazione preoccupa un po’ Macron che, naturalmente, cerca di intervenire.

Cosa porterebbe, negli equilibri interni al PPE, una eventuale espulsione dei gruppi che si posizionano sulla linea di Orbán? Cosa porterebbe alle prossime elezioni europee? Se invece nel PPE non dovesse cambiare nulla, quale potrebbe essere l’effetto in termini di risultato elettorale?

Prima di tutto, credo que questa eventuale scelta renderebbe più tesi i rapporti tra le CDU tedesca e la CSU bavarese e, quindi, comporterebbe dei problemi al livello di coalizione di Governo in Germania. Per quanto riguarda il risultato, è tutto da vedere perché, se si decidesse per una linea più esplicitamente europeista, questo potrebbe comportare una perdita di voti di cristiano-democratici e cristiano-sociali a favore di AfD, ad esempio. Io credo che sia importante aspettare il risultato delle elezioni in Baviera del prossimo mese: se ci fosse una decisiva avanzata di AfD a spese della CSU, allora penso che il processo di riposizionamento più a Destra dell’intero partito cristiano-democratico tedesco avrà un’accelerazione; se invece la CSU dovesse tenere, le preoccupazioni sarebbero minori e ci sarebbero più scenari aperti. Anche in quel caso, però, Seehofer potrebbe argomentare che la CSU ha tenuto proprio grazie alla presenza di quelle forze più di Destra all’interno dei popolari europei. In ogni caso bisogna aspettare il risultato delle elezioni bavaresi.

È possibile che Orbán e i gruppi che fanno riferimento a posizioni simili alle sue decidan autonomamente di lasciare il PPE per formare un nuovo gruppo parlamentare anti-europeista assieme alla Lega di Matteo Salvini e al Rassemblement National di Marine Le Pen?

Questa è un’opzione aperta. Attualmente esistono due possibili raggruppamenti: uno è quello di cui fa parte anche la Lega di Salvini con il Rassemblement National di Marine Le Pen, l’altro è quello della cosiddetta ‘democrazia diretta’ di cui fa parte, invece, il Movimento 5 Stelle. Questi due gruppi insieme, non fosse altro per l’effetto delle elezioni italiane, probabilmente saranno più forti nel prossimo Parlamento: è probabile che Lega e Movimento 5 Stelle si rafforzino ai danni del Partito Democratico e di Forza Italia. Io non penso che questi partiti possano arrivare a sostituire l’attuale maggioranza di fatto costituita da popolari, socialisti e liberali; è possibile però che arrivino a costituire una minoranza di blocco molto forte. Se popolari, socialisti e liberali non dovessero avere più i voti sufficienti per eleggere il Presidente della Commissione, il risultato potrebbe essere una sorta di stallo perché i partito filo-europei e i partiti anti-europei non sarebbero in grado di ottenere i voti sufficienti per riuscire a garantire l’approvazione anche di tutte quelle leggi che, ormai, possone essere approvate a maggioranza qualificata.

Salvini è più interessato a fare un suo gruppo della Destra anti-europeista o a entrare nel PPE per spostarne a Destra la politica? In tal caso, potrebbero esserci altri fuoriusciti dal PPE?

È molto difficile fare previsioni perché tutti i giochi sono aperti. Inoltre, il gioco degli ingressi e delle uscite dai gruppi del Parlamento Europeo è tale che spesso questi si rinnovano massicciamente. Per avere un’idea, nel 2014 il raggruppamento della ‘democrazia diretta’ aveva perso undici gruppi su tredici e, naturalmente, li ha sostituiti con altri. A nessuno conviene fare un gruppo da soli, perché i gruppi hanno una serie di vantaggi al livello di finanziamenti, di visibilità e così via.

Non si può d’altronde escludere un tentativo di ingresso nel PPE da parte di Salvini: è un disegno a cui tende, sul pino nazionale, anche Forza Italia, che ha interesse a cercare di rivitalizzare, se possibile, la vecchia alleanza di Centro-Destra e di farla valere a livello europeo; al momento, però, le posizioni sono molto distanti.

Tra l’altro, non si capisce bene neanche cosa farà il Movimento 5 Stelle. Non dimentichiamo che solo un anno fa c’era stato addirittura il tentativo di passare alla federazione dei liberali, approvata dalla base con la solita consultazione on-line ma rifiutato dai liberali europei a causa delle posizioni del movimento sull’Europa. Non si può escludere, quindi, che anche il Movimenti 5 Stelle faccia scelte molto diverse, anche perché il gruppo della ‘democrazia diretta’ di cui fa parte, che adesso è relativamente numeroso, sta per perdere i venti membri (su quarantacinque) dello UKIP britannico: il M5S probabilmente crescerà molto, compensando almeno in parte la perdita degli inglesi, e potrebbe essere tentato di rimanere in un gruppo di cui sarebbe in partito più importante; nello stesso gruppo, però, c’è anche Alternative für Deutschland che è un partito di Estrema Destra. Il Presidente della Camera italiana, Roberto Fico, ha dichiarato che Orbán è quanto di più lontano ci sia da lui, ma AfD è molto più a Destra del partito di Orbán. Mi sembra che i giochi siano ancora tutti aperti.

In caso di scissione del PPE, quali sarebbero i rapporti di forza tra il gruppo ‘filo-Macron’ e il gruppo ‘filo-Orbán’?

Non mi sembra uno scenario verosimile: la proposta di Macron verrà rimandata al mittente perché le elezioni europee sono importanti, ma la situazione interna dei singoli Paesi, in particolare per il Governo di Angela Merkel, è ancora più importante: una scissione del PPE provocherebbe molto probabilmente una spaccatura dell’attuale Governo di coalizione in Germania.

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