venerdì, Aprile 16

La Democrazia si è inceppata Chieste riforme come la correzione della rappresentatività a favore di professionalità mirate

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Thailandia democrazia

Bangkok – E’ evidente a tutti, ormai, che qualcosa s’è inceppato nella Democrazia thailandese. Non si può nemmeno dire che si tratti di una questione di rappresentatività, al netto delle variabili intervenienti terze com’è accaduto con le azioni di profondo disturbo ed ostruzionismo da parte dei Democrats e del loro leader attuale Suthep Thaugsuban. Poiché da tempo la Thailandia è bloccata sulla via dello sviluppo democratico da una scissione tra il Pheu Thai Party che rappresenta il contesto agricolo, la macchina produttiva primaria del Paese e i Democrats che invece rappresentano la classe colta metropolitana, le accademie universitarie e parte della classe media thailandese, finora il palliativo cruento è stato quello della dittatura militare. Ma quest’ultima è stata solo una specie di coltre che nascondeva alla vista la reale risoluzione delle questioni thailandesi per un periodo di tempo di almeno 15 anni.

Nel momento in cui ci si è intesi un po’ da parte di tutte le componenti politiche thailandesi sull’accettare la via democratica in toto -quella per la quale si va in un seggio elettorale, si vota e si accetta l’esito dello scrutinio finale- ogni volta che si è passati per le crune delle elezioni si è aperto il Purgatorio delle contestazioni, lo sconfitto non riconosce il vincitore, si scende in strada e si protesta paralizzando la Nazione. Nel 2010 lo hanno fatto quelli del Movimento delle “Magliette Rosse” vicine al Pheu Thai Party, nel 2014 lo fanno i Democrats, le cui proteste, sit in e contestazioni soprattutto nella Capitale hanno finito solo col determinare una paralisi anche parlamentare, oltre che sociale e civile, col risultato che il PIL della Thailandia s’è improvvisamente raffreddato, l’economia s’è nel complesso fermata, ogni centro decisionale balbetta in un continuo nascondere la polvere sotto i tappeti e senza poter effettivamente incidere sul tessuto sociale e politico nazionale. Da una parte lo United Front for Democracy against Dictatorship UDD (Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura), dall’altra il People’s Democratic Reform Committee guidato oggi da Suthep Thaugsuban, senza dimenticare che però nelle proteste delle Magliette Rosse del 2010 hanno perso la vita 98 persone, compreso il fotografo italiano Fabio Polenghi mentre durante le proteste del 2013-2014 dei Democrats l’Esercito non è intervenuto pesantemente in egual modo perché il Governo guidato da Yingluch Shinawatra non lo ha imposto e perché fin dall’inizio della protesta dei Democrats l’Esercito –attraverso tutti i suoi più alti vertici- ha chiarito di volersi tenere attentamente fuori dalla mischia e di non volersi far tirare la giacca né da una parte né dall’altra (come accaduto in passato, atto da cui sono derivati colpi di stato consecutivi per 15 anni circa) per guidare la Nazione il cui mondo politico non è capace di produrre un centro decisionale chiaro e capace di mandare avanti la macchina governativa, burocratica ed amministrativa del Paese. E nello iato tra la politica afasica e l’Esercito che non interviene, si constatano gli attacchi a colpi di granate, le bombe, gli omicidi mirati di esponenti politici di ambo le parti, persino i cecchini che sparano anonimi dai tetti.

Ora gli osservatori thailandesi esperti di Politica si interrogano sulla natura del blocco politico e sociale tutto thailandese e sul presente oltre che sul futuro della Politica nazionale. Secondo alcuni di essi, il Pheu Thai Party può andar bene nel momento in cui si voglia dar voce alle radici agricole del Paese ma non può offrire fulgidi esempi dal punto di vista etico. I Democrats possono andar bene nello stilare la progettualità di governo in materia di istruzione ma certo non possono compiere grandi passi nella direzione di un management della sanità adatto ai tempi. Il Chart Thai può sicuramente andar bene nel settore dello sviluppo agricolo ma non è certo dotato di una visione ampia tanto da accettare le innovazioni della Scienza e della Tecnologia moderna. Secondo i critici esperti di Politica in Thailandia, la Democrazia dovrebbe tenere insieme tutti questi punti di vista, esaltando gli aspetti positivi che potrebbero fare da collante unico e allontanare i fattori negativi che sempre esplicano un effetto disgregativo nella società e nel quadro politico di un Paese.

Invece, nello scenario politico attuale, al contrario, il Pheu Thai Party guida il Ministero della Giustizia, cioé lì dove si governano gli standard dell’etica; i Democrats si interessano delle infrastrutture; il Chart Thai guida la ricerca scientifica pionieristica. Sempre secondo il parere dei critici thailandesi esperti di politica, mettere l’uomo giusto al posto giusto dovrebbe essere una logica vincente in ogni caso, al di là degli schieramenti politici, anzi, dovrebbe essere un tema guida nella selezione dei Ministri, come accade in un ruolo che dovrebbe essere chiaramente super partes come accade nel caso del Ministro delle Finanze.

Poi vi è un altro tema che alimenta il dibattito politico in Thailandia: la logica identificata col principio “il vincitore fa tutto” viene troppo spesso tradotta in Thailandia in “il vincitore possiede tutto”. Ed è una mentalità errata e che produce effetti altrettanto sbagliati. Chi vince le elezioni –affermano alcuni critici politici thailandesi- dimentica di svolgere poi il proprio mandato per servire la Nazione ma consente l’ingresso in scena di altre istanze: ad esempio, ci si affida ad un Ministero della Informazione e delle Comunicazioni che possa incrementare il proprio business, si mette a capo del Ministero dell’Agricoltura ci possa aumentare gli introiti derivanti da quel settore economico e nemmeno ci si chiede più se alla conduzione della macchina ministeriali vi sia gente realmente competente oppure no. Allora, affermano alcuni critici politici thailandesi- se la democrazia rappresenta la scrematura verso il meglio perché allora non procedere – estremizzando il discorso – ad elezioni per settori chiave separati, come Istruzione, Agricoltura, Difesa, Affari Esteri e così via? Con il metodo elettivo attuale, il vincitore decide tutto e lascia alla porta l’opposizione e qualsiasi parere anche utile essa possa avere. Tali critici della politica Thai arrivano a definirla una specie di “dittatura travestita” e non importa il colore politico del quale si ammanta grazie al voto vittorioso. Tra le varie riforme che si propongono, quindi, vi è quello di fare in modo –sia ante sia ex post- si faccia in modo affinché, al di là del risultato elettorale, a condurre la macchina amministrativa e governativa del Paese, soprattutto nei suoi settori chiave, ci siano le persone giuste al posto giusto.

 

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