giovedì, Ottobre 21

La divisione di El Salvador

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El Salvador Sanchez Ceren

Si era detto che il ballottaggio in El Salvador avrebbe presentato molte incognite, ma praticamente nessuno avrebbe potuto prevedere la situazione uscita dalle urne nella notte tra domenica e lunedì. Il candidato del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional, l’attuale Vicepresidente Salvador Sánchez Cerén, che alla prima tornata aveva mancato di poco l’elezione immediata, si è affermato con uno scarto di poche migliaia di voti, ottenendo il 50,11%. L’astensione si è mantenuta alta, con quasi due milioni di voti mancanti, ma ciò che colpisce è il fatto che gli elettori dell’ex Presidente Elías Antonio Saca si siano evidentemente schierati con ARENA, permettendo un risultato di quasi parità. Quest’ultimo partito, che sosteneva come candidato l’ex sindaco della capitale San Salvador, Norman Quijano, non ha esitato a denunciare manipolazioni del voto e ad esigere il riconteggio delle schede, cosa che il Tribunale Supremo Elettorale sta effettivamente svolgendo in queste ore. Per capire meglio la situazione, abbiamo contattato il politologo salvadoregno, dott. Napoleón Campos.

 

Dottor Campos, com’è la situazione?

Guardi, qui in El Salvador, a metà pomeriggio il Tribunale Supremo Elettorale ha comunicato che inizierà la revisione del risultato elettorale scheda per scheda. La verità è che avevamo previsto, con alcune inchieste che non hanno potuto essere pubblicato, che ARENA stava avanzando abbastanza nelle ultime settimane e credo che lo scenario attuale rifletta, per come la vedo, la divisione del Paese, la sua frammentazione… L’importante senso istituzionale del Salvador, che forse non è così forte in Guatemala, Nicaragua, Honduras, sta venendo ora messa alla prova con le autorità elettorali. Credo che nessuno si aspettasse questa divisione: ora i due partiti vanno a lottare voto su voto. Credo ci sia una sorpresa generale su come ARENA sia riuscita a recuperare in così poco tempo quasi mezzo milione di voti.

In effetti, al primo voto Sánchez sembrava poter vincere facilmente. A poche ore dal voto, che dinamiche hanno portato ad un risultato così particolare?

Credo che sia stato scritto ieri in ‘El Salvador’ di un comportamento nuovo dell’elettorato. Questo benché si tratti di un caso isolato: solo nel 1994, cioè vent’anni fa, abbiamo avuto una seconda tornata, proprio alle prime elezioni a cui partecipò il FMLN come partito politico, dopo la firma degli accordi di pace. Ma non abbiamo altri precedenti. In relazione al risultato della prima tornata, nessuna delle inchieste pubblicate aveva predetto un simile risultato: credo che ciò abbia creato una crisi di credibilità. Tutti davano un vantaggio di 4 punti, 10 punti, 12 punti all’FMLN ed i risultati sono altri. Io credo che abbiano concorso vari fattori. Credo che ARENA abbia individuato e compreso chiaramente che chi si era assentato il 2 febbraio erano i suoi elettori e il fatto che ogni militante si sia proposto di portare alle urne dieci persone che non vi si erano recate alla prima tornata abbia dato i suoi risultati. D’altro lato, ed è molto importante, rimaneva fuori dalle scene GANA-Unidad, guidata di Toni Saca, che ha ottenuto nella prima tornata 300.000 voti. Credo che ieri sia stato dimostrato che la grande maggioranza di chi ha votato Saca fosse di destra e, perciò, si sia allineato votando ARENA. In terzo luogo, credo che il risultato sia dovuto ad una serie di errori da parte dell’FMLN e del Presidente della Repubblica. Credo che la cittadinanza li abbia presi molto male. C’è stato un eccesso di confronto da parte del Presidente contro il partito ARENA, un eccesso di riscaldamento degli animi con persone concrete di ARENA. Ciò ha creato una grinza in parte dell’elettorato, che si è rivolto ad ARENA con questo pareggio. Non so se ha già visto il voto per dipartimenti.

No, purtroppo ancora no. Cosa ne emerge?

