venerdì, Maggio 7

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Il Governo di Angela Merkel si smarca dall’intransigenza della Bundesbank, lasciando i banchieri centrali tedeschi soli a litigare con Matteo Renzi. «Il Presidente della Bundesbank parla a nome di una banca che agisce in modo indipendente, nessun commento sulle sue dichiarazioni», ha comunicato il portavoce della Cancelliera Steffen Seibert, spiegando che, in merito, la «posizione dell’esecutivo è già stata espressa più volte».
Anche il Premier italiano, ribattendo ai commenti, separa nettamente il Governo tedesco dalla Bundesbank. Belle parole per Merkel: «Il rapporto che oggi c’è con la Cancelliera è ottimo, ho molto apprezzato la presa di posizione di Berlino di queste ore». Attacchi invece alla “Buba” di Francoforte: «Il compito della Bundesbank è assicurare il proprio obiettivo statutario, non partecipare al dibattito politico italiano. Non mi occupo di Sparkassen tedesche», ha chiosato Renzi. «L’Europa è dei cittadini, non dei banchieri. Né tedeschi né italiani».
Anche il Ministro degli Esteri Federica Mogherini ha escluso una crisi diplomatica, a livello governativo, tra Italia e Germania: «È in corso una discussione politica, anche con altri Paesi, su come interpretare il patto di stabilità. L’Italia sta esercitando un peso europeo nuovo, che apre interessanti possibilità. C’è un filo diretto tra Roma e Berlino, in particolare tra me ed il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier e tra Matteo Renzi e Angela Merkel», ha affermato. «Abbiamo obiettivi comuni, bisogna uscire dall’idea dei Paesi del Sud Europa contro quelli del Nord».

In Germania, la Cancelliera è sempre più amata dai tedeschi: in un sondaggio della tivù pubblica ‘Ard‘, il 71% degli intervistati (+5% rispetto al mese precedente) è soddisfatto, o addirittura molto soddisfatto, del suo lavoro. Al secondo posto c’è il socialdemocratico Steinmeier, promosso dal 69% degli interpellati , e al terzo, con il 64%, il Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, conservatore del partito di Merkel (Cdu-Csu).
Proprio Steinmeier è da mesi capofila dei delicati negoziati sull’Ucraina, tra l’Unione europea (Ue), Kiev, i separatisti filorussi e Mosca. In mattinata, la Cancelliera il Presidente francese François Hollande hanno avuto un colloquio telefonico con il neo Presidente ucraino Petro Porochenko, ribadendo «l’importanza di organizzare una riunione del gruppo di contatto entro il fine settimana, allo scopo di ripristinare un cessate il fuoco». In una chiamata con l’Alto rappresentante della Politica estera europea Catherine Ashton, Porochenko ha poi proposto che il gruppo di contatto si sieda a un tavolo domani 5 luglio.

Rotta la tregua (mai del tutto rispettata) l’Est dell’Ucraina è tornato una trincea: almeno altri due civili sono morti nelle ultime 24 ore, nei combattimenti a Lugansk tra le truppe regolari di Kiev, impegnate in un’offensiva, e i filorussi: le vittime sono una donna raggiunta da una granata in un condominio e un uomo, colpito da alcuni spari di arma da fuoco.
Toni distensivi di Vladimir Putin a parte – il Presidente russo ha fatto a Barack Obama gli auguri per la festa d’indipendenza degli Usa – le mosse di Mosca restano ambigue: il Consiglio di sicurezza ucraino ha denunciato 40 mila militari russi al confine. Il ritiro dei soldati, deciso dal Cremlino, sarebbe dunque falso. Nel pomeriggio si è poi svolta un’imponente esercitazione militare russa sul Mar Nero (20 navi da guerra, piu’ di 20 tra aerei ed elicotteri e diverse unità di Marina, Forze costiere e artiglieria), dove hanno fatto ingresso quattro navi della Nato, di cui due italiane.
Da Sloviansk, roccaforte dei separatisti, il “Ministro” della Difesa dell’autoproclamata repubblica Igor Strelkov ha intanto minacciato: «Senza un cessate il fuoco o l’intervento dei russi, distruggeremo la città nel giro di due settimane, con tutta la sua popolazione».

