domenica, Settembre 26

La deforestazione in Romania ha causato cambiamenti climatici estremi field_506ffb1d3dbe2

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Per tre anni, Greenpeace Romania ha fatto molti sforzi per iscrivere i preziosi boschi romeni naturali di faggi nel patrimonio mondiale UNESCO. L’UNESCO raccomanda infatti a tutti i Paesi che hanno estensioni forestali di un certo valore di avviare le pratiche per ottenere la protezione delle aree forestali secolari inserite nella lista del patrimonio mondiale.

In tutto il mondo, altri 14 Paesi sono riusciti a proteggere le loro foreste (parliamo di Australia, Bielorussia, Brasile, Germania, Indonesia, Kenya, Libano, Madagascar, Polonia, Slovacchia, Russia, Sri Lanka, Thailandia, Ucraina). La Romania ha la più grande estensione di faggeti della zona eurasiatica -circa 2 milioni di ettari- che rappresentano oltre il 30% della superficie delle foreste del Paese. I boschi di faggio si sono diffusi qui quasi 3.000 anni fa, e comprendono alcune specie endemiche e rare che danno alla regione un tocco distintivo.

Durante il periodo 1929-2004, i faggeti sono diminuiti di circa 400.000 ettari, cioè mediamente del 20%, ma l’aggressione continua, dunque continuare a proteggerli è molto importante, dice Greeanpeace. Si tratterà di un’iniziativa opportuna, dato che i territori della Romania negli ultimi due decenni sono stati sottoposti a una pesante devastazione del manto forestale. Oltre 350.000 ettari di alberi sono stati spazzati via dalla mappa geografica, a causa del diboscamento illegale della foresta demaniale e della proprietà privata. Di conseguenza, negli ultimi anni, la Romania affronta ondate di calore sempre più devastanti e insopportabili, nonché tempeste di grandine. I climatologi spiegano il fenomeno con la teoria del cambiamento climatico causato dalle attività antropiche. Oltre ai problemi dell’inquinamento industriale, l’abbattimento delle foreste genera riscaldamento del clima, frane, e alluvioni.

Secondo il rapporto dedicato al “Patrimonio forestale della Romania – 1990-2012” redatto dalla nazionale Corte dei Conti, in quel periodo sono stati cancellati illegalmente 366.000 ettari di bosco, e sono stati venduti oltre 80 milioni di metri cubi di legname, per un valore di oltre 5 miliardi di euro. Inoltre, secondo i dati forniti dal Ministero dell’Ambiente e del cambiamento climatico e delle foreste, il volume complessivo del diboscamento illegale durante il 2005-2011 è stato di 633.500 metri cubi.

«Negli anni 1990-2011, il volume del diboscamento illegale nelle foreste della Romania è proseguito, con ampie fluttuazioni annuali, soprattutto nelle foreste del demanio,» dice il rapporto. I 5 miliardi di euro risultano da una valutazione minima di 70 € per ogni metro cubo di legna da ardere, della qualità peggiore. «Questa cifra è lontana da quella reale, perché la maggior parte degli alberi abbattuti nelle foreste della Romania vengono venduti all’estero (Europa, Nord Africa, Asia) e a prezzi molto più elevati rispetto al minimo indicato sopra (. ..) I problemi più pressanti per le foreste romene sono il diboscamento illegale, la deforestazione incontrollata e una riforestazione insufficiente. Le cause di questi problemi sono principalmente legate alla normativa, che è in ritardo rispetto ai cambiamenti del settore, soprattutto in merito alle procedure di passaggio di proprietà; attualmente circa il 50% delle foreste della Romania sono distretti a gestione privata» ha detto la Corte dei conti.

Secondo uno studio condotto da Greenpeace Romania, la situazione è anche peggiore, e ogni ora vengono tagliati oltre 3 ettari di foresta. Secondo il Ministero dell’Ambiente – Dipartimento per le acque, le foreste e la pesca, gli effetti della deforestazione li vediamo ogni giorno: frane, inondazioni, intasamento dei corsi d’acqua, enfatizzazione degli effetti prodotti dagli eventi meteorologici estremi – in particolare dalla siccità. Inoltre, assistiamo a una riduzione della qualità della vita dovuta al calo dell’effetto filtrante degli alberi sull’aria che respiriamo.

«Con il taglio delle foreste, i fenomeni alluvionali stanno diventando sempre più intensi e distruttivi e richiedono ingenti investimenti per proteggere la vita e la proprietà del popolo», ha detto un rappresentante del Ministero. Un altro problema è il costo di rimboschimento dei terreni devastati. Secondo lo stesso istituto, per la riforestazione di 700 ettari diboscati illegalmente, le autorità esborsano 3 milioni di euro.

Il Dipartimento per le acque, le foreste e la pesca fa i suoi controlli per sradicare la corruzione nel sistema, ma le cose si muovono lentamente. Inoltre, nel nuovo Codice forestale della Romania, recentemente adottato, si vieta il commercio di legname che sia privo di certificati di origine (proveniente da taglio illegale o rubato) e si afferma che le foreste vanno protette dal diboscamento illegale. Il tragitto del legno è seguito da un sistema elettronico per verificare se si vende una quantità maggiore rispetto a quella approvata prima del taglio del legno, e i trasgressori ricevono sanzioni.

La Romania ha un fondo forestale di 6,3 milioni di ettari (27% della superficie), mentre in altri paesi europei le foreste coprono più del 50 per cento. Gli studi romeni dicono che si dovrebbe raggiungere il 40% di superficie forestale, per evitare allagamenti, frane e l’aumento dell’inquinamento. Piantare alberi è una delle soluzioni più efficaci per diminuire gli effetti inquinanti dei gas delle auto e dei fumi industriali.

La situazione non si regolerà in meno di cento anni. Gli scienziati e gli ambientalisti sono dunque molto preoccupati, perché la cancellazione delle foreste certamente porterà a disastri sempre più grandi.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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