venerdì, Dicembre 3

La difficile estate dei ragazzi I giovani scontano gli effetti dell’ignoranza e dei pregiudizi di gran parte del mondo adulto

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Primo tra i pregiudizi è quello che ci spinge a considerare i ragazzi una categoria sociale omogenea e non singoli individui; replicanti indifferenziati e non soggetti singolari. Troppo spesso, purtroppo, dimentichiamo che noi alleviamo individui non gruppi sociali, e da questo peccato originale si salta direttamente alle indebite generalizzazioni, così un limite individuale verrà attribuito a tutta la categoria senza che vi sia uno straccio di nesso logico, se non, per l’appunto, quello anagrafico. Un riflesso condizionato, che però non scatta quando parliamo degli anziani o dei quarantenni.

Negli stessi giorni in cui si discuteva, all’ingrosso, di quei ragazzi stroncati da una qualche sostanza stupefacente, si sono ripetute delle stragi familiari, con il solito maschio che prima uccide la compagna, quando non gli stessi figli, e poi sé medesimo, eppure nessuno si è sognato di dire che tutte le persone di sesso maschile sono dei potenziali assassini. Se, invece, è un ragazzo a macchiarsi di una colpa ecco che scatta l’approccio sociologico e tutti i suoi coetanei finiscono dentro lo stesso contenitore.

Ma sono tante le abitudini mentali che contribuiscono a creare distanza tra noi e loro. Un vizio comune possiamo individuarlo in quell’atteggiamento che chiamerei ‘reducismo‘, tipico di quegli adulti sempre pronti a ricordare ai ragazzi che ai ‘loro tempi’ le cose, come nelle mitologie, andavano meglio. Loro, gli adulti di oggi, secondo questa finzione, erano più rispettosi dei grandi, soprattutto dell’autorità dei genitori, ascoltavano musica migliore, si vestivano in maniera più decente, non passavano le giornate davanti al computer (ma solo perché non c’era), non stavano attaccati al telefonino (non esisteva neppure quello), non portavano certe pettinature ridicole. Persino il loro calcio era migliore, ‘oggi corrono e basta’, non parliamo del ciclismo che era uno sport pulito (forse perché non c’era l’antidoping).

Fratello gemello del reducismo è il ‘negativismo‘, che conduce gli adulti a considerare sbagliato per definizione tutto ciò che popola la vita dei ragazzi, a cominciare dalla loro vita sentimentale.

Dopo avere esibito queste posizioni geniali, gli stessi adulti si lamentano del fatto che i figli non parlano con loro. E sono ancora gli stessi adulti che perpetuano l’abitudine di interpretate la vita delle giovani generazioni utilizzando come criterio la propria, che si è sviluppata in un contesto culturale completamente diverso. Lo stile di vita di ciascuno viene modellato soprattutto dalle condizioni ambientali, quindi è impossibile che un ragazzo di quarant’anni fa possa somigliare in qualche modo ad uno formatosi nel contesto di oggi, caratterizzato dalla profonda influenza del digitale che sta determinando una vera svolta antropologica e non un semplice cambiamento generazionale.

Le uscite come quella del primo cittadino di Gallipoli, rendono palese un modo di affrontare i problemi della famiglia e delle giovani generazioni che prima o poi presenterà il conto, anzi, lo sta già presentando. Ai ragazzi non importano i giudizi, vogliono esempi e certezze, che certo non possono arriva da parlamentari alla Carlo Giovanardi, che sembrano avere un conto aperto con i nostri ragazzi.

 

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