martedì, Gennaio 25

La cultura per Firenze, salvare la Costa San Giorgio dal resort ‘Azzerare tutto’ è la richiesta di intellettuali italiani e stranieri da Antonio Paolucci a Salvatore Settis. Le parole di Padre Bernardo, abate della Basilica di S.Miniato al Monte: “il resort per ricchi tradisce la città di La Pira”. Ma il Consiglio comunale a maggioranza approva l’operazione

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Firenze di fronte ad un nuovo disperato – tentativo di salvare la Costa San Giorgio, quella che dal Ponte Vecchio consente di salire fino al Forte di Belvedere, minacciata da un intervento edilizio che rischia di devastare  il poggio stesso, non a caso detto delle rovinate,  perché soggetto a continui smottamenti. Lo stesso architetto del Forte, Bernardo Buontalenti, ne ebbe la casa distrutta. Questo progetto prevede la trasformazione dei due antichi complessi conventuali (San Girolamo e San Giorgio dello Spirito Santo ) in un resort di lusso che un potente gruppo finanziario (Lionstone Development con sede a Miami Beach, che fa capo alla famiglia Lowenstein, già proprietariadella villa di Cafaggiolo, da cui proviene la famiglia dei Medici ), sta cercando di realizzare. Va detto che fino a pochi anni fa, i due complessi religiosi  da tempo avevano cessato le loro funzioni, avendo  ospitato la Caserma e la Scuola di Sanità Militare. Stavolta in campo a difesa dell’integrità della collina, sono scesi molti e autorevoli rappresentanti della cultura, che hanno unito la loro voce a quella di padre Bernardo, abate della basilica di S.Miniato al Monte,  e dei vari comitati  e organismi da tempo mobilitati ( come Idra e Italia Nostra),  e in questa campagna a difesa della collina e dell’antico complesso, e rivendicando al contempo l’uso pubblico di questo bene. ‘Revocare il procedimento in atto’ e ‘azzerare tutto’ è la richiesta contenuta nell’ appello lanciato da intellettuali,  docenti, ricercatori, professionisti, esponenti di associazioni fiorentine e internazionali, tra cui l’ex ministro e sovrintendente ai Musei Vaticani Antonio Paolucci e Salvatore Settis, urbanisti e docenti di varie università (italiane, americane, inglesi, tedesche e del Cern di  Ginevra) .

 

L’appello chiede di “azzerare il piano di riconversione” che prevede la trasformazione del vecchio complesso trecentesco in un resort di lusso di 135 camere, con annessi enoteca ristorante all’aperto, auditorium ed un garage per realizzare il quale verrebbe sventrata una zona dell’area collinare. L’operazione aveva  suscitato  un primo allarme allorquando era stata avanzata dalla   proprietà l’ipotesi di realizzare una funivia di collegamento tra il Giardino di Boboli e l’hotel.  Prontamente bocciata  appena nata come idea.  Dunque nessuna teleferica con vista panoramica per i ricchi ospiti del Resort. Un primo successo, ma la partita è dura e  la vicenda intricata, tanto da dare origine ad un confronto a più voci, sugli organi di stampa e in luoghi pubblici, nel quale sono intervenuti a distanza padre Bernardo Gianni, abate della Basilica di S. Miniato al Monte,   Sindaci e amministratorilocali.  Vasta l’eco delle profonde e amare riflessioni di padre Bernardo, sia sul ruolo e il valore spirituale e sociale dei conventi nella città medievale che sul pericolo di veder trasformato “uno spazio di bellezza e bene comune come Costa San Giorgio in un albergo per pochi privilegiati.”  E in un monaco  come lui, che vive in prossimità di questo luogo, su un crinale che è un miracolo di concentrazione di bellezza artistica e paesaggisticanon può che accendersi la passione di fronte  a questa eventualità.” Ad animare il confronto e la disputa, anche uno scambio di accuse più o meno velate tra l’attuale Sindaco Dario Nardella ed il suo predecessore   Leonardo Domenici. Parte da lontano Nardella per scagionarsi   dalle accuse piovutegli addosso,  di arrendevolezza di fronte  alle pretese della proprietà . E sbotta: “E’ dal 1866 che il complesso conventuale è interdetto ai cittadini. Per anni il complesso  ha ospitato la caserma, ed è stata sventrata anche la Chiesa. E quando il Demanio ne ha deciso la vendita ai privati nessuno ha detto niente.” E giù ancora: “E’ da 150 anni e non da quando l’ha comprato il magnate argentino,  che l’antico convento è sottratto ai fiorentini. Il Comune con le sue decisioni  urbanistiche ha messo vincoli tali da spingere il privato ad aprire almeno un pezzo del giardino al pubblico. Ribatte  seccato Domenici: “Il complesso immobiliare di Costa S.Giorgio è stato venduto da Cassa Depositi e Prestiti all’imprenditore argentino Lowestein nell’ottobre 2015, fino ad allora era di proprietà pubblica, non più del Ministero della Difesa ma di Cassa Depositi e Prestiti. Il Comune avrebbe avuto e ha tuttora la possibilità di regolare in modo più consono alle esigenze del quartiere la sua destinazione d’uso.”

