sabato, Aprile 10

La Divina Commedia nelle tavole dello Zuccari, artista del ‘500 Mostra on line ‘A riveder le stelle’, sul sito della Galleria degli Uffizi. Schmidt: ”E’ la prima imponente opera illustrativa della Commedia”. Valanga di eventi nel settecentenario della morte del Sommo Poeta

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A Federico Zuccari, artista che nella seconda metà del ‘500 ha dato una forte impronta alla corrente del manierismo, si deve la prima grande opera illustrativa della Divina Commedia, assai prima di quanto avvenuto  dall’800 in poi, quando grandi disegnatori – uno su tutti: Gustave Dorè– si misurarono con il capolavoro dantesco. Lo Zuccari si dedicò all’impresa tra il 1586 e il 1588, durante il  suo soggiorno in Spagna, dove si trovava alla corte di Re Filippo II. Ma era stato durante i suoi anni   trascorsi a Firenze, che il giovane artista nativo di S.Angelo in Vado (Ducato di Urbino) aveva respirato il mito di Dante, del quale la città da anni rivendicava le spoglie (addirittura il loro  trasferimento era stato concesso su supplica di Michelangelo, nel 1519 dal papa Mediceo Leone X, ma non si era potuto realizzare perché i frati francescani, che consideravano Dante uno di loro, le avevano nascoste).

Nella città del Fiore il giovane Zuccari vi era arrivato da Venezia per frequentare l’Accademia delle Arti e del Disegno (fondata da Michelangelo) nella quale era stato ammesso nell’ottobre del ’65.  E’ qui che alloggiò nella casa di Andrea del Sarto, Maestro di grandi artisti come il Pontormo e il Rosso Fiorentino, ed è qui, nel clima di grande fervore creativo che caratterizzava la vita della città, che l’allora 26enne Zuccari, perfezionò la sua formazione artistica. Va detto che il suo talento era stato  scoperto quasi per caso dal fratello maggiore Matteo, che aveva messo su a Roma una bottega d’artista, e presso il quale il padre lo aveva condotto per avviarlo agli studi di giurisprudenza.

Ebbene, questa raccolta di disegni, frutto della sua maturità artistica ( aveva ’47 anni quando li realizzò), sono raccolti ora in una Mostra visibile solo sul web, dal titolo, un po’ abusato in questi giorni, ‘A riveder le stelle’. Inaugurando questa Mostra con un tempismo straordinario, il  1 gennaio scorso,  il Direttore della Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt, ha voluto far coincidere  l’evento con l’anno dedicato al  Settecentenario dalla morte del Sommo Poeta “rendendo disponibile a tutti questa straordinaria raccolta di arte grafica ( il sito è www.uffizi.it).  Il percorso illustrato dallo Zuccari”  –  racconta  il Direttore – “si dipana dalla selva oscura in cui Dante smarrisce la ‘diritta via’ fino alle alte sfere del Paradiso, in un complesso gioco di rimandi tra parole e immagini. I fogli erano anticamente rilegati in un volume: aprendolo, all’illustrazione sulla pagina destra corrispondeva, a sinistra, la trascrizione dei versi del poema e un breve commento dello stesso artista. Anche questi testi sono inclusi nella mostra virtuale ordinata da Donatella Fratini, curatrice dei disegni dal Cinquecento al Settecento degli Uffizi” .

Sempre Schmidt precisa che tutte le illustrazioni della Commedia dello Zuccari sono state digitalizzate in alta definizione e organizzate in un percorso a tappe che permette di ammirarle per la prima volta nella loro interezza ed in ogni dettaglio.

Dunque Firenze, attraverso la Galleria degli Uffizi,  si pone in prima linea, e non con operazioni scontate o di basso profilo, nel quadro delle celebrazioni  dantesche portando alla luce una collezione fino ad oggi conservata con grande cura nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampa della Galleria, nota solo ad alcuni studiosi, ma non al grande pubblico. L’intera raccolta era entrata a far parte della collezione degli Uffizi nel 1738,  grazie alla donazione di Anna Maria Luisa de’ Medici, Elettrice Palatina, l’ultima della celebre dinastia, alla quale Firenze ed il mondo  devono il salvataggio dell’immenso patrimonio artistico accumulato nei secoli,  con un atto in cui è scritto che “Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose… della successione del Serenissimo Gran Duca, affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri. “ Guardava proprio alle future fortune di Firenze  questa  straordinaria e coraggiosa donna, cui la città  sarà per sempre riconoscente e mai abbastanza  debitrice!  

