domenica, Dicembre 5

La dinastia indiana che avanza Con l’elezione di Rahul Gandhi non si attende nessuna novità sul fronte indiano, prediletta la continuità

0

Rahul Gandhi è diventato presidente del Congresso Nazionale Indiano, lo storico partito di centrosinistra dell’India.   

Rahul è discendente di quarta generazione della famiglia Nehru-Gandhi, ceppo che ha dato all’India numerosi politici, di cui tre dei primi ministri. È in preparazione per sabato 16 dicembre la convention che lo battezzerà ufficialmente.

Gandhi, che ha 47 anni, è approdato alla guida del Congresso dopo quasi vent’anni ininterrotti di guida della madre, Sonia Gandhi. Nel loro caso si può parlare di vera dinastia in politica. Il primo Nehru fu premier nel primo governo indiano. Il giovane erede non ha trovato sfidanti alla poltrona di presidente, la sua candidatura è stata l’unica, sintomo di come il partito dimostri di essere ingessato e trovi difficilmente nuovi volti spendibili.

Rahul ha di fronte a sé numerosi ostacoli per poter affermare la sua leadership nel Paese. Appare quasi scontato che dopo questo passo sarà anche il candidato alla carica di primo ministro, ma deve affrontare numerose problematiche: in primis un partito vecchio e che non sembra più capace di intercettare la maggioranza del Paese ed, inoltre, la presenza di un leader della maggioranza particolarmente amato, l’attuale primo ministro Narendra Modi, del Partito del Popolo Indiano.

Dovrà infatti prima di tutto far rinvigorire la credibilità del partito inserendo elementi di novità per svecchiarne l’immagine. Secondo Ugo Tramballi, esperto di India dell’ISPI  (Istituto di Studi di Politica Internazionale), Rahul Gandhi “Non è sicuramente una novità politica per l’India, anzi,questo è proprio il problema del Congress. Oramai da 5 generazioni è governato alla stessa famiglia. Per di più Raul ha già dimostrato di essere un politico mediocre. Ha contribuito all’ultima sconfitta e ha fatto prendere al Congresso il peggiore risultato forse di sempre. Ho avuto modo di seguirlo, nel suo collegio più forte, non ha il touch con la gente.”

Anche la Prof.ssa Casolari, ordinaria di Storia ed Istituzioni dell’Asia all’Università di Torino è della stessa idea: “Non vedo nessun elemento di innovazione per più motivi: innanzitutto si sapeva da tempo che raul avrebbe preso le redini di Sonia Gandhi. Il Congress è un partito di vecchi. Vecchi anagraficamente e anche di idee. Anche Manmohan Singh, precedente capo del Governo indiano, era già vecchio quando ha fatto il primo ministro. È un partito di anziani. Ripeto, non vedo alcuna novità in sé per la sua elezione. Se poi Rahul sarà in grado di portare novità al congresso, questo si vedrà. Adesso il Partito del Congresso sembra mancare di ideologia e occuparsi solo di strategia.

Il neoeletto sembra aver pertanto di fronte una sfida molto ardua, in un Paese che sta subendo diversi stravolgimenti negli anni e che sembra comunque rallentare la sua pur elevata crescita dopo il boom economico.

Il tema più importante della prossima campagna elettorale sarà quello delle riforme economiche. Dal 1991 l’India vive una fase di crescita, continua e notevole. È il Paese che cresce di più, anche più della Cina, quasi a due umeri.” In particolare secondo Tramballi le diseguaglianze economiche avranno un ruolo fondamentale “Come ridistribuire la ricchezza? I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. C’è un continuo tentativo in India un abbattere costante la popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. Ci sono anche Stati interni molto ricchi ed altri molto poveri. Questo rende difficile per il governo attrarre in modo distribuito degli investimenti internazionali.” Precisa Tramballi.

