domenica, Giugno 13

La disputa dei marmi travolge la Russia

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Il 5 dicembre il British Museum ha annunciato di aver dato in prestito all’Ermitage di San Pietroburgo una scultura del dio greco dei fiumi Ilissos risalente a 2500 anni fa.

La scultura è splendida. Un busto privo di testa, avambracci e polpacci, ampiamente riconosciuta come una profonda realizzazione artistica. «La statua di Ilissos parla eloquentemente del profondo umanesimo che caratterizza l’eredità artistica di Atene. Il marmo scolpito assume la forma vivente di un uomo, mentre la posa fluida e il drappeggio dal flusso simile all’acqua evocano la divinità dei fiumi, che si solleva sulla riva del fiume», secondo la descrizione del British Museum.

Tuttavia, non è la presenza visiva sorprendente della statua ad aver scatenato un’accesa controversia tra Londra e Atene. Fino ad oggi, nessuna scultura dei marmi di Elgin ha lasciato la Gran Bretagna dall’arrivo da Atene circa 200 anni fa. Numerosi osservatori hanno espresso la propria indignazione per il fatto che l’inverosimile prestito sia stato concesso alla Russia di Putin.

Mentre i politici dei paesi occidentali hanno espresso, attraverso sanzioni e un isolamento generale, il loro disappunto sulla linea politica adottata dalla Russia in Ucraina, un’importante istituzione britannica ha tranquillamente spedito a San Pietroburgo una delle opere d’arte più contese al mondo. “Gli amministratori (del British Museum) hanno sempre ritenuto che tali prestiti devono continuare a verificarsi tra i due musei nonostante i disaccordi politici tra i governi”, ha scritto in un blog Neil MacGregor, Direttore del British Museum.

Allo stesso modo, il Direttore dell’Ermitage Mikhail Piotrovsky ha lodato il prestito: “Sono lieto che questa importante, splendida e significativa scultura sia stata data in prestito per celebrare i valori condivisi dai nostri musei”, ha affermato in una dichiarazione.

Tuttavia, in un mondo in cui quasi tutto sembra essere gestito dalla politica, si permetterà all’arte di essere semplicemente arte?

All’alba del XIX secolo, Lord Elgin – altrimenti conosciuto come Thomas Bruce, settimo conte di Elgin – era ambasciatore britannico presso l’Impero Ottomano, che all’epoca comprendeva anche la Grecia. Grande amante dell’arte, Lord Elgin acquisì un’ampia raccolta di sculture, incisioni e altri elementi architettonici tra le rovine dimenticate dell’antica Atene.

Soddisfatte dell’incoraggiamento di Elgin a favore della lotta britannica per scacciare le forze francesi dall’Egitto ottomano, nel 1801 le autorità ottomane concessero all’ambasciatore un permesso in virtù del quale «poteva portare via qualsiasi pezzo di pietra con incisioni o figure» e alle autorità di Atene veniva proibito di interferire nei suoi sforzi per procurarsi questi oggetti, secondo il British Museum. Un secondo permesso, concesso nel 1810, ordinava alle autorità greche di consentire che tutte le restanti antichità raccolte da Elgin fossero inviate all’estero.

Questa raccolta includeva una gran quantità di materiale proveniente dal Partenone e, tra le altre cose, 17 immagini dei frontoni e quasi la metà del fregio originale. Il British Museum sostiene che circa il 40% delle sculture del Partenone è andato irrimediabilmente distrutto. Delle sculture rimanenti, circa il 30% è in mostra a Londra, un altro 30% è ad Atene e il restante 30% è distribuito tra i musei di tutta l’Europa continentale, come quelli del Vaticano o del Louvre.

Si sostiene che le intenzioni di Elgin fossero buone. «La continua distruzione delle sculture classiche ad Atene spinse Elgin a salvare per i posteri quello che poteva. Il Partenone era stato ridotto in macerie nel secolo precedente, nel 1687, durante l’assedio veneziano dell’Acropoli. I turchi ottomani, durante l’assedio, utilizzavano il tempio come deposito della polvere da sparo, fatta esplodere dal bombardamento veneziano. L’esplosione distrusse il tetto, parti delle mura e del colonnato», sostiene il British Museum.

Nel 1810, Elgin iniziò a negoziare la vendita della sua raccolta per il governo britannico. Una Commissione scelta dal Parlamento esaminò la legittimità degli acquisti dell’ambasciatore. Soddisfatta del fatto che quest’ultimo avesse ricevuto la benedizione delle autorità ottomane nel prendere gli artefatti, la Commissione ritenne che gli acquisti fossero legali. Nel 1816, il governo britannico acquistò la raccolta e la collocò nel British Museum.

I Greci, ora, sostengono che le autorità ottomane fossero una forza occupante cacciata dalla Grecia pochi anni dopo che Elgin fece man bassa con i suoi acquisti dal valore inestimabile.

In un discorso appassionato del 1986 tenuto davanti all’Oxford Union, l’attrice diventata Ministro della Cultura Melina Mercouri dichiarò che il governo greco non avrebbe mai abbandonato la sua lotta per quelli che lei chiamava “i marmi del Partenone”, rifiutandosi di riconoscere quanto rivendicasse Elgin della sua collezione. Non solo i marmi erano stati raccolti da una forza occupante, affermò, ma procurati con la corruzione.

Dovete comprendere il significato che i marrmi del Partenone hanno per noi greci. Sono il nostro orgoglio. I nostri sacrifici. Il nostro più nobile simbolo di eccellenza. Un omaggio alla filosofia democratica. Le nostre aspirazioni e il nostro nome. Essi sono l’essenza dell’essere greci”, sostenne a gran voce.

