giovedì, Agosto 5

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Prosegue con un’agenda fitta di appuntamenti la missione del premier Matteo Renzi a Pechino, accompagnato dalla moglie Agnese Landini. In mattinata, Renzi ha incontrato il presidente dell’Assemblea nazionale del popolo Zhang Dejiang. Dopo una visita alla Città Proibita, il premier ha incontrato il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, che ha salutato con favore i provvedimenti messi in campo dall’Esecutivo: «Le riforme del governo Renzi hanno avuto una grande risonanza internazionale, congratulazioni per il percorso avviato». Xi Jinping si è anche soffermato sull’importanza della partnership economica tra Cina ed Europa, e ha aggiunto che l’Expo di Milano costituisce un evento di straordinario rilievo. Il capo di Stato si è detto un appassionato ammiratore della cultura italiana, raccontando di aver già visitato come turista Roma, Firenze, Pisa, Napoli, Sorrento e la Sicilia. Da parte sua Renzi ha ricambiato i complimenti delle presidente cinese, esprimendo la stima che il nostro paese ha per la Cina: «Dobbiamo molto imparare dalla vostra capacità di programmazione e realizzazione». Indubbiamente la visita di Renzi in Cina non ha regalato momenti mediaticamente indimenticabili; d’altra parte, però, lo scopo era quello di rinsaldare i legami politici e, soprattutto, commerciali tra i due Paesi, in particolare nella prospettiva dell’Expo e non solo.

Dopo lo scandalo sull’Expo 2015 e sul Mose, il fronte giudiziario si arricchisce oggi di una nuova perla che rischia di minare ulteriormente la fiducia dei cittadini in quelle istituzioni deputate a contrastare la corruzione. Il Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, il col. Fabio Massimo Mendella, è stato arrestato per ordine della Procura di Napoli con l’accusa di concorso in concussione per induzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Oltre a Mendella, è stato arrestato il commercialista napoletano Pietro de Riu. Il Comandante della GdF era responsabile del settore verifiche del Comando provinciale di Napoli dal 2006 al 2012 e, per suo conto, de Riu avrebbe riscosso più di 1 milione di euro per evitare verifiche e accertamenti fiscali. I pm Vincenzo Piscitelli e John Woodcock hanno disposto una perquisizione nel comando generale della Gdf in viale XXI Aprile a Roma perché, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe indagato per un’ipotesi di corruzione anche il comandante in seconda della GdF, il gen. Vito Bardi (subentrato al generale Emilio Spaziante, arrestato con l’accusa corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul Mose). A beneficiare dei presunti favori degli indagati sarebbero stati due fratelli imprenditori partenopei della società Gotha s.p.a.: i legami tra Mendella e erano tanto stretti che quando il colonnello fu trasferito nella capitale, anche la Gotha decise di portare la sua sede nella Capitale, per continuare a godere del trattamento di favore.

Dopo le notizie trapelate ieri di un suo possibile coinvolgimento nello scandalo Mose, Enrico Letta ha affidato a Tweeter la sua secca replica: «Leggo falsità sul mio conto legate al Mose. Smentisco con sdegno e nel modo più categorico. Non lascerò che mi si infanghi così!».

Intanto la Magistratura continua il suo lavoro per mettere assieme interrogatori e carte al fine di ricostruire con progressiva chiarezza il gigantesco formicaio scoperchiato dalla maxi inchiesta. Oltre al nome dell’ex premier, sono trapelati altri nomi di politici nazionali e locali, tra i hanno fatto notizia quelli di Gianni Letta, di Altero Matteoli e di Renato Brunetta. Anche da parte di questi ultimi, non hanno tardato a fioccare le smentite e querele. «Non avendo nulla da nascondere e non avendo mai percepito alcunché, sono in attesa di essere sentito dai magistrati di Venezia, per illustrare la mia posizione e fornire ogni chiarimento richiesto» ha dichiarato Matteoli. Brunetta ha tenuto a ribadire che «a sostegno della mia campagna elettorale per le comunali veneziane del 2010 è stato deliberato un contributo elettorale, e per di più non dal Consorzio Venezia Nuova, regolarmente contabilizzato e dichiarato secondo la legge, e nient’altro». Nelle pieghe dell’inchiesta è stato tirato in ballo anche Flavio Tosi per un finanziamento di 15mila euro; il sindaco di Verona si è detto tranquillo, e ha aggiunto di aver consegnato «l’elenco dei finanziatori presso la Procura della Repubblica di Verona per garantirne comunque un autorevole controllo».

