mercoledì, Settembre 22

Vino: quando la cultura rende forti

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La vite è una pianta che ha fatto la sua comparsa in Italia dal principio del Quaternario o Neozoico, che sebbene sia il periodo geologico più recente, nel quale viviamo, esso ha avuto inizio circa 2,588 milioni di anni fa, caratterizzato da una estrema variabilità climatica con numerose glaciazioni. Dagli studi paleontologici della botanica sembra che la sottospecie sativa della Vitis vinifera sia apparsa in Italia successivamente alla sottospecie silvestris. I primi degustatori di succo di uva, secondo recenti studi, risalgono al neolitico; si pensa che la scoperta fu casuale e dovuta a fermentazione naturale avvenuta in contenitori dove gli uomini riponevano l’uva. Come coltivazione le testimonianze più antiche risalgono ai Sumeri (IV millennio a.C.), ma bisognerà attendere gli Egizi (III millennio a.C.) per poter ricevere testimonianza scritta della coltivazione della vite. Una pittura di una tomba tebana della XVII dinastia (15552-1306 a.C.) raffigura due contadini che colgono grappoli di uva da una pergola, mentre altre quattro persone pigiano l’uva in un grande tino e un’altra raccoglie nei recipienti il mosto appena spremuto.
Anche gli Etruschi in Italia nel IV sec. a.C. coltivavano la vite, come tutti i popoli della penisola: gli Euganei, i Latini, i Sabini. Ma fu durante l’epoca romana che la coltura della vite si sviluppò raggiungendo una grande perfezione tecnica, e commerciale.
Il vino oltre ad essere una bevanda divenne il simbolo di un dono fatto agli esseri umani, per questo fu utilizzato nelle cerimonie religiose in Grecia e nell’Impero Romano, soprattutto nel culto di Dioniso, con due feste celebrate nell’antica Roma con il nome di Vinalia, una ad aprile con l’inizio della consumazione del vino nuovo, l’altra in agosto con l’inaugurazione della vendemmia.
Come simbolo religioso anche il popolo ebraico lo considerava «uno dei beni più preziosi dell’uomo» (libro I dei Re) ed esaltavano il vino che «rallegra il cuore del mortale» (Salmo 104,15), mentre nel Nuovo Testamento il vino è legato al miracolo di Gesù Cristo a Cana ma, soprattutto, alla scelta del vino come sacramento dell’Eucarestia e segno della «nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per molti in remissione dei peccati» (Vangelo di Matteo 26,28).
Nel corso dei secoli si sono diffusi diverse tipologie di vitigno, cioè quello che caratterizza forma, colore e sapore dell’uva e le caratteristiche delle foglie e del grappolo. Gli esperti stimano che al mondo si coltivino oltre cinquemila vitigni, fra i quali i più famosi sono i vitigni internazionali, come il Merlot, il Pinot nero, il Cabernet-Sauvignon, il Cabernet Franc, la Syrah, per i vini rossi e lo Chardonnay, il Riesling, il Muscat e il Sauvignon per i bianchi.
In Italia i vitigni più comuni sono il Nebbiolo, il Sangiovese, il Montepulciano e il Primitivo per i rossi e il Trebbiano, il Moscato, il Vermentino e la Vernaccia per i bianchi. Parecchi vini si ottengono con miscele di vitigni diversi: il Chianti, ad esempio, è prodotto principalmente con vitigni di Sangiovese, cui si possono aggiungere Canaiolo, Malvasia o Trebbiano.
Quello che arricchisce il vino delle preziose sostanze organolettiche è il suo territorio, che gli enologi chiamano col termine francese di ‘terroir’. I fattori che ne determinano le caratteristiche sono: sono il tipo di terreno (calcareo o gessoso o altro), le condizioni ambientali generali, il clima, la temperatura, l’esposizione al sole, che dovrebbe essere almeno di 1600 ore all’anno. Le aree di coltivazione della vite si estendono generalmente tra il 30esimo ed il 50esimo grado di latitudine nord e sud, a un’altitudine che va dal livello del mare fin circa i mille metri.
Un vitigno del quale dall’epoca dell’antica Roma si sono riscoperte tracce e radici è quello della Villa dei Misteri a Pompei, una villa recentemente restaurata, che ha contato nel solo giorno di Pasqua circa 15mila visitatori, si attesta come uno dei gioielli più pregiati dell’antica città romana sepolta durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e presenta anche spazi destinati alla preparazione e alla conservazione dei vini. Qui si produceva e si vendeva vino, sono stati ritrovati, infatti, l’antico torchio a testa d’ariete per la spremitura dell’uva e delle celle per la conservazione del vino.
Nel 2001 nasce il vino Villa dei Misteri, in seguito al progetto per la valorizzazione del patrimonio archelogico ed artistico. Esso è un pompeiano Igt rosso, con uvaggio di Piedirosso al 90 per cento e Sciascinoso al 10 per cento, dal profumo intenso e persistente con note speziate e di frutti rossi, dal sapore strutturato ed equilibrato, intrigante come i misteri della villa pompeiana.
Il vino è celebrato da poeti di tutte le epoche, anche la settima arte ovvero la cinematografia, lo omaggiano con numerosi film, per i quali è stata stilata una interessante classifica da parte di Fabrizio Tonnellotto WBlogger (Wine Blogger  ) tra i quali ‘Sideways – In viaggio con Jack’ del 2004, ritenuto da molti cinofili come uno tra i migliori film sul vino, ‘Un’ottima annata’ del 2006, ‘Il profumo del mosto selvatico’ del 1995, ‘Blood and wine’ del 2006 , ‘Bottle shock’ del 2008, ‘Mondovino’ del 2006, ‘Somm’ del 2013, ‘Blood into wine’ del 2010, ‘Red obsession’ del 2013, ‘Barolo boys’ del 2010.
Nel film ‘Sideways – In viaggio con Jack’ c’è uno dei monologhi più esplicativi che diventano filosofia e destino: «Il vino è un essere vivente. E amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c’era un bel sole, se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. E se è un vino d’annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continua a evolversi. Che se apro una bottiglia oggi avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se l’aprissi un altro giorno. Perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita. Ed è in costante evoluzione e acquista complessità, finché non raggiunge l’apice. Come il tuo Cheval Blanc. E poi comincia il suo lento, inesorabile declino. E che sapore!».
Nell’anno dell’Expo di Milano, dove il tema è ‘Nutrire il pianeta’, il 21 maggio si è celebrato il 13° anniversario della Giornata Mondiale della Diversità Culturale, nella quale sono stati invitati rappresentanti di diverse religioni sul tema dell’alimentazione e del rispetto dell’ambiente, chiamati a parlare di cibo, di ambiente, di rispetto. L’incontro dal titolo ‘Il cibo dello spirito nella Carta di Milano’ ha previsto anche la benedizione del pasto, ognuno secondo le proprie formule, quindi sette preghiere per benedire, secondo sette differenti riti religiosi, un pasto comune. Nel pasto italiano il vino era presente.
Il vino è divenuto il simbolo della sapienza dell’uomo del saper fare, così, ecco il sorgere di numerosi appuntamenti enologici all’insegna della divulgazione di una tradizione millenaria, come Vinitaly che si volge a Verona dal 1967, VitignoItalia a Napoli dal 2004, ExpoFood&Wine a Catania dal 2001, con il numero dei visitatori ed appassionati che cresce ogni anno.
Vitignoitalia -progetto di Hamlet Srl, realizzato con il patrocinio di Unione Italiana Vini e con la collaborazione di Unioncamere Campania, Regione Campania, Comune di Napoli- è da undici anni punto di riferimento dell’enologia e del suo indotto economico dell’area centro-Sud Italia, e quest’anno ha stretto accordi significativi con Unioncamere e ICE, con l’obiettivo di agevolare le PMI del settore nel B2B. “Napoli geograficamente rappresenta il baricentro commerciale ideale, quindi con la crescita qualitativa e numerica dei vitigni campani era d’uopo organizzare una fiera, un Wine Show sul territorio che rappresentasse sia la crescita della regione Campania che il panorama del sud Italia vitivinicolo“, ci dice Maurizio Teti, Direttore di Vitignoitalia

