venerdì, Maggio 14

La Domus Aurea si rinnova Parliamo con Fedora Filippi del progetto per la protezione esterna dell’edificio romano

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La Domus Aurea fu costruita da Nerone per farne la sua reggia tra il 64 e il 68 d.C . Essa si estendeva, come ricorda Svetonio, dal Palatino all’EsquilinoFare rinascere tale complesso solo per la protezione esterna costerà 31 milioni di euro e si è fatto appello al contributo dei privati per il restauro e il consolidamento del complesso. E sarà incentivato anche dalla manovra ‘Art Bonus’ del Ministro Dario Franceschini che prevede un credito di imposta del 65%. ai donatori di fondi per il restauro di beni culturali di notevole interesse storico.

La Domus Aurea non è la prima iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, oltre che di Roma Capitale, che fa appello a fondi privati: Della Valle per il Colosseo ha stanziato 25 milioni di euro; Yuzo Yagi, mecenate giapponese, per la Piramide Cestia ne ha stanziati due; la stessa cifra la darà Fendi per la Fontana di Trevi, mentre Bulgari sponsorizzerà interventi sulla scalinata di Trinità dei Monti stanziando un milione e mezzo di euro. Cercare mecenati privati si fa sempre più pressante per lo Stato e il Comune di Roma a corto di fondi.

L’edificio della Domus Aurea è chiuso dal 2005 e per il suo restauro si sono già spesi 18 milioni di euro tra fondi della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, del commissariamento creato ad hoc e del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). Nel giro di 4 anni verrà smantellato il giardino che sorgeva sul Colle Oppio, spesso tre metri ed esteso per 16.000 metri quadrati, poggiante sulle volte della struttura antica della Domus e che fa da ‘coperta termica’ per gli affreschi, anche se le radici stesse, le infiltrazioni d’acqua e il peso del terrapieno li stanno danneggiando. Il giardino verrà sostituito con un sistema integrato di protezione più basso e meno spesso di quello attuale. Questo sistema è costituito da elementi sovrapposti l’un l’altro, con caratteristiche che assicurano la coibentazione, l’impermeabilizzazione e i drenaggi, e sarà unito ad un sistema di monitoraggio sulla situazione microclimatica dell’esterno e dell’interno del monumento stesso. Saranno inoltre previsti dei consolidamenti alle murature e il reintegro delle lacune alla struttura architettonica esterna e interna dell’edificio stesso. Saranno anche studiati dei percorsi che limitano i flussi dell’aria all’interno del complesso per preservare le pitture stesse ed evitare loro uno stress. Tutto il lavoro si può seguire sul blog http://archeoroma.beniculturali.it/cantieredomusaurea/.

La Domus Aurea è nota in tutto il mondo soprattutto per gli affreschi ricchi di piccoli eroti, di esseri ibridi e mostruosi, uccelli e quadrupedi, tralci di frutta ed essenze arboree, visti già nel Rinascimento e riprodotti da Raffaello, Michelangelo, Pinturicchio e Giovanni da Udine. Le sue grottesche, così vennero chiamate queste pitture, furonofonte di ispirazione per moltissimi artisti dal Cinquecento fino al Settecento, che ne riproposero l’iconografia e lo stile nei palazzi romani.

Abbiamo intervistato Fedora Filippiarcheologo direttore coordinatore per la Domus Aurea e l’area del centro storico di Roma, della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

 

Qual è l’importanza della Domus Aurea e come essa influì nelle decorazioni delle epoche successive, per esempio quelle del Cinquecento?

La Domus Aurea ha costituito un grande mezzo di comunicazione fra l’antichità e il Rinascimento, perché com’è noto i grandi artisti entravano nella Domus Aurea passando dal giardino sovrastante il complesso, calandosi in queste che loro chiamavano ‘grotte’, dalle quali derivò il termine grottesche. Essi disegnavano tutto quello che vedevano e lo osservavano bene da vicino perché le stanze erano piene di terra, quindi avevano un punto di vista privilegiato, molto vicino alle volte decorate. Noi possediamo i disegni che si sono eseguiti dal Rinascimento fino ancora nel Settecento, e che, una volta portati fuori, erano applicati e sperimentati nelle grandi opere di decorazione dei palazzi romani, compresi quelli del Vaticano. Questi nessi della decorazione e il loro chiamarsi grottesche entrarono nell’apparato decorativo dell’arte italiana rinascimentale, da dove sono poi passati in tutta la cultura figurativa europea e ancora oggi ne risentiamo gli influssi. La Domus Aurea, e non solo questa, ha avuto un ruolo molto significativo e questo costituisce uno dei tanti aspetti legati alla sua grande importanza.

In che consiste il progetto di adeguamento della struttura della Domus Aurea?

