domenica, Ottobre 17

La discarica 'rivoluzionaria' field_506ffb1d3dbe2

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discarica savona

Fra tutte le infrastrutture in grado di sviluppare nei cittadini una tempestiva e poderosa levata di scudi come prima manifestazione della sindrome nimby (‘not in my back yard’, cioè ‘ovunque ma non nel mio cortile’), la discarica è una tra le più efficaci. E basta digitare il termine su un qualsiasi motore di ricerca per capirne il motivo. “Abusiva”, “illegale”, “incontrollata”, sono solo alcuni degli aggettivi che ritroviamo abbinati a questo genere di infrastrutture quando, ancora troppo spesso, non rispettano la legge.

Anche le strutture conformi non sono amate, benché necessarie. “A Bruxelles si discute di come contenere ad un 5% della totalità dei rifiuti il conferimento alle discariche – spiega Rosanna Laraia, responsabile del servizio rifiuti dell’Ispra – ma arrivare a zero è praticamente impossibile”. Basti pensare che, come evidenzia il Rapporto Rifiuti Urbani Ispra 2014, lo smaltimento in discarica è ancora una forma di gestione molto diffusa nel nostro Paese, interessando il 37% dei rifiuti urbani prodotti, con picchi negativi di conferimento che arrivano al 93% nel caso della Sicilia e al 71 della Calabria (mentre la prima della classe tra le regioni è la Lombardia con il 6%, seguita dal Friuli Venezia Giulia con il 7%).

Tuttavia, come ha voluto dimostrare Legambiente organizzando a giugno il primo Forum Rifiuti, questi sono un problema da gestire, ma anche un’opportunità. In effetti, su questo fronte, l’Italia è divisa in due. «Da un lato c’è il Paese dell’emergenza – ha detto Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente intervenendo all’apertura del Forum –. Dall’altro lato c’è un Paese che ha avviato una decisa rivoluzione basata sulla raccolta differenziata, gli impianti di riciclaggio conformi alla legge, sui centri del riuso, le buone pratiche di prevenzione e le performance ambientali di molti comuni che diventano modelli da seguire».

Si collocano sul fronte dei “rivoluzionari” di questa Italia innovativa gli imprenditori Massimo e Carlo Vaccari che nel 1998 decidono di impiantare una discarica in una loro proprietà nel comune di Cairo Montenotte, alle spalle di Savona, dalla quale hanno sin lì estratto argilla per produrre laterizi con la loro azienda LPL, Ligure Piemontese Laterizi. Ma una discarica modello, diversa dal genere che nessuno vuole vicino casa, anche se a norma di legge.

Non è tanto per dire. A chi capiti di avvicinandosi al sito che ospita la discarica, appare un paesaggio bucolico: prati, piante, fiori, il tutto contornato da staccionate, abitato da una costruzione di servizio, uno chalet con pergolato e disseminato di panchine prodotte con legno di risulta. Solo in un secondo tempo si arriva a capire dove ci si trovi. E cioè in un luogo che smaltisce rifiuti non pericolosi e non putrescibili (come terreni da scavo, scarti di materiali di comune utilizzo come gomma, plastica e fanghi terrosi di risulta) ai sensi del d.lgs 13 gennaio 2003, n. 36. E che alla fine del 2013 ha “ingoiato” circa 330.000 metri cubi di materiale. “Un impianto ad alta tecnologia – precisa Massimo Vaccari, presidente della spa – che recepisce ex novo la radicale e severa evoluzione della normativa europea sui rifiuti conferibili in discarica andando ben oltre gli standard previsti”.

Già nel 1998, quando comincia a pensarci con il fratello Carlo, essendosi resi conto che sotto i profili idrogeologico, ambientale e naturalistico, il luogo dove un tempo esisteva la cava ha le caratteristiche adatte e che il progetto di una discarica avrebbe permesso di ripristinare il paesaggio oltre che dotare il territorio di un servizio per la corretta gestione dei rifiuti, Massimo Vaccari ha in mente una precisa filosofia d’impresa. Una visione, cioè improntata alla sostenibilità e alla fusione di attività produttiva e ambiente circostante. La discarica dovrà anche produrre valore per il territorio: una volta ricostituita la morfologia e le condizioni di fruibilità dell’area, infatti, cesserà la sua missione per essere trasformata in un parco.

