domenica, Giugno 13

La difficile estate dei ragazzi I giovani scontano gli effetti dell’ignoranza e dei pregiudizi di gran parte del mondo adulto

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Uno degli effetti collaterali meno gradevoli dell’esplosione dei social network è la moltiplicazione delle esternazioni dei politici, a qualsiasi livello, ma considerata la qualità generale dei soggetti, non è un grande spettacolo. Lo testimoniano gli argomenti usati dal Sindaco di Gallipoli, per fortuna poi dimessosi, nel commentare la morte del diciannovenne Lorenzo Toma, avvenuta in una discoteca del Salento. Morte che in realtà sarebbe da attribuire ad una grave cardiopatia da cui il giovane era affetto, circostanza che amplifica la dimensione della gaffe e rende quelle parole, «Se non sai educare non procreare», un vero atto di crudeltà verso i genitori della vittima, ma più in generale verso tutti i genitori, che spesso si trovano ad affrontare situazioni complesse in perfetta solitudine. Il livello dei servizi, quando ci sono, dedicati alla famiglia e al disagio giovanile nel nostro Paese, salvo eccezioni, non è eccelso e di sicuro non all’altezza della situazione, e se i politici, invece di perdere tempo su Twitter, si dedicassero allo studio dei problemi e a dare qualche risposta, forse sarebbe meglio per tutti.
L’organizzazione dei Servizi Sociali in Italia andrebbe ripensata e messa al passo coi tempi, ma ci vorrebbero teste meno distratte per immaginare rivoluzioni del genere.

L’osservazione vale anche per l’attuale Presidente del Consiglio, il quale non perde occasione per scavare fossati attraverso le sue battutine stucchevoli, che non sono propriamente le geniali freddure di Winston Churchill, ma semplici dispettucci, come è accaduto in occasione dell’approvazione della legge che riforma la Pubblica Amministrazione, quando, invece di commentare con misura e soddisfazione il risultato, importante per il Paese, si è messo a twittare sfottendo i suoi avversari interni, come fanno i bambini dell’asilo, «Un abbraccio ai gufi». Abbiamo bisogno di altro, di adulti.

Ma torniamo ai ragazzi, a quelli veri, agli eventi luttuosi verificatisi nei territori del divertimento e nei dintorni, rimasti a lungo sulle prime pagine dei quotidiani. Proprio lo sviluppo mediatico delle vicende più gravi e i giudizi avventati di chi, per le responsabilità che ricopre, dovrebbe riempire il pentagramma di pause prima che di note, fanno pensare che il mondo giovanile, oltre che di limiti propri, sconta gli effetti dell’ignoranza e di pregiudizi di gran parte del mondo adulto e, fatto insopportabile, di quello politico.

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