Negli ultimi 40 anni, Atene si è battuta per il ritorno dei marmi di Elgin ma, fino ad ora, non era stato permesso ad alcun elemento della raccolta di lasciare le evacuazioni di emergenza del blocco di guerra del museo. E quindi, quando all’inizio del mese è comparsa la notizia che la statua di Ilissos era stata clandestinamente trasferita a San Pietroburgo, molti si sono indignati.

La decisione del British Museum di dare in prestito una delle sculture del Partenone per una mostra a San Pietroburgo è una provocazione al popolo greco…Noi greci siamo un’unica cosa con la nostra storia e civiltà che non può essere rotta, data in prestito o nascosta”, ha dichiarato il Primo Ministro greco Antonis Samaras.

L’International Association for the Reunification of the Parthenon Sculptures ha subito criticato aspramente il prestito, con il presidente David Hill che lo ha descritto come «un’offesa non solo per il popolo greco ma per l’intera comunità internazionale».

In un articolo per il Telegraph intitolato ‘La Russia di Putin non merita i marmi di Elgin’, il giornalista britannico Harry Mount ha scritto una riga che avrebbe sicuramente riecheggiato le parole di Cechov: «In un mondo ideale, l’arte e la politica avrebbero proseguito su due linee tranviarie separate», per poi sostenere che non abbiamo a che fare con un mondo ideale.

«MacGregor ha giustamente affermato che non c’è alcuna possibilità di dare in prestito i marmi alla Grecia, perché ques’ultima non li restituirebbe», ha scritto Mount. «I marmi di Elgin sono…l’ultimissima patata bollente politica. Poiché non possono essere dati in prestito alla Grecia, qualsiasi prestito a un altro paese deve essere gestito cautamente. Per allegerire l’ulteriore pressione diplomatica, il loro primo prestito sarebbe dovuto essere concesso a un paese libero da scandali e con impeccabili credenziali politiche; un paese che merita una tale generosità senza precedenti. La Russia di Putin non è questo tipo di paese».

In un altro articolo per il Guardian dal titolo ‘Il British Museum sbaglia a prestare i marmi del Partenone alla Russia’, il giornalista Hugh Muir ha ricordato l’abbattimento del volo 17 della Malesia Airlines e la politica russa in Ucraina, affermando: «Le sanzioni costituiscono l’arma che noi abbiamo scelto. Implicano una certa pressione sul popolo russo. Quando vi è lo status quo, le cose non possono essere normali e questo potrebbe significare che non ci sono così tante belle opere prese in prestito da vedere nelle gallerie nazionali russe».

A parte la retorica politica, è stato fatto ben poco per sostenere la tesi per cui il prestito alla Russia comporti di per sé una sorta di minaccia. In seguito all’annuncio del prestito, l’Express ha brevemente riportato che un partito politico ultranazionalista può chiedere un’ingiunzione per impedire che la statua di Ilissos ritorni a Londra a metà gennaio, sfidando i proprietari delle sculture con l’apparente scopo di mettere in imbarazzo l’Occidente. «Un’antica fonte giuridica di Mosca ha confermato che almeno un partito politico stava considerando di intentare una sfida legale per farne una questione politica». Si è rifiutata di rivelare il nome, secondo quanto dichiarato nel rapporto.

Tra una fonte non citata e un partito politico non nominato, si hanno scarse prove per iniziare. Inoltre, la Russia è nota per proposte legali creative ma spesso senza successo e c’è poco da preoccuparsi.

Negli scorsi anni, secondo le notizie, i legislatori sono stati impegnati con proposte legislative mirate a dipingere il Cremlino di bianco, bandire nomi esotici, avviare un’indagine per esaminare se la Russia legalmente ha un diritto verso il Fort Ross della California – un insediamento russo. Sebbene possano essere divertenti, nessuna di queste iniziative nell’immediato diventerà probabilmente una nuova legge.

Parlando del prestito di Ilissos, MacGregor ha sottolineato il valore che la scultura potrebbe apportare alle vite delle persone comuni. «Il British Museum oggi è il più generoso prestatore al mondo…concretizzando l’ideale dell’Illuminismo e cioè che le grandi cose nel mondo dovrebbero essere viste e studiate, condivise e godute da quante più persone e in quanti più paesi possibili», ha scritto nel blog del British Museum.

Al momento, ovunque i russi guardino, sono sommersi da realtà di isolamento politico. Tra le sanzioni occidentali e il prezzo del petrolio a picco, il rublo è in picchiata rispetto al dollaro e all’euro, rendendo difficili i viaggi internazionali e assottigliando i conti dei risparmi medi. Le sanzioni russe contro l’Occidente hanno limitato le importazioni di derrate alimentari, spogliando negozi alimentari di molti articoli che una volta erano all’ordine del giorno e lasciando i restanti articoli sensibili all’inflazione.

Forse, in questo caso, il popolo russo ha sperimentato abbastanza le conseguenze delle sanzioni occidentali e negare loro il lusso di vedere la statua di Ilissos non provocherà una rivoluzione o un nuovo stimolo alle sanzioni occidentali ma getterà solo più sale sulle ferite di persone che non sono nella posizione di prendere decisioni politiche.

Considerando che la Russia non può risolvere la disputa che dura da quattro decenni tra il Regno Unito e la Grecia su un acquisto di 200 anni fa di una statua risalente a 2500 anni fa, forse è meglio in questo caso seguire la guida di Cechov e accettare il fatto che la divinità dei fiumi non si trovi qui in Russia per rispondere a una domanda.

 

Traduzione a cura di Patrizia Stellato

 

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