La raccolta di queste tavole è stata esposta al pubblico parzialmente soltanto in due occasioni: nella grande mostra dantesca tenuta a Firenze in Palazzo Medici-Riccardi nel 1865 (nel 500° anniversario della nascita del Poeta) e alla Casa di Dante in Abruzzo nel 1993. Come tutte le opere su carta – nota Schmidt “questi disegni sono normalmente custoditi in ambienti protetti, termoregolati, senza luce e possono (salvo limitate esigenze di studio) essere esposti solo ogni cinque anni. Anche da qui deriva la scelta degli Uffizi di digitalizzare, rendendo disponibile a tutti, questo consistente nucleo di fogli fisicamente fragile e per sua natura non adatto ad esser consultato regolarmente.”

C’è da augurarsi che la Mostra, visitabile on line, possa aiutare i fruitori a conoscere meglio l’arte dello Zuccari, un  artista giramondo, figlio d’arte (suo padre  era il pittore Ottaviano de Zucharellis, poi Zuccari, del fratello Matteo si è già detto), che ha disseminato affreschi, decorazioni, e tavole  nelle Chiese e nei palazzi di mezza Italia e anche all’estero: a Venezia,  a Palazzo Grimani e nella Chiesa di San Francesco della Vigna, a Roma nella Chiesa di Trinità dei Monti a San Marcello al Corso, e nella Cappella Paolina in Vaticano, a Bruxelles, in Inghilterra, a Orvieto (nel Duomo), e a Firenze dove proseguì e completò ( 1579) all’interno della Cupola del Duomo, l’opera del Vasari, raffigurando un Giudizio Universale un po’ strano, dove spicca l’enorme scena dell’ Inferno, che non piacque ai fiorentini, tanto da volere demolire o imbiancare le oscenità delle scene  infernali, i lussuriosi sodomizzati dalle lance infuocate dei diavoli o la figura della peccatrice che si attacca ai genitali di un altro dannato. Ma l’oscenità maggiore secondo il popolo di Firenze consisteva nel fatto che un marchigiano strafottente oltraggiasse la purezza delle linee architettoniche della cupola del Brunelleschi.

In anni recenti gli affreschi di questo artista (pittore, scrittore, narratore), sono stati restaurati, restituendo ad essi la loro forza espressiva, lo spirito di libertà insito nella sua opera, dimostrando il valore tutt’altro che mediocre, come si è a lungo pensato, dello Zuccari.    

Le tavole della Divina Commedia furono realizzate nel periodo durante il quale (dal 1585 al 1588) fu pittore alla corte di Re Filippo II. Ora, si ritiene che questi 88 disegni saranno utili per comprendere  il suo modo di interpretare e raffigurare la Commedia, ovvero l’effetto che essa ebbe su di lui, e sulle persone che avevano avuto la fortuna di leggere almeno parti dell’opera, copiate e trascritte a mano più volte.

Quanto alle celebrazioni dantesche erano già iniziate solennemente nel settembre dello scorso anno, a Ravenna, presente il capo dello Stato Sergio Mattarella, oltre ai sindaci di Firenze e Verona, con l’inaugurazione  della restaurata tomba del Sommo Poeta che, grazie ad un articolato intervento di sistemazione è tornata nuovamente visibile al pubblico. Pure Roma  aveva visto la presentazione in anteprima della Mostra ‘Dante 700 – Un ritratto di Dante e i luoghi del Poeta nelle fotografie di Massimo Sestini’,che sarà riproposta a Firenze.