È molto sorprendente. Stavo controllando con dei colleghi dell’Unione Europea presenti in El Salvador i dati preliminari. Per esempio, ARENA ha recuperato San Salvador con un vantaggio di 20.000 voti. ARENA ha vinto a La Libertad, l’area metropolitana congiunta a San Salvador, ma ha perso a oriente: è molto interessante che abbia perso ancora San Miguel, la terza città per importanza del Paese. La grande domanda è quindi: come è successa questa frammentazione, divisione, in un Paese dove impera e governa la comprensione? Non voglio utilizzare la parola ‘riconciliazione’, perché la ritengo molto lontana. Io non sono sicuro che il conteggio finale vada a dare la vittoria a FMLN o a ARENA, comunque sempre per molti pochi voti: ma la grande domanda è come far uscire il Paese da questa profonda divisione, che si manifesta nelle strade, nelle reti sociali, nei mezzi di comunicazione… Come passare dalla divisione, dalla frammentazione, ad una comprensione nazionale? Io sono abbastanza scettico, perché questo non è il Paese che volevamo nonostante il Paese abbia, appunto, un minimo senso istituzionale… Mi creda, questo non è il Paese che ventidue anni fa credevamo potesse essere, dopo la firma degli accordi di pace. È molto poca la capacità politica in El Salvador per favorire questa comprensione. Cinque anni fa, quando divenne Presidente Mauricio Funes, vinse per 68.000 voti. Supponga che ora vinca l’FMLN: lo farebbe con 6.000, 5.000 voti. Il Paese si mantiene così, diviso, nonostante l’alternanza a sinistra. In questo senso, alcuni di noi hanno dubbi. Ora che l’FMLN ha terminato questo mandato, abbiamo dubbi su come andrà gestita soprattutto la politica estera del Paese, se vi sarà un maggior avvicinamento al Venezuela, coi problemi che sta avendo il Venezuela…

La fermo un attimo per rimanere sul voto. Lei ha parlato di senso istituzionale, io aggiungerei che ARENA ha denunciato frodi, che si è avuta un’astensione di quasi 2 milioni di voti. Per fare una domanda estrema, è possibile una situazione come quella dell’Honduras?

La divisione già c’è: il Paese è diviso e continua ad essere diviso. In questo senso, questi cinque anni hanno dimostrato l’assenza di possibilità che il Presidente si ponesse al fronte di un piano nazionale. Perciò, credo che il pronostico dato dal voto di ieri sia che El Salvador rimarrà per molto altro tempo un Paese diviso. In questo senso, credo che di ciò siano egualmente responsabili politici di destra come di sinistra. ARENA sta pagando i suoi errori storici, sta pagando i casi di corruzione: almeno un Presidente della Repubblica, Francisco Flores, vi è coinvolto con un milione di dollari donati da Taiwan. ARENA sta pagando i suoi errori storici con questo voto. La domanda è, quindi: come far sì che il Paese non perda? È il punto fondamentale, perché ci sono temi che di sicuro non sono stati dibattuti con alcun livello di profondità e che sono problemi reali del Paese, peraltro estesi a tutta l’America Centrale: il problema della sicurezza, il problema del crimine organizzato che colpisce i più poveri (soprattutto coi temi delle pandillas, delle maras), il decollo economico… Nello specifico, El Salvador si è posto in coda della crescita economica dell’America Centrale: Guatemala, Nicaragua, Honduras stanno crescendo al 3-4%, Panama al 7-8%, mentre El Salvador sta crescendo all’1,5, 1,8, 1,3%… Perciò sono problemi che richiedono la comprensione e che non sono stati trattati in questa campagna presidenziale. Torniamo sempre all’aspetto del senso istituzionale: perché il Paese non crolla? Perché ha questo minimo di senso istituzionale. Ora il senso istituzionale elettorale deve rispondere con trasparenza e credibilità perché da qui a fra due-tre giorni rimaniamo tutti tranquilli, perché se anche si vince con la differenza di un voto, questa differenza bisogna rispettarla.

Le chiederei quindi, qualora il risultato attuale venga confermato, cosa vuole fare l’FMLN negli ambiti da lei citati, e cosa può effettivamente fare dato il voto? Anche per questo le chiedevo dell’Honduras: un conflitto istituzionale renderebbe tutto più complesso.