Teti, quali sono le novità del 2015 di Vitignoitalia dal punto di vista di offerta dei prodotti?
Più che novità direi un forte orientamento al business perché proprio quest’anno con la rinnovata collaborazione con l’Istituto del Commercio Estero e con la partnership della BNL abbiamo creato dei veri e propri Be to Be tra i buyers internazionali, circa 25 accreditati, e la BNL. Nel senso che le aziende avevano l’opportunità attraverso la BNL di internazionalizzare i propri prodotti ed incontrare nella stessa sala sia i buyers che il Gruppo Paribas, questa è stata un’occasione di business veramente importante. Il fulcro della manifestazione di quest’anno è stato senz’altro l’orientamento al business.

Per quanto riguarda la produzione del vino italiano quali sono le novità o l’orientamento?
C’è stata la premiazione del concorso enologico di VitignoItalia . Ricordiamo che VitignoItalia è rappresentata al 50% da aziende campane, ma l’altro 50% è rappresentato da aziende che vanno dalla Val d’Aosta alla Sicilia, quindi il panorama è nazionale. Sono stati distribuiti premi ad aziende emergenti, a quelle che hanno saputo rivalutare un territorio ed al miglior giovane imprenditore italiano del vino. Cerchiamo di dare nuovi volti anche al premio perché il panorama è veramente vasto in Italia e qui a Vitigno abbiamo sempre pensato di valorizzare i territori . Siamo nati come fiera del vitigno autoctono ma poi abbiamo avuto una trasformazione negli anni, giusta perché il vino italiano è oramai rappresentato dai territori vitivinicoli, e noi quattro anni fa abbiamo virato rotta. Vitigno premia i territori, premia chi lo ha saputo rivalutare, rappresentando sicuramente il miglior appuntamento enologico del sud Italia.

VitignoItalia ha il patrocinio dell’Expo 2015 quest’anno, dalla nascita della manifestazione per i vitigni autoctoni a quelli italiani, pensa che possa diventare una manifestazione internazionale nei prossimi anni?
VitignoItalia ha ricevuto il patrocinio di Expo e sicuramente siccome c’è stata una commissione che ha valutato il valore reale della manifestazione, è stato un momento importante, una crescita. Io reputo che VitignoItalia sia già una manifestazione di caratura internazionale in quanto come ho detto precedentemente circa 25 buyers di sono accreditati quest’anno da tutto il mondo: da Taiwan, da Singapore, dal Canada, e quindi dopo undici anni si appresta ad essere presente su territori internazionali, contiamo a breve di fare una edizione di VitignoItalia all’estero .

Quante sono le aziende presenti?
Sono 150 iscritte, in più non dimentichiamo che la presenza dell’enoteca regionale conta circa sessanta aziende rappresentate in un’unica enoteca , quindi i vini presenