lunedì, Giugno 21

La difficile moral suasion di Mattarella Governo debole e privo di visione nazionale, opposizione demagogica. E’ nelle drammatiche emergenze che si vede la cifra dei leader. E qui non ci sono, neppure si intravedono. Manca la politica, mancano i politici

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Per la seconda volta in poche ore il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella scende in campo, costretto dagli eventi legati al Covid-19, in frenetica evoluzione. La situazione politica rischia di sfuggire al controllo, con effetti imprevedibili e comunque negativi.
Palazzo Chigi annaspa, in preda a una confusione palpabile; i partiti della coalizione di maggioranza sono impegnati in laceranti e logoranti litigi; i partiti dell’opposizione più che impegnarsi in una costruttiva azione di vigilanza, preferiscono la comoda rendita di posizione assicurata da un’opposizione sterile e caciarona, rumorosa e di corto respiro. Si aggiunga una crescente sfiducia e malcontento che serpeggia nel Paese, e minoranze violente e irresponsabili, che sistematicamente si infiltrano nelle manifestazioni e si rendono protagonisti di azioni criminali e teppiste. In questo scenario di evidente affanno per Giuseppe Conte e il suo governo, il Presidente Mattarella non può che giocare la carta del richiamo al senso di responsabilità collettivo, oltre che individuale.

Azione di moral suasion che è in corso da tempo, ma che in queste ore si manifesta in maniera sempre più evidente. Lo fa andando a deporre una corona al cimitero di Castegnato, dove degli sciagurati hanno rubato una croce in memoria dei caduti per il Covid-19. Parole inequivocabili: «Sono venuto qui per rivolgere un pensiero a tutti i defunti e tra di loro alle vittime del Coronavirus, ai tanti morti in solitudine. Ho scelto di farlo in questo cimitero dove è avvenuto il furto ignobile della croce posta a memoria delle vittime della pandemia. Ricordare i nostri morti è un dovere che va affiancato a quello della responsabilità di proseguire nell’impegno per contrastare e sconfiggere questa malattia così grave, mettendo da parte partigianerie, protagonismi ed egoismi per unire le forze di tutti e di ciascuno».

Poteva essere l’occasione, per i leader Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, per dimostrare senso civico e di responsabilità. Matteo Salvini e Giorgia Meloni (in minor misura Silvio Berlusconi); preferiscono cavalcare il malcontento e la paura: fosse per loro il governo Conte dovrebbe essere sfrattato; i ministri chiave (interno, esteri, scuola, finanze, sanità), dimettersi; si dovrebbe andare ad elezioni anticipate.

Una posizione irrealistica, e per tante ragioni: l’economia, già in profondo rosso, ne ricaverebbe il colpo definitivo. Mercati e borse internazionali ritirerebbero quel residuo di fiducia. Non c’è una nuova legge elettorale, e neppure sono state disegnate le nuove circoscrizioni, indispensabili, dopo la riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei deputati e dei senatori. Più della metà degli attuali parlamentari è consapevole che non rimetterà più piede a Montecitorio o a Palazzo Madama, e dunque sono ben intenzionati a conservare la cadrega fino alla fine. Molte formazioni politiche sono consapevoli di essere destinate a sparire. Infine, tutti, senza eccezione, sono ben contenti, in realtà, che a palazzo Chigi, con l’attuale situazione e relative emergenze, mai e poi mai, vorrebbe ora trovarsi al posto di Conte. Infine, tra breve scatterà il cosiddetto semestre bianco, che precede l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. In quei sei mesi, le Camere non possono essere sciolte.

Dunque, Conte e il suo governo sono destinati a navigare fino alla fine della legislatura; anche per questo un po’ tutti si sentiranno (e già si sentono) autorizzati a sollevare polemiche e speculazioni di ogni tipo. Indicativo che il capo gruppo al Senato del Partito Democratico Andrea Marcucci si sia sentito in dovere di chiedere un rimpasto del Governo, senza neppure darsi pena di avvertire la segreteria del suo partito. Richiesta non a caso parallela a quella della vociante Italia viva di Matteo Renzi. Il segretario del PD Nicola Zingaretti non nasconde il suo disappunto e la sua contrarietà, ci mette una toppa. In un altro contesto Marcucci sarebbe stato prontamente rimosso dal suo incarico. Non è accaduto.

Gli scontri si accendono anche su altri fronti. Mattarella auspica un confronto con il Presidente della conferenza Stato-Regioni Stefano Bonaccini e il Presidente della Liguria Giovanni Toti: «un dialogo costruttivo e una collaborazione tra le istituzioni». Bonaccini offre una sponda: «Ora più che mai serve mettere da parte appartenenze politiche o geografiche per pensare al bene del Paese. Fermare il contagio e invertire la curva pandemica è la priorità: serve lavorare uniti, a maggior ragione oggi».

La verità è che la situazione ha raggiunto un livello tale che nessuno sa bene che cosa si possa e si debba fare. Conte sforna decreti ministeriali che hanno il sapore delle proverbiali grida manzoniane. Siamo arrivati al DPCM numero 13 (e un quattordicesimo verrà a ore). Siamo ancora alle ‘banali’ e normali raccomandazioni del buon senso delle prime ore: mascherine, distanziamento, igiene. Inutile illudersi: sarà un brutto e duro inverno, segnato da una affannata rincorsa degli eventi: un lento, inesorabile, scivolare verso il lockdown, che comporterà prezzi durissimi da pagare, e che al momento appare l’unica soluzione in un quadro ancor più estremo.

E’ nelle drammatiche emergenze che si vede la cifra dei leader. Che non ci sono, neppure si intravedono; e qui si ritorna a Mattarella, l’unica figura istituzionale che ancora gode di credito e di autorevolezza.
Si può concedere a Conte buona volontà; e chiederci che cosa si saprebbe e potrebbe fare se ci si trovasse al suo posto. Ma concesse queste attenuanti al tempo stesso non ci si può esimere dall’osservare che
il Governo sforna quotidianamente raccomandazioni che lasciano il tempo che trovano, accompagnate da sfilze di numeri, grafici, proiezioni, indici Rt, parametri; freddi rendiconti burocratici che rivelano assenza di una visione; le periodiche serali conferenze stampa hanno il sapore come si è giustamente osservato- della comunicazione prefettizia. Manca la politica, perché mancano i politici, e i politici non si improvvisano. Non è vero come ingenuamente qualcuno ripete come un mantra, che ‘uno vale uno’.

Un Governo troppo debole e privo di visione nazionale; per paradosso, dotato di sufficiente forza per non essere sostituito; vuoto politico ‘ delle opposizioni. Più che altrove, in Italia si sconta e patisce una micidiale miscela, costituita dal peggio delvecchioconiugata col peggio delnuovo’. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.

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