Guardi, il Presidente Funes, a sei mesi dall’assunzione del mandato, lanciò un piano quinquennale di sviluppo. Ad ora, non abbiamo un raffronto su successi e insuccessi relativi. Tuttavia, fu presentato come un piano di riferimento per indicare dove portare il Paese. La scorsa settimana, il candidato presidenziale dell’FMLN ha detto che, se avesse vinto, avrebbe formato un piano per la nazione. Ma, probabilmente, l’ha detto perché non aveva nulla e ha voluto offrire qualcosa, per conquistare gli ultimi voti. Così, credo che ce la faremo se riusciremo a risolvere le questioni che abbiamo, perché in questo momento non le posso garantire, per di più con una vittoria così stretta, dove porterà il Paese l’FMLN se vincerà nuovamente la Presidenza della Repubblica. Ci sono timori, che hanno un qualche grado di fondamento. Perché gli affari del petrolio venezuelano sono reali in El Salvador: solo stando qui è possibile vedere che tutto ciò che è questo schema di cooperazione, l’ALBA, è davvero sempre più presente, gestendo affari milionari.

Per esempio?

Alimenti, acquisto di terra, produzione. Stanno parlando di progetti di investimenti energetici: petrolio, benzina e derivati. Stanno comprando una linea aerea che circolerà in tutta l’America Latina, compreso El Salvador. Ancora non sappiamo davvero quanti tentacoli abbia questo polipo, ma di sicuro si tratta di un grande conglomerato di imprese. Tutto ciò non è ancora molto chiaro. Le do un’opinione molto personale: credo che, coi risultati attuali, se l’FMLN avrà vinto – seppur con pochi voti – bisognerà richiamarne la dirigenza ad avere molta prudenza nelle decisioni che prenderà in tutti i campi menzionati: delinquenza, crescita economica, impiego… E le dico perché. In primo luogo, perché l’altra metà degli elettori non ha votato per loro. Ma, in secondo luogo, perché il margine di credibilità e di fiducia sarà molto esiguo. Lei si ricorderà che si parla sempre dei primi cento giorni: è qualcosa molto comune nella politica internazionale, aspettare i primi cento giorni di Governo. Io non credo che, chiunque vinca, avrà cento giorni di luna di miele. Credo che sia obbligato a prendere decisioni forti e di beneficio reale per guadagnare in credibilità. Perché, vinca chi vinca queste elezioni, soprattutto se è l’FMLN, non avrà molto margine di fiducia e credibilità e non credo che la gente avrà molta pazienza. Non credo ci saranno cento giorni di luna di miele, bensì un periodo più breve. Il loro slogan è stato ‘continuiamo coi buoni cambiamenti’: a loro giudizio, sono state fatte bene alcune cose e bisogna approfondire, e per questo hanno ottenuto cinque anni in più. Sono state le idee motore della loro campagna, ma, tuttavia, non avranno molto margine di fiducia e credibilità e la popolazione ed il partito che ha perso non daranno loro molto margine, né molto tempo. Perciò, dovranno prendere decisioni rapide ed efficaci, che abbiano un vero impatto nel benessere della popolazione. Perciò è un enigma: non hanno presentato nessuno, neanche come parte del Gabinetto. Noi siamo un Paese piccolo, ci conosciamo tutti. Finora, io non so chi sarà il Ministro degli Affari Esteri, il Ministro dell’Economia, il Ministro delle Finanze… Non lo sappiamo! Finora non hanno presentato quadri e, siccome ci conosciamo tutti, c’è un grande interrogativo. Spero che venerdì, o giovedì, quando si saprà il vincitore definitiva, possiamo finalmente conoscere i nomi perché il I giugno il Governo entra in carica. E c’è un altro tema, e con questo termino in quest’ambito: il tema della corruzione. Credo che non ci sarà molto tempo. Già parte di quel che è stato il fulcro della campagna elettorale è consistito nelle denunce lanciate al Presidente contro certi politici di ARENA ed anche il Presidente ha già ricevuto denunce, tra cui una di diffamazione per cento milioni di dollari, da parte di un venezuelano di Miami, già consigliere di ARENA. Come vede, l’ambiente è carico di attriti: perciò, i margini di credibilità per chi vincerà non saranno larghi. C’è molta ansia raccolta e, così, l’esigenza di risultati effettivi sarà rapida. Anch’io credo che andiamo molto male, che si siano persi cinque anni e non si sia potuto combattere con efficacia il crimine organizzato, le maras, così come non è stato possibile generare i posti di lavoro promessi. Il Paese continua a dipendere in eccesso dalle rimesse dall’estero. Insomma, il panorama non è certo molto lusinghiero e perciò tanto più rapido dovrà essere il nuovo Governo a mostrare risultati ed a prendere decisioni efficaci per dare benefici al Paese.