La Domus Aurea è un monumento enorme di 153 ambienti che si estende su 16.000 metri quadri. Essa è andata in crisi all’epoca di Traiano, quando l’imperatore vi costruì sopra le strutture delle Terme, che la resero ipogea. Da palazzo appoggiato sulle pendici del Colle Oppio, essa divenne un complesso sotterraneo con gallerie che furono costruite dallo stesso Traiano. Il problema della Domus Aurea, che dura da molto tempo, è legato al giardino che si trova al di sopra di essa e la sta danneggiando. Le radici sono entrate all’interno del monumento stesso, distruggendo le pitture; l’acqua penetra direttamente all’interno a causa delle lacune e delle lesioni che ci sono sulla superficie delle strutture. Il progetto consiste in questo: già da alcuni anni, come Soprintendenza, stiamo lavorando all’interno del monumento per consolidare l’architettura e mettere in sicurezza le pitture. Ora siamo arrivati ad un buon 70% di completamento delle opere e stiamo proseguendo; ci sono attualmente 13 imprese che lavorano in vari settori. Il progetto, che abbiamo studiato attraverso una lunga fase di sperimentazione, intende dare una risoluzione radicale al problema della conservazione del monumento, nel togliere il giardino che esiste attualmente e che è spesso tre metri e costituisce ormai una specie di coperta termica per il monumento. Questo spazio verde non si può asportare semplicemente, perché una volta tolto va sostituito con qualcos’altro che garantisca la stabilità termica all’interno del monumento, condizione ineludibile per mantenere il patrimonio decorativo antico. Abbiamo quindi studiato un progetto che consiste nel togliere il giardino attuale, operando in una situazione di protezione con dei capannoni sopra (perché appunto la struttura non può subire il sole estivo o le grandi piogge che ogni tanto arrivano su Roma), fino a mettere a nudo le strutture antiche superficiali esterne del monumento (la terrazza di Traiano o le stesse volte della Domus Aurea). Dobbiamo fare interventi di conservazione e di risanamento delle lacune che ci sono, e già questo è una prima opera di consolidamento. Poi sopra a tutto ciò posizionare quello che noi chiamiamo ‘sistema integrato di protezione’, che è costituito da una serie di elementi sovrapposti l’uno all’altro, con diverse caratteristiche, che assicurano la coibentazione, l’impermeabilizzazione e i drenaggi. Ci sono tre drenaggi, uno sopra l’altro, che servono ad evitare che l’acqua arrivi a contatto con il monumento, controllato da un sistema di monitoraggi che verificheranno la situazione microclimatica sia all’esterno, sia all’interno, di questo pacchetto. Al di sopra di questo pacchetto (che sarà molto più basso e meno spesso del giardino attuale, non più di un metro in altezza) vi sarà il nuovo giardino, che è stato studiato dal nostro ufficio con un disegno che mette in evidenza le linee degli impianti sia della Domus Aurea sia delle Terme, restituendo quindi alla godibilità un’area verde molto ben trattata, che però costituirà anche parte del sistema di protezione e dovrà essere gestito con molta cura e attenzione. Sarà un po’ come mettere un tetto sopra la casa, perché fino a quando non faremo quest’operazione, tutto il lavoro che facciamo dentro la Domus Aurea sarà destinato a perdersi e non sarà stato utile. L’intervento costa 2.000 euro a metro quadro, meno della ristrutturazione di una qualsiasi casa odierna, che va però moltiplicato per una superficie di 16.000 metri quadri. Abbiamo valutato con il nostro cronoprogramma che lo concluderemo, se avremo i fondi, in quattro anni.

Questo progetto prevede una partecipazione da parte dei privati. In che modo?

Durante la conferenza stampa il ministro Dario Franceschini ha cercato di porre l’attenzione sul decreto ‘Art Bonus’ che ha appena firmato, e grazie al quale ci sono dei forti sgravi fiscali a chi voglia fare opere di mecenatismo nei confronti dell’arte italiana o del patrimonio ad essa legato. In questo caso la Domus Aurea si pone come un monumento molto importante non solo per l’Italia, ma per tutto il mondo.

Voi parlate di realizzazione di un processo di confinamento degli spazi interni della Domus rispetto all’esterno. In che cosa consiste?

Oltre a questo pacchetto, ovvero il sistema di protezione esterno, noi stiamo lavorando all’interno per limitare i flussi di aria all’interno delle stanze dipinte. Stiamo quindi studiando dei percorsi che consentano ai visitatori di vedere il monumento, ma allo stesso tempo di proteggerlo all’interno con delle barriere, se così si possono chiamare, che non permettano all’aria di girare in modo forte. Attualmente il monumento è sottoposto anche al vento che penetra all’interno dagli accessi e crea degli stress alle pitture. È dunque un progetto di percorsi che deve tener conto dei flussi dell’aria all’interno del monumento.

Cosa è emerso dalle indagini archeologiche fatte per attuare poi il consolidamento generale del monumento?

Questo grande cantiere è per noi un laboratorio fantastico, in particolare per l’ambito archeologico, ma anche per lo studio dell’architettura del monumento. Noi stiamo rilevando e documentando tutto e ogni tanto abbiamo dei ritrovamenti (dei quali diamo anche conto sul nostro blog) di pavimenti o tracce di essi ancora esistenti all’interno del monumento, o di fasi cronologiche che stiamo analizzando perché la Domus presenta anche delle fasi architettoniche differenti. Questi risultati li stiamo raccogliendo e studiando, tanto che pensiamo di fare un convegno in ottobre presentando gli esiti di tutti questi anni di lavoro.