A prendere le difese di Palazzo Vecchio, in un dibattito pubblico piuttosto acceso, tenutosi presso la Sala Vanni (piazza del Carmine, di fianco alla cappella che accoglie i capolavori di Masaccio) l’assessore Cecilia Del Re cerca di ricostruire i passaggi più delicati, ricordando come l’alienazione della ex caserma, che raggruppa due conventi del Trecento e una chiesa, arrivi da lontano: «Nel marzo del 2002 l’allora sindaco Domenici e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Bosi, firmarono un protocollo d’intesa per la dismissione delle caserme e tra queste c’era anche la Vittorio Veneto. Il Comune di Firenze chiese di poter conservare su quel bene la destinazione pubblica, realizzandoci una biblioteca e degli archivi, ma l’allora governo Berlusconi si oppose aprendo la strada alla vendita a Cassa Depositi e Prestiti prima e al gruppo Lowestein dopo. Purtroppo non c’erano gli strumenti per bloccare quell’iter e il cambio di destinazione». Ma da sinistra si levano altre voci; come quella di Antonella Bundu ( SinistraProgetto Comune) già consigliere comunale,  che mette sotto accusa il nuovo Regolamento urbanistico della Regione, attraverso il quale, in nome della semplificazione,  di fatto sconquassa la legge regionale 65 del 2014 ( legge Marson) che era  rigorosa nella tutela del territorio. E dopo questi passaggi ecco che il problema arriva in Consiglio Comunale,

dove  dopo lunga e serrata discussione, il progetto per la realizzazione del resort di lusso, viene approvato a maggioranza.  Il Sindaco chiude la discussione sostenendo che “ non si può dire sempre di no”. Il complesso si trova in grave stato di decadimento e trattandosi di un bene privato,  quel che si poteva  fare è stato fatto, garantendo l’uso pubblico di alcuni spazi (terrazza panoramica, teatro all’aperto, orti) tutte cose da definire progettualmente. Ora inizia una nuova fase ma è chiaro che sull’intera operazione  ci sarà la massima attenzione.  Anche il Sovrintendente  Andrea Pessina, intervistato ( da Repubblica) ha dichiara che  l’intervento sul Resort sarà valutato con “estremo rigore”.  E ci sarà grande vigilanza e mobilitazione sulle varie fasi. La cittadinanza si è fatta sentire e si farà ancora sentire dichiara lo storico dell’arte Tomaso MontanariSe ora  la questione è diventata d’interesse nazionale e anche internazionale, lo si deve alla costante mobilitazione nei quartieri della città, tanto da  investire il Consiglio di Quartiere  e, in queste ultime ore anche il Consiglio Comunale. Riuscirà questa mobilitazione a far sì che si possa salvaguardare la collina, che fa parte di un’area considerata dall’Unesco patrimonio  dell’umanità?   Si saprà tener conto  delle parole di Padre Bernardo? Il quale dice La città è una realtà organica, è come un corpo vivo, ed espiantarne dei pezzi per sottrarli al bene comune è un errore molto grave. Vedere trasformato un luogo come Costa San Giorgio in uno spazio per pochi privilegiati significa tradire la vocazione di quell’architettura e voltare le spalle all’idea di partecipazione che Giorgio La Pira e Giovanni Michelucci ci hanno insegnato”.

La questione del Resort di Costa S. Giorgio è  il caso più vistoso di quel processo di trasfigurazione della città che qualcuno (Antonio Fiorentino)  definisce ‘urbanicidio e che  secondo l’architetto Roberto Budini Gattai,vede in atto un “processo di privatizzazione”  che passa attraverso la trasformazione di complessi edilizi in alberghi, resort di lusso e, soprattutto studentati, tutti gestiti da finanziarie straniere. Uno è già stato realizzato sui viali vicino alla Fortezza da Basso, un altro in corso di realizzazione poco  distante ( dov’era una concessionaria Fiat), altri ancora si preannunziano  alle Cascine nell’area dell’ex Manifattura Tabacchi,  e nell’area dell’ex Teatro Comunale.  Tanti studentati per chi? Non certo per i tanti studenti  fuori sede che fanno immensi sacrifici per accedere qui alla scuola pubblica.Qualcuno parla di “turistificazione di lusso” della città.  

Di questa trasformazione in atto del volto  di Firenze ci sarà modo di parlarne. Anche per questo è importante vedere che esito avrà  la vicenda del Resort della Costa San Giorgio.

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