Approfitto del fatto che ha citato il Venezuela per introdurre il tema della politica estera. Le chiedo quindi come continuerà l’integrazione regionale, sia considerando l’attuale situazione del Paese, sia proprio per la menzionata influenza venezuelana – soprattutto con l’attuale situazione di Caracas.

Le voglio dare un’idea più generale: tenga presente che si stanno rinnovando quattro Presidenze centroamericane: Honduras, che ha un nuovo Presidente da gennaio, Costa Rica, e lei sa che è un fatto che Solís sia già il prossimo Presidente, El Salvador ed anche Panama, che ha elezioni a maggio. Ciò significa che, di qui a luglio, gli otto Paesi che formano il Sistema di Integrazione Centroamericano, il SICA, avranno quattro nuovi volti, quattro nuove leadership. Questo mi pare positivo, perché l’integrazione stava attraversando un momento molto complicato, tanto su temi politici, come su temi economici. Io sono molto preoccupato perché questa rottura delle relazioni diplomatiche fra Venezuela e Panama influirà senza dubbio il SICA, per una ragione importante: se vince il FMLN e l’FMLN si accosta sempre più al Venezuela, si generano due forti lealtà nel SICA rispetto al Venezuela e questo può dare problemi al SICA. È chiaro che il Nicaragua è molto più importante lo schema ALBA che quello centroamericano, ed il fatto che Panama, membro del SICA, abbia questo problema bilaterale col Venezuela può essere un fattore di divisione interno all’integrazione del SICA. Tuttavia, è chiaro che il SICA stia passando attraverso buone possibilità: credo che l’Accordo di Associazione con l’UE sia una eccellente opportunità, anche commerciale: già ora l’America Centrale sta esportando nel mercato dell’UE prodotti importanti senza dazi. Il caso più importante è l’esportazione di zucchero di canna da zucchero. In qualche modo, ciò permette una distensione e dà ossigeno, perché lo zucchero è uno dei prodotti che non formano parte del mercato comune centroamericano, perché tutti produciamo zucchero! Perciò è positiva la quota che sta portando il pilastro commerciale dell’Accordo di Associazione. Ma entriamo ora nella parte specifica. Io credo che l’FMLN, se vince, agirà con molta attenzione dopo ciò che è successo stanotte. Se vince con questo margine così ristretto, terrà d’occhio molto attentamente la politica estera. Cosa voglio dire con ciò? Per gli Stati Uniti, nonostante le promesse di collaborazione a prescindere da vincitore, lei sa che le ferite lasciate dalla Guerra Fredda non li fanno applaudire il fatto che un ex guerrigliero giunga alla Presidenza di un Paese come El Salvador. Così come continua ad essere scomodo il rapporto con il Governo di Daniel Ortega in Nicaragua. In questo senso, quindi, l’FMLN curerà con molta attenzione la politica estera. Non sono sicuro che, in relazione all’elezione di domenica, si sentano di avere abbastanza margine per avvicinarci ulteriormente al Venezuela, a cui già siamo molto prossimi. Chissà che non possa essere un beneficio per il Paese: perché il Paese non è fatto per allineamenti e confronti. Speriamo che l’FMLN risolva presto questo enigma: che annunci una politica di amicizia piena con gli Stati Uniti, che rinnovi i suoi impegni con l’UE… non si è detto nulla sull’integrazione regionale, spererei in un messaggio chiaro per il rafforzamento dell’America Centrale. Insomma, ci sono molti elementi che, in materia di politica estera, ci dà preoccupazioni perché l’FMLN dia segnali chiari: credo importante sapere, se vinceranno, chi nomineranno per l’Ambasciata più importante di noi, quella di Washington – per gli accordi commerciali, per i 2 milioni e mezzo di salvadoregni negli Stati Uniti, per il tema della riforma migratoria che non è ancora stata approvata nella Camera dei Rappresentanti, perché anche negli USA a novembre vi saranno le elezioni, etc. etc. Qualora vincesse ARENA, credo che le cose sarebbero molto più chiare: gli USA hanno sempre mostrato una grande vicinanza soprattutto con Governi repubblicani, del partito ARENA. Credo che i Governi di ARENA siano molto inclini a sollecitare l’integrazione regionale e qui si romperebbe unicamente la relazione col Venezuela, perché credo che ARENA, senza dubbio, appoggerebbe Panama nella contesa col Venezuela.

