lunedì, Ottobre 18

La destra ha perso, Merkel ha vinto, Draghi è in corsa Merkel aveva chiaramente capito, e non da poco, che la politica della lesina della Germania, e la politica della primazia tedesca, avevano fatto largamente il loro tempo. Ha capito che doveva costringere i fautori più accesi di quella politica a deporre, almeno un po’, le armi

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Il risultato delle elezioni tedesche, al di là di chi sarà il cancelliere, mostrano una cosa chiara, anzi due. La maggioranza alquanto destrorsa, del Parlamento, e quindi del Governo tedesco, è stata battuta, forse archiviata per un bel po’. La Germania, in qualche modo, sembra avere capito che la politica conservatrice, la politica della restrizione o austerità economica e, infine, la politicaGermania first‘, potrebbe essere archiviata. Potrebbe, quest’ultima, potrebbe.
Lo dico perché non è un caso, anzi, è un dimostrazione di grave arretratezza culturale e politica, che il possibile vincitore delle elezioni tedesche, Olaf Scholz, ha rivendicato laforzadella Germania, contro le regole di oggettività curricolare tipica (almeno nella forma) fino ad oggi del metodo di nomina dei funzionari europei.
Mi riferisco al grave atto di prevaricazione svolto alcuni giorni orsono, per la nomina del dirigente di un importante ufficio finanziario della UE. Ilvincitore‘, cioè quello che per titoli e per valutazione di una sorta di commissione di esame esterna alla UE, è statobattutoda un tedesco, anzi, da una tedesca. In nome della difesa delle donne? Eh no, direi proprio di no, spero proprio di no, sono certo che non è stata questa la motivazione, anche se, forse, è stata usata come motivo per convincere i rappresentanti degli Stati membri al momento del voto, normalmente una semplice formalità.
La prassi, in genere, vuole che venga votato il ‘migliore’. Qui è stata votata la seconda migliore, però donna. Autore del colpo di mano, pare, è stato proprio quello Scholz che potrebbe diventare cancelliere. Direte, una banalità? No, una cosa serissima e grave: il candidato vincente, purtroppo per lui maschietto (ormai un certo femminismo arrembante riduce i maschi a lamentarsi di esserlo!) non era uno qualunque: era italiano.
Un colpo di mano, ho scritto, tipo ‘Germania first’. Ma ciò ha una motivazione ben precisa: in Germania, fortissima è la sensazione e il timore che l’uscita di scena della signora Angela Merkel potrebbe rappresentare un momento di difficoltà per l’operazione, appunto, Germania first, condotta, ma con molta discrezione, da Merkel, e con molta meno discrezione da altri: da Weidmann a Schäuble. Male, molto male.
Ma, a questo punto peggio, molto, molto peggio la strampalata dichiarazione di Luigi Di Maio, che presume di essere il Ministro degli Esteri di Italia (anche questo abbiamo dovuto vedere!) che si congratula non so di cosa, ma aggiunge che di fronte ad un ‘vuoto di leadership’ in Europa, per fortuna noi abbiamo un leader ‘prét à porter’. Non so Mario Draghi come abbia reagito, se ha reagito, ma credo sia furibondo, come può succedere ad uno freddo come lui, direbbe Woodhouse “uno che se alza un sopracciglio vuol dire che è furibondo”! io lo sarei.
Ma lasciamo perdere, da colui che giudica gli edifici comunitari delle marchette a Macron, non ci si poteva aspettare di meglio, anzi, grazie a dio si è fermato lì!

 

Dicevo che il risultato delle elezioni tedesche suscita due considerazioni. La destra ha perso, e non poco. Ma -… ora smetterete di leggere e chiamerete la neurodeliri … ma, io sono uno tosto!- ha vinto Angela Merkel.
Non sono ammattito. La signora Merkel aveva chiaramente capito, e non da poco, che la politica della lesina (e peggio, se pensate alla Grecia) della Germania, e la politica della primazia tedesca, avevano fatto largamente il loro tempo. Merkel lo aveva capito da tempo, e infatti da tempo ha avvisato che se ne sarebbe andata. Ora della Merkel si può dire tutto e il suo contrario, ma che sia una imbecille no. È, voglio dire, evidente che una di quella forza, non solo ha capito che quella politica non pagava più, ma ha capito che doveva costringere i fautori più accesi di quella politica a deporre, almeno un po’, le armi. E ha preparato la sua uscita di scena per tempo, annunciandola. E da allora le sconfitte del suo partito non si sono più contate, fino a quella attuale.
È pazza? No, io credo che, alla fine, si dovrà ammettere che ha capito di non essere in grado non solo di portare avanti quella politica, grazie a lei solo moderatamente conservatrice e austera, ma comunque tale, ma anche di doverla fare finire, forse in nome dell’Europa, quella vera, non quella delle marchette.
Perché?
Ma per privilegiare un disegno che lei, molto alternante e con grandi esitazioni e ripensamenti, capiva di non potere più portare avanti, anche perché la sua parte politica era sempre meno filo europea, anzi, sempre più anti-europea, basta pensare al tentativo maldestro di fare silurare dalla Corte Costituzionale tedesca il piano Draghi di acquisto del debito pubblico: insomma di creazione di moneta. E quindi, ha in qualche manieraprovocatola sconfitta, nella speranza (speriamo sia fondata) che l’altra parte politica sia più aperta e intelligente. Oddio, l’episodio che ho raccontato prima non depone certo in tal senso.
E specialmente si è resa conto che quel progetto non può essere portato avanti da un membro della CDU tedesca o peggio della CSU, e quindi nemmeno da lei, che avrebbe dovuto litigare in continuazione con i membri del suo partito.

Ora, la Germania, si trova in una situazione di incertezza e instabilità e quindi non potrà continuare a imporre la sua politicaausterain Europa, e dovrà cercare a tutti i costi alleanze in condizioni di debolezza. E l’unico che può dargliela, l’alleanza, è (quante volte lo ho scritto?) Mario Draghi, che non a caso non ha perso occasione per ‘parlare’ con Merkel. E che ha un prestigio e una levatura assolutamente incomparabili ora in Europa. Non c’è un tedesco a quel livello, e il francese Emmanuel Macron non ha carte in mano, la Gran Bretagna per fortuna non c’è più, Viktor Orbàn conta quanto Giggino o Salvini. Quanto a Macron, prova ne sia la reazione ridicolmente arrabbiata al colpo basso di Joe Biden che gli ha fregato 56 miliardi di euro, e lui non solo non può farci nulla, ma non gli resta altro che rivendicare un ruolo nel Pacifico, che fa ridere i polli e serve solo a fare vedere bene che la Francia è probabilmente uno degli ultimi Paesi colonialisti del mondo, ma incapace di tenersele quelle colonie.
Insomma, Macron è molto debole e rischia pure di perdere le prossime elezioni. Ma, Macron non conta, conta la Francia come gli altri Stati europei, che se non si uniscono, e in fretta anche, rischiano, ora sì, di essere tagliati fuori da tutto, e Biden, senza volerlo (anche lui ha consiglieri alquanto approssimativi, direi) ha dato chiarezza a ciò, facendo chiaramente capire che dell’Europa non gli importa e conta l’Asia. Gli altri contano come il due di briscola. Resta solo Draghi, che vuole fermamente l’Europa. E l’unica cosa che può impedirgli di realizzare il suo progetto (molto più avanzato di come non sembri) è qualche errore grave interno, italiano.
Coraggio: la corsa è aperta, chi riuscirà meglio di altri a porre ostacoli alla strada di Draghi, che poi è la strada dell’Italia?
Accetto scommesse.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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