(GERMANY OUT) Dante’s statue – Florence, Italy (Photo by Mayall/ullstein bild via Getty Images)

E’ facile immaginare che nei prossimi mesi saremo sommersi da una valanga di iniziative  celebrative che si dispiegheranno in tutta Italia sia nei grandi che nei piccoli centri, fino al 14 settembre, data della morte del Poeta, a cominciare dal Dantedì  ( un modo per evitare l’uso dell’inglese day) che si terrà nel mese di marzo.  Basti pensare che il Comitato per le celebrazioni nazionalipresieduto da Carlo Ossola, ha selezionato cento progetti tra gli oltre 400 pervenuti, tra questi mostre, convegni, spettacoli a Verona Forlì e nella  città che gli diede i natali : ‘il bello ovile ov’io dormi’ agnello’, cioè   Firenze. E  dove dal 1265, Durante detto Dante, figlio di Alighiero di Bellincione e di Gabriella (‘monna Bella’), della famiglia degli Abati, è cresciuto, si è immerso negli studi letterari  filosofici e nell’arte della retorica sotto la guida di Brunetto Latini, stringendo amicizia con quei poeti stilnovistici che condividevano il suo ideale di vita raffinato e aristocratico, come Guido Cavalcanti, Lapo Gianni (“Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io fossimo presi per incantamento e messi in un vasel”) e più tardi Cino da Pistoia; la  città  dove divenne valente poeta e, soprattutto  dove s’innamorò perdutamente, sin dalla fanciullezza, di Beatrice Portinari, detta Bice (“D’allora innanzi  dico che Amore signoreggiò la mia anima”), e dove si sposò, come già stabilito dal padre, con Gemma di Manetto Donati, da cui ebbe tre-quattro figli (Antonia, fattasi monaca a Ravenna che assunse il nome di sorella Beatrice, Pietrodivenuto giudice in Verona, e Jacopo, che intraprese la carriera ecclesiastica, di Giovanni, si è saputo più tardi).

 Poi, il suo destino fu cambiato a seguito dell’impegno civile e politico in cui si era gettato prima partecipando alla battaglia di Campaldino contro i ghibellini d’Arezzo, poi partecipando attivamente alla vita politica fiorentina, come iscritto alla corporazione dei Medici e degli Speziali, proprio nel periodo in cui la città era preda di feroci lotte  fra le due fazioni di parte guelfa: i bianchi che perseguivano una politica  di autonomia, capeggiati dalla famiglia dei Cerchi e i Neri legati da interessi mercantili al papato, guidati dai Donati ( famiglia alla quale apparteneva sua moglie, sposata nel  1295).

UNSPECIFIED – JULY 24: Portrait of Dante Alighieri (Florence, 1265-Ravenna, 1321). Painting by Attilio Roncaldier (1801-1884). Ravenna, Museo Dantesco (Photo by DeAgostini/Getty Images)

Per quanto si sforzasse di restare al disopra della  mischia, le manovre di papa Bonifacio VIII lo spinsero a schierarsi con i Bianchi, entrando nel  Consiglio dei Centi e assumendo per un breve periodo la carica di Priore. Mentre si trovava a Roma dal pontefice, nel disperato tentativo di salvare  il governo cittadino, i Neri si impadronirono di Firenze iniziando una feroce  repressione degli avversari politici. Accusato  di baratteria, concussione e opposizione al papa e a Carlo di Valois, in un processo basato su inique accuse al quale non si presentò, il 10 marzo del 1302, fu multato, confiscati i suoi beni, inflitta l’interdizione perpetua  dai pubblici  uffici e, infine, condannato al  rogo. Da allora, si vide costretto ad iniziare il suo  solitario pellegrinaggio, attraverso  le  corti italiane, a Forlì ospite degli Ordelaffi, signori ghibellini, a Verona presso Bartolomeo della Scala, nel trevigiano da Gherardo da Camino, in Lunigiana dai Malaspina, ancora  a Verona  da Cangrande  della Scala, ove si trattenne per cinque anni, infine a Ravenna, ospite di Guido Novello da Polenta e dove, in seguito ad una malattia contratta di ritorno da un’ambasceria a Venezia, mori’  la notte fra il 13 e 14  settembre  del 1321 all’età di 56 anni. E’ proprio il tempo che precedette l’esilio cui Dante attribuì  “ cagione e principio …  tutti li mali e gli inconvenienti miei  dalli infausti comizi  del mio priorato”.  Erano gli anni  intorno al 1300 quelli in cui il poeta si ritrovò “ nel mezzo del cammin di nostra vita”? Le ricerche in corso serviranno a chiarire lati ancora oscuri o sconosciuti della sua   drammatica vicenda umana?  Un passo in questa direzione già si riscontra nel Dante di Alessandro Barbero, che ha il merito di cogliere le relazioni tra le sue vicende personali e il suo capolavoro, ricordandoci che proprio gli anni dell’esilio sono anche quelli in cui Dante diventa Dante.  Da segnalare anche l’interessante  video condotto dall’illustre  storico, con le efficaci testimonianze del Boccaccio, del Bruni, del Compagni,  interpretati da  eccellenti attori