Lei ha citato molti aspetti della relazione con gli Stati Uniti. Che importanza hanno, inoltre, i Fondi del Congresso Statunitense (FOMILENIO) e la legge del Partenariato Pubblico-Privato, su cui Washington sembra insistere molto.

Le dico una cosa curiosa: il tema dei Fondi del Millennio, un investimento molto importante – parliamo di più di 400 milioni di dollari – curiosamente il problema di questo fondo sia non tanto politico quanto di senso istituzionale. Qui sì, credo, se vincesse l’FMLN, abbiamo un tema molto rilevante da tenere d’occhio. Lei sa che si è avuto un evento importante nella Corte Costituzionale, nella Corte Suprema di Giustizia: credo che, per la prima volta nella storia di El Salvador, si sia potuta formare una Corte Costituzionale indipendente e, inoltre, formata da magistrati addestrati ed esperti di costituzionalismo. Lei è italiano, il suo Paese ha un’enorme tradizione di diritto: comprenderà cosa significa tutto ciò per un Paese piccolo come El Salvador, finora privo di questo aspetto istituzionale. Perciò, in realtà, dove El Salvador non ha rispettato i parametri per l’autorizzazione di questi fondi è stato nel rispetto dello stato di diritto, dell’indipendenza giudiziaria. Il Presidente Funes ha continuamente avuto da ridire, ostacolando i lavori della Corte Costituzionale. Il Presidente dell’Assemblea Legislativa, anch’egli dell’FMLN, si è pure lui confrontato con la Corte, minacciando persino di boicottarne l’operato, saremmo finiti al 2017. Di fatto, buona parte della riforma politica raggiunta negli ultimi mesi è venuta da sentenze importanti della Corte Costituzionale, che ha contribuito ad un miglior sviluppo elettorale e che, di fatto, ora, passate queste elezioni, ha nuovi regolamenti emanati da varie sentenze, da armonizzare e su cui l’Assemblea Legislativa dovrà produrre leggi relative – anche per garantire in futuro che vi siano candidati indipendenti alla Presidenza della Repubblica, che vi siano consigli municipali dalla rappresentanza plurale. Ora, in El Salvador, chi vince un municipio, un comune, è solo un partito: non abbiamo una rappresentanza proporzionale, plurale di tutti coloro che partecipano in un comune. È stato su questi temi che si sono complicati i rapporti con gli USA negli ultimi mesi, anche con aspetti sgradevoli. Abbiamo dovuto giungere a queste elezioni senza sapere se il secondo pacchetto di aiuti di FOMILENIO II verrà stanziato. Perciò, spererei che anche in quest’ambito, chi vincerà dichiari il proprio assoluto rispetto per l’indipendenza giudiziaria, per la divisione dei poteri ed alle sentenze della Corte: ci sono processi aperti su cui la Corte deve pronunciarsi. Se ci sono segnali positivi del nuovo Governo su questi temi, di sicuro aiuterà il tema dei fondi FOMILENIO ed anche la legge sul Partenariato Pubblico-Privato, perché si creerebbe uno scenario di fiducia, in questo momento perso. Se lei ricorda bene, il primo fondo, FOMILENIO I si ottenne, ma non con questo Governo, bensì con quello precedente: è un’eredità, mentre per i nuovi fondi si sta trattando da tre anni. Perciò, credo che negli USA stiano aspettando di vedere cosa succederà in queste elezioni per autorizzare i fondi – sempre che vengano rispettati, insisto, il senso istituzionale democratico, la separazione dei poteri e l’indipendenza dell’organo giudiziario.