Negli anni che seguono, i due fratelli si mettono all’opera per realizzare il progetto, ma devono confrontarsi con l’atteggiamento negativo di amministrazione locale, cittadini e associazioni ambientalisti. Per provare che, avendo tutti i requisiti di legge e anche di più, La Filippa è “un’altra cosa” i Vaccari impiegheranno molte energie e tempo. La discarica comincia infatti a funzionare nel 2008.

Da quel momento i fatti hanno placato gli animi e le preoccupazioni. “Sotto La Filippa c’è una barriera geologica naturale costituita da marna argillosa, spessa oltre 200 metri – spiega Massimo Vaccari –. Per legge basterebbe uno strato impermeabile di almeno un metro”. A ciò si aggiunga una ulteriore barriera artificiale realizzata con una speciale miscela di argilla che consente un’impermeabilità sino a 10 volte superiore a quella stabilita per legge. “Tutti i giorni i rifiuti vengono compattati e rapidamente coperti – continua l’imprenditore – evitando la dispersione delle parti più leggere. La semina dei prati prosegue di pari passo. L’acqua piovana viene raccolta con un sistema di drenaggio per essere riutilizzata nella produzione di laterizi, per l’irrigazione delle zone verdi della proprietà e come bacino di riserva a disposizione del territorio in caso di incendi boschivi”.

Elevato, aggiunge Vaccari, il numero di monitoraggi effettuati da enti e strutture esterne: “14 controlli annuali per la qualità dell’aria, 12 per la qualità di suolo e sottosuolo, quattro per le acque superficiali; 16 per le acque sotterranee. E poi 12 per il percolato, più quelli che riguardano gli scarichi, i parametri meteo climatici, il rumore, l’impatto ambientale e altro ancora”. Monitoraggi, si precisa, che impegnano risorse pari a 100 giorni/uomo e che sino ad ora hanno sempre avuto esiti positivi. I controlli continueranno per 30 anni, una volta chiusa la discarica, cosa che avverrà nell’arco di 8-10 anni.

“Senza contare – continua l’imprenditore – che abbiamo sin qui versato a enti pubblici oneri di servizio e tributi speciali per oltre quattro milioni di euro. Che le garanzie finanziarie sulla corretta gestione depositate superano i sei milioni di euro e che, sempre sino ad ora, abbiamo speso 1,2 milioni di euro in comunicazione e opere a vantaggio della comunità locale”. Nel 2010 La Filippa ha realizzato un progetto di riqualificazione urbanistica dell’area residenziale più vicina all’impianto che proponeva, tra l’altro, il miglioramento della viabilità carrabile e la realizzazione di spazi verdi attrezzati.

Passi dovuti, le certificazioni UNI ISO 14001 ed EMAS, e i tre Bilanci di sostenibilità pubblicati negli ultimi anni. Una scelta, l’azzeramento totale delle emissioni CO2 attraverso l’acquisto di crediti derivanti da progetti italiani. Tutti passi che hanno procurato alla discarica La Filippa l’invito al recente Forum Rifiuti di Legambiente come caso di eccellenza nel suo campo e che le hanno consentito di divenire un’associata alla Fondazione Symbola. La qualità è questione di come si opera, motiva il direttore Domenico Sturabotti: “In fatto di gestione dei rifiuti la soluzione ideale è quella offerta dall’economia di tipo circolare – spiega – nella quale gli scarti, opportunamente separati e trattati, forniscono materie da reindirizzare nel ciclo produttivo. Tuttavia, sino a quando non saremo arrivati a quel punto, casi come quello de La Filippa, per ora unico a quanto ci risulta, rappresentano l’esperienza più avanzata”.

Sarà anche per questo che la Ligure Piemontese Laterizi ha ottenuto, all’unanimità dalle autorità preposte, il via libera al progetto di completamento dell’impianto che comprende anche la ricomposizione della cava esaurita adiacente.

 

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