sabato, Luglio 24

La distruzione senza sosta delle foreste del Chaco Terreni che prima ospitavano la foresta ora lasciano spazio a nuove coltivazioni di soia e cereali destinati all'allevamento del bestiame

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Terreni che prima ospitavano la foresta del Chaco, il più grande ecosistema nativo del Sudamerica dopo l’Amazzonia, ora lasciano spazio a nuove coltivazioni di soia e cereali destinati all’allevamento del bestiame. Ma è allarme. Siamo tra Argentina e Paraguay e una nuova indagine condotta da MightEarth ha mostrato cosa sta accadendo.

Il team ha visitato le piantagioni di soia attraversando un’area di 4.200 chilometri, documentando la terribile distruzione a cui sta andando incontro questo delicato ecosistema del Chaco. Le immagini sono state realizzate tra agosto e settembre 2017 dalla Ong statunitense, un lavoro durato settimane, per raccontare attraverso l’occhio di un drone e una serie di indagini sul campo quello che sta succedendo nella zona dove la deforestazione (legale e illegale) avanza con i ritmi più rapidi al mondo.

L’ecosistema del Chaco ricopre un’area di 110 milioni di ettari e si stima che tra il 12 e il 15% sia già stato convertito in uso agricolo. Tra il 2000 e il 2012 è stata deforestata un’area di circa 8 milioni di ettari. Negli anni successivi il ritmo è aumentato come effetto indiretto delle normative contro la deforestazione legata alla soia in altre zone del Sudamerica, come l’Amazzonia.

Queste foreste ospitano una vasta comunità di popoli indigeni, come Ayoreo, Chamacoco, Enxet, Guarayo, Maka’a, Manjuy, Mocoví, Nandeva, Nivakle, Toba Qom e Wichi. Molti sono ancora cacciatori-raccoglitori e completamente dipendenti dalla foresta. Tra i più vulnerabili gli Ayoreo.

Tuttavia, il clima rigido del Chaco non è naturalmente adatto per vaste monocolture. Di conseguenza, la soia cresciuta qui è geneticamente modificata e richiede una grande quantità di fertilizzanti chimici e pesticidi tossici come il glifosato. Anche questi stanno trasformando il Chaco. I corsi d’acqua sono diventati inquinati e i membri della comunità locale riferiscono un aumento di malformazioni alla nascita, tumori e malattie respiratorie.

«Le principali catene di supermercati europei come Carrefour, Lidl, Tesco, Aldi, Marks e Spencer e Ahold Delhaize sanno che molti consumatori sono preoccupati per l’eccessivo impatto ecologico e sanitario del consumo di carne. Di conseguenza, commercializzano spesso carne e latticini come sostenibili e prodotti localmente. Se è vero che i polli, i maiali e le mucche che vendono vengono normalmente allevati in Europa, i mangimi consumati dal bestiame spesso provengono da migliaia di chilometri di distanza e hanno un impatto molto più grande sull’ambiente. In quanto tale, l’etichettatura coltivata localmente rappresenta solo metà della verità sulle origini di questa carne» spiega MightEarth.

(video tratto dal canale Youtube di Euronews)

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