Quanto alla Commedia, il Poeta avrebbe iniziato a comporla a partire dall’Inferno, tra il 1304 e il 1306 (oltre al ‘De vulgari eloquentia’ e al ‘Convivio’), seguito dal Purgatorio ( tra il ’13 e il ’14) e, infine, dal Paradiso (tra il ’13 e il’ 14). Un altro libro di recente pubblicazione è ‘A riveder le stelle’ di Aldo Cazzullo, nel quale si afferma che l’Italia nasce dai versi di Dante e che Dante è il poeta delle donne, che la donna è il capolavoro di Dio, la meraviglia del creato; e Beatrice, la donna amata, per Dante è la meraviglia delle meraviglie. Sarà lei a condurlo alla salvezza. Altri ne usciranno, insieme a documentari, video, mostre e  spettacoli. Firenze, interpretando la volontà del poeta, ha più volte richiesto il ritorno, sia pure momentaneo, delle  spoglie del suo illustre figlio, che ha sempre desiderato  ritornare nella sua città, che dovette lasciare all’età di 35 anni, senza aver potuto vedere il completamento  d’ importanti opere  – come S.Maria Novella, S.Croce, la Badia, S.Maria del Fiore, Palazzo Vecchio – una città che con i suoi 100 mila abitanti e i suoi commerci era una delle grandi capitali  d’Europa,  e che  nell’800 gli ha dedicato il cenutafio in S.Croce (1830, opera dello sculture Stefano Ricci)  e nella stessa piazza il monumento dello scultore Enrico Pazzi,  inaugurato dal Re Vittorio Emanuele II nel  1865, nel periodo di Firenze Capitale.  Ma per volontà dei cittadini ravennati, tale richiesta è stata respinta.

Tuttavia la città del Fiore lo ricorderà con 101   eventi (come la carica dei dalmati del celebre film disneyano), sia di carattere popolare che di alta qualità culturale: come lo spettacolo sull’ Inferno, di Bob Wilson alla Pergola,  o la Mostra che nel Chiostro di S.M.Novella anticiperà la istituzione del Museo della Lingua italiana,  in collaborazione con l’Accademia della Crusca. La quale sta preparando un vocabolario dantesco e, d’intesa con la Società Dante Alighieri,  si appresta a varare la Settimana della lingua italiana nel mondo. Impossibile riferire  tutte le iniziative che contrassegneranno l’Anno dantesco. L’auspicio è che le possibili  e forse inevitabili banalizzazioni, abbiano come contrappeso eventi di alta qualità, che possano aiutarci a meglio comprendere la complessa personalità del Genio,  la sua grandezza e le sue defaillances, la sua umanità,  i lati oscuri e contraddittori che restano da chiarire, la sua anima ardente e candida, alla ricerca della perfezione e della profondità dei sentimenti, primo fra tutti l’Amore, il suo alto senso civico,  il suo apporto fondamentale alla costruzione della lingua italiana, fissando nel De vulgari eloquentia,  i criteri di un ‘volgare illustre’ (cardinale, aulico e curiale, quello che è di ogni città italica e di nessuna) inteso come lingua unitaria capace d’imporsi nelle più alte espressioni d’arte e di cultura.  Se si pensa che l’italiano di oggi, costituito sulla base del fiorentino trecentesco, del quale il 60% dei vocaboli ( secondo una recente indagine) risulta attestata tra il XIII e XIV secolo,  ben si comprende come il veneziano Pietro Bembo, una delle figure più importanti del Rinascimento, individuando la lingua di Dante come la più carica di futuro, avesse colto nel segno. Non è il caso di ripensare un po’ ai nostri comportamenti nei confronti di questo bene, così ricco ed identitario, che il Sommo poeta e gli altri grandi (Boccaccio e Petrarca) ci hanno lasciato  in custodia come materia viva e vitale?

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