Le farei, infine, un’ultima domanda, anche se, in parte, mi ha già risposto. Cosa succederà, in ambito regionale, riguardo alla contesa dell’Isla Conejo con l’Honduras? In autunno sembrava che i toni fossero alti in funzione elettorale, ma ora, anche se le elezioni sono passate, l’attuale situazione di El Salvador sembra invitare anche qui alla prudenza. È così?

Già la settimana passata, sulle reti sociali, ho criticato la passività con cui il Governo ha affrontato il tema di Isla Conejo. Sono molto critico sulla gestione del processo: ho fatto un’analisi molto approfondita e ritengo che non avremmo dovuto ricorrere a L’Aia. Nel momento in cui abbiamo fatto ricorso, il Paese era in guerra civile e l’Honduras era occupata militarmente negli Stati Uniti negli anni Ottanta. L’Honduras ha sempre avuto un vantaggio rispetto a noi: negli anni Cinquanta, vinsero una contesa col Nicaragua sulla delimitazione frontaliera del Fiume Patuca. Era già una vittoria davanti a L’Aia. Noi abbiamo fatto un errore, cadendo nella trappola di presentarci davanti alla Corte Internazionale di Giustizia quando il Paese non era in alcun modo preparato a sostenere un processo del genere. E, perciò, perse. Non so se conosce la sentenza de L’Aia.

No, spieghi pure.

C’è un capitolo molto interessante, dove El Salvador chiese alla Corte che stabilisse la sovranità per tutte le isole del Golfo di Fonseca. Curiosamente, la Corte accettò questa richiesta e Honduras la rifiutò. Ma, all’emissione della sentenza, la Corte stabilì solo la sovranità delle tre isole più grandi, che non erano parte della contesa: Tigre era di Honduras, Meanguera e Meanguerita del Salvador. Non stabilì, quindi, sovranità su Isla Conejo ed El Salvador lasciò passare. Con le conseguenze che viviamo ora. Perché? Perché entrambe le parti sostengono di avere prove per rivendicare l’appartenenza, ma chi la sta occupando di fatto è l’Honduras. E l’attuale Presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández, è andato a Isla Conejo per la propria campagna elettorale. È un tema che va risolto, chiaro, con metodi civili. Io non vedo altro percorso che tornare a L’Aia e chiedere alla Corte che riapra questo punto della sentenza e le si chieda di stabilire la sovranità di Isla Conejo con metodi che si convengano a due Stati rispettosi del diritto internazionali, presentando prove storiche. Il problema è che stiamo lasciando che il tema ci sfugga, ed è un tema su cui il Governo non ha fatto assolutamente nulla, passando così al Governo seguente. Nonostante sulle reti sociali io abbia chiesto ai due candidati di FMLN e ARENA qual era la loro offerta elettorale riguardo a Isla Conejo, di dire ognuno come intendeva occuparsi dell’argomento, nessuno ha voluto toccare questo tema in campagna elettorale. Pertanto, è un tema su cui dobbiamo sapere qualcosa ed io stesso, personalmente, lo chiederò a chi otterrà la Presidenza della Repubblica. E voglio chiedergli che, in un tempo inferiore a cento giorni, ci spieghi cosa intende fare per Isla Conejo perché è un tema molto serio, che, come quello tra Nicaragua e Costarica, influenza l’integrazione regionale.

Bene, non ho altre domande. La ringrazio per il suo tempo e le sue risposte esaustive.

La ringrazio anch’io e vorrei avvertirla che mi è appena arrivata l’informazione secondo cui il magistrato del Tribunale Supremo Elettorale Fernando Argüello comunica che lo scrutinio finale inizia oggi [lunedì, ndr] alle otto di sera e che potrà richiedere tra i tre e i quattro giorni.

 

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