Si prevede di intervenire in modo sistematico sul soprasuolo della Domus, ossia il Giardino del Colle Oppio. In che modo?

Si interverrà realizzando questo giardino, che coinciderà con il monumento sottostante, e che ho già spiegato. Tutto ciò è necessario anche per motivi di sicurezza, oltre che per la conservazione del monumento.

Il 30 marzo 2010 ci sono stati danni provocati dal crollo del giardino sovrastante una galleria traianea della Domus Aurea. Cosa può essere fatto per evitare questo degrado del monumento?

Il crollo fu un punto di svolta, perché determinato dalla congiuntura tra il peso del giardino carico d’acqua che aveva fatto aumentare il peso che gravava sulle strutture antiche e il fatto che queste fossero prive dei rivestimenti di laterizi, asportati già in età antica e anche durante tutti i secoli in cui la Domus fu esplorata. I muri e le strutture verticali erano quindi troppo deboli per sostenere il peso del giardino. L’attività che noi stiamo facendo all’interno è di ripristinare l’architettura antica, rivestendo le lacune che oggi ci sono e quindi fortificando gli elementi verticali, ovvero le strutture su cui appoggiano le volte della Domus Aurea.

Quando prevedete una parziale riapertura della Domus Aurea?

Noi saremo molto felici di farlo presto, ma siamo anche molto condizionati dai lavori (è difficile infatti aprire un monumento mentre ci sono dentro tanti cantieri) e dalle situazioni climatiche (ancora abbiamo dei problemi quando piove molto e ci sono forti temporali che mettono in crisi il monumento). Noi speriamo da ottobre di poter fare alcune aperture contingentate, non alla Domus Aurea in toto, ma ai cantieri in opera nella stessa. Sarà una cosa che durerà solo per alcuni periodi, perché poi i lavori devono proseguire e non possiamo tenere aperto il monumento per serie ragioni di sicurezza durante gli interventi. Naturalmente ci siamo sforzati tantissimo di raccontare tutto quello che facciamo attraverso il nostro blog consultabile on-line che si chiama ‘Il cantiere della Domus Aurea’ e che racconta giorno per giorno i lavori in corso all’interno. Esso è disponibile sia in italiano, sia in inglese.

La Domus Aurea è entrata ‘in conflitto architettonico’ al momento della costruzione delle Terme di Traiano. Nel vostro progetto volete cercare il punto di integrazione fra archeologia e restauro al fine di eliminare tale conflitto e far dialogare i due organismi architettonici. In che modo?

Non è forse esattamente così, ormai c’è questo conflitto: la storia è progredita e non si può ovviamente tornare indietro, quindi il problema più difficile da risolvere è di far capire ad un pubblico non specialistico il rapporto tra questi due monumenti all’interno, perché la Domus Aurea era un grande padiglione in un parco aperto sulla valle del Colosseo e sul Colle Oppio. Oggi invece è chiuso e buio, perché le costruzioni di Traiano l’hanno completamente chiusa: è molto difficile percepire quello che era l’effetto della luce che entrava all’interno del monumento, in origine tutto ricoperto di marmi colorati. Questo aspetto sarà ovviamente molto curato, perché cercheremo anche attraverso i mezzi moderni, di poter raccontare al visitatore come era percepita anche l’architettura, il gioco di luci e tutto ciò che riguarda la concezione architettonica neroniana.

Altre parti di Roma, come per esempio il Mausoleo di Augusto e la piazza annessa, sono oggetto di restauro consolidativo. Ci può parlare anche di queste realtà nel quadro urbanistico del centro città?

Io posso dire che siccome sono tantissimi anni che mi occupo di archeologia urbana, ho sempre ragionato su quale fosse il punto di incontro tra la città che vive e la memoria che dobbiamo percepire e conservare attraverso i resti archeologici. Naturalmente questo tema è fortissimo in una città come Roma, complessa dal punto di vista urbanistico, della sua vivibilità e che non ha soltanto la fase romana antica, ma tutte le altre fasi storiche sono ugualmente importanti. È un palinsesto di memoria che viene percepito dal mondo intero, quando le persone vengono a Roma. Il tema di come trattare e inserire questi monumenti all’interno della città rappresenta uno dei temi più difficili ed affascinanti. Io spero che anche per il Mausoleo di Augusto si trovi una soluzione, che sono sicura alla fine sarà individuata. Tutto il dibattito sull’area centrale della città è complesso e tantissime voci parteciperanno a questa questione, per cui speriamo che si trovi una soluzione condivisa. Certamente la Domus Aurea appartiene al compendio dell’area centrale, sia dal punto di vista geografico, sia da quello legato proprio al Palazzo di Nerone, esteso dal Palatino fino al Colle Oppio. Bisognerà dunque tener conto anche di tutti questi aspetti.

 

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