Oltreoceano, sconcerta, l’Italia ma non solo, l’annuncio degli Usa di lasciare a terra, per verifiche di sicurezza, tutta la flotta dei 97 F35: i caccia americani della Lockheed Martin per i quali Roma ha in sospeso una commessa di 90 velivoli.
La decisione è stata presa dopo un incendio su un velivolo in pista in una base militare in Florida: «Le cause dell’episodio restano sotto osservazione. Sono state ordinate altre ispezioni ai motori e il rientro in servizio è legato alle verifiche» ha comunicato il Pentagono. Sull’argomento, la titolare della Farnesina Mogherini ha commentato: «Non sta a me dare giudizi tecnici sugli F35. La strategia italiana di difesa è sotto revisione, c’è una discussione da fare anche con gli americani su quali aerei comprare».

 Con l’Iraq in fiamme dove il Premier contestato Nuri al Maliki rifiuta le dimissioni e la Siria è terreno di una massiccia controffensiva dell’Isis, i jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante che hanno instaurato un Califfato nel nord dei due Paesi, sono ancora le notizie dal Medio Oriente a impensierire di più l’Occidente, per l’effetto domino.
All’alba, la guerra siriana è tornata a sconfinare nell’Est del Libano, dove un ragazzino di 12 anni è morto colpito da un raid aereo di Damasco sull’altipiano di Aarsal. Nel Paese dei Cedri, è massima allerta anche nel più affollato campo profughi palestinese, a sud di Beirut, dove si anniderebbero «cellule dormienti» dell’Isis.

Il confinante Stato di Israele resta in piena crisi con Hamas, anche se la situazione è più tranquilla che all’inizio della settimana. In una Gerusalemme presidiata a vista da esercito e polizia, si sono svolti i funerali di Mohammed Abu Khdeir, il 17enne palestinese rapito e ucciso per vendetta, secondo le accuse anche del leader dell’ANP (Autorità nazionale palestinese) Abu Mazen, da coloni ebrei.
Nel quartiere dei territori contesi di Gerusalemme est, dove l’adolescente viveva, e anche a Ramallah, in Cisgiordania, sono esplosi violenti scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine, con un bilancio di almeno otto feriti, tra i quali uno per un colpo da arma da fuoco.
Attraverso il network inglese della ‘Bbc‘, Hamas ha proposto un «imminente» cessate il fuoco, grazie alla mediazione dell’intelligence egiziana. Al quotidiano israeliano ‘Haaretz‘, fonti ufficiose di Tel Aviv hanno manifestato toni concilianti: «Se Hamas fermerà il lancio di razzi contro di noi, termineremo i raid in risposta sulla Striscia e la quiete sarà ristabilita».
Nell’arco della giornata si sono poi registrati solo alcuni colpi di mortaio, esplosi nel sud di Israele dai militanti del partito islamico. Il Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, dell’ala dura, ha bollato tuttavia come un «serio sbaglio» una possibile tregua, dichiarando di opporsi fermamente a mosse distensive contro chi «incoraggia il terrorismo».

Brutte notizie, in Nord Africa, anche dall’Egitto e dalla Libia. Ad Alessandria, sul Delta del Nilo, all’indomani della bomba scoppiata in stazione dopo una giornata di scontri, si è appurato che l’ordigno era stato nascosto da attentatori in una valigetta a bordo di un treno.
E nell’ex Jamahiriya di Muammar Gheddafi continua invece a non esserci pace per gli uomini al Governo. Nella notte, un commando armato non identificato ha fatto irruzione, a Tripoli, nella residenza del Ministro della Cultura Al Habib al Amin, fuori casa con la famiglia al momento dell’assalto. La sua casa è stata saccheggiata e sul pavimento è stata rinvenuta una lettera con delle minacce di morte.

 

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