Secondo la Prof.ssa Marzia Casolari le politiche di Modi hanno acuito questo problema: “Modi ha portato delle riforme in campo economico ed antisociale che si sono dimostrate disastrose. Tutte le riforme anti povertà sono state cancellate. Le politiche iper liberiste di Modi hanno a mio avviso più creato povertà che altro, soprattutto disuguaglianza”.

Tra le sfide del giovane Ghandi c’è anche quella di trovare un piano programmatico ed ideologico che possa contrapporsi alle politiche di Modi, magari nell’ottica di un “nuovo socialismo”.

“Gandhi non ha parlato di ‘nuovo socialismo’,  ma certamente ha bisogno di un rilancio ed è quello che stanno cercando di fare i membri del Congress nell’attaccare e politiche di Modi. Su questa base di opposizione alla maggioranza, stenderanno un nuovo manifesto politico-elettorale. La critica a Modi è legata alle mancate riforme economiche e al liberismo spinto che non è tipico dell’India, la quale è stata sempre una Paese socialisteggiante.” Continua la Casolari “Con una rinnovata attenzione alle classi deboli e alla povertà, e con l’opposizione all’allineamento agli Stati Uniti effettuato da Modi, si può parlare di nuovo socialismo”

Un altro tema di fondamentale importanza è quello del laicismo di stato e della coesione sociale. “Modi ha sostituito l’Induismo con l’induità, quel pensiero di nazionalismo identitario culturale introdotto dalla destra indù negli anni ’30, in altri termini il tentativo di trasformare l’India da Stato laico a confessionale. E questo tentativo è fatto alle spese delle minorante religiose, ad esempio i musulmani.” Chiosa Casolari.

E come si pone verso gli investimenti esterni l’India? Con 1 miliardo e 200 milioni di abitanti è senz’altro un Paese di primaria importanza nella zona, motivo per il quale merita attenzione lo studio delle dinamiche politiche interne. Per Tramballi “La grande sfida di Modi e dell’India, è economica anche dal punto di vista internazionale.  La Cina ha lanciato OBOR (la Nuova Via della Seta), dimostrando di vuole costruire in tutto il mondo infrastrutture e insediamenti, è un segno di una ambizione geopoliticia. L’India non vi ha aderito. Però è spinta ad attivarsi per attrarre investimenti esteri. Il Governo ha lanciato il Make India, un piano di attrazione degli investimenti interni ed esteri. È un appello internazionale, venite qui in India a produrre e ad investire.”

E dal punto di vista sociale, si immagina che un paese di oltre un miliardo di abitanti, con numerose etnie e religioni al suo interno, possa necessitare di riforme di coesione tra le differenti sensibilità.

“Più che a livello etnico l’India ha un problema a livello economico e sociale. Non è tanto un problema il ceppo etnico piuttosto che da un altro. Il probema è che la società è classista. Oggi in India grazie anche ad una introduzione delle quote nella Pubblica Amministrazione, cioè si riservano posti alle caste basse, il problema è chiaro, ma c’è una esclusione sociale tra le classi non le caste. La classe media inoltre si sta impoverendo, il miracolo economico è passato. Le riforme di Modi sono contestate da parte di questa classe.” Specifica la Professoressa Casolari.

Insomma, sembra che per Rahul Gandhi la strada sia particolarmente ripida, di fronte ad un Modi che vanta l’88 per cento di indice di gradimento. Continua Casolari: “Gandhi sta cercando di attrarre due componenti per vincere le elezioni: i giovani e gli indiani della diaspora che se ne sono andati all’estero, rapresentano un bacino di voti importante.”

Se la docente sembra più possibilista, su questo punto Tramballi è netto “Mi sembra molto difficile per Gandhi vincere. Il Congress è un partito in seria crisi perché non sa rinnovarsi. Continua a perseguire l’idea del partito familiare, da molte generazioni. Non esistono altri paesi democratici con così lunghe dinastie. Ci saranno le politiche nel 2019, dove sembra che Modi stravincerà.”

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->