Temendo la fuoriuscita di notizie, il Procuratore capo Luigi Delpino ha dato severe disposizioni affinché gli uffici siano aperti ai soli addetti ai lavori. Col passare dei giorni si addensano sempre più le nubi sull’ex Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, nell’ambito del troncone politico-affaristico dell’indagine: la richiesta di arresto presentata dalla Procura è all’esame della Commissione per le Autorizzazioni della Camera. Critica è anche la posizione del sindaco Giorgio Orsoni, attualmente ai domiciliari, accusato di finanziamento illecito percepito durante la campagna elettorale del 2010. Decapitata del sindaco, l’amministrazione comunale è entrata nel caos, ma l’approvazione del bilancio non può attendere.

Sull’Expo, in una dichiarazione ai cronisti, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha detto: «non è allarmismo. È un allarme fondato. È documentato che cosa il Governo doveva fare e cosa non ha fatto. È incomprensibile che in tre mesi non si sia fatto nulla». Non ci sono molti dubbi in merito al fatto che i tentativi messi in campo dal Governo si sono rivelati una pezza a colore su una voragine senza fine; lascia però un po’ interdetti che sia proprio Maroni a pronunciare parole così ferme.

Ad ogni modo, il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha annunciato che venerdì prossimo il Consiglio dei Ministri proporrà una serie di provvedimenti finalizzati ad aiutare la società dell’Expo: «Ci sono passaggi delicati legati alle infrastrutture e all’organizzazione, ma l’Expo è un’occasione formidabile. Arriveranno 140 Paesi che cercano» l’Italia delle eccellenze. Anche il viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini ha ribadito il fermo impegno del Governo: «Ci sono le condizioni per chiudere i lavori con la rapidità richiesta. I lavori vanno consegnati il 15 aprile dell’anno prossimo» e «Io mi fido dei tecnici di Palazzo Chigi».

Quanto agli aspetti più giudiziari dell’inchiesta sull’Expo, il gip Fabio Antezza ha accolto la richiesta di arresti domiciliari per Angelo Paris, l’ex manager di Expo, mentre ha respinto quella di Enrico Maltauro.

Con 187 sì e 180 no la Camera approva a voto segreto l’emendamento della Lega che, modificando l’articolo 26 della legge Comunitaria, introduce la responsabilità civile per i magistrati: «chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue finzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale». Governo e Commissione avevano espresso parere contrario, e visto che i deputati di M5S hanno dichiarato la loro astensione, la responsabilità dell’incidente parlamentare va addebitato alla mancata tenuta della maggioranza. Ettore Rosato del Pd ha assicurato che «questo testo deve ancora passare al Senato dove verrà modificato», ma bisognerà vedere quale sarà l’atteggiamento del NCD; senza contare che a Palazzo Madama i numeri su cui può contare il PD sono più risicati rispetto alla Camera.

Commentando il voto di oggi, l’Associazione Nazionale Magistrati ha rilevato che la norma presenta «evidenti profili di illegittimità costituzionale», aggiungendo che appare «grave e contraddittorio che si indebolisca l’azione giudiziaria proprio mentre la magistratura è chiamata a un forte impegno contro la corruzione».

Sull’argomento è intervenuto pure il vice presidente del CSM Michele Vietti: «È in gioco non un privilegio, ma l’indipendenza di giudizio del magistrato. (…) Con tutto il rispetto per il Parlamento, di cui pure ho fatto parte mi permetto di non essere d’accordo sull’emendamento Pini. Come il CSM ha ribadito più volte esporre il singolo magistrato a un’azione diretta di responsabilità metterebbe a repentaglio il suo libero convincimento e produrrebbe un numero indefinito di processi su processi». «L’indipendenza di giudizio del magistrato» ha concluso Vietti «è un valore che deve stare a cuore non solo alla magistratura ma a tutti i cittadini».

Appresa la notizia della defaillance del Governo alla Camera, Renzi ha chiosato: «È una tempesta in un bicchiere d’acqua. Il voto segreto è occasione di trappoloni, ma le reazioni che vedo sono esagerate. La norma sarà modificata a scrutinio palese al Senato».

L’ 11 giugno di 30 anni fa, a Padova, moriva Enrico Berlinguer. Per celebrare la ricorrenza il PD ha allestito alla Camera una mostra in onore dello statista comunista. La mostra verrà inaugurata domani, alle ore 16.00, presso la Sala del Cenacolo di Vicolo Valdina. In una celebre intervista concessa a Eugenio Scalfari e pubblicata su “La Repubblica” il 28 luglio 1981, Berlinguer lanciava con autorevolezzaa il tema della ‘questione morale’: «I partiti hanno degenerato» disse «e questa è l’origine dei malanni dell’Italia». Alla luce della cronaca di oggi, quel messaggio risulta ancora drammaticamente attuale: un segnale inquietante o forse un punto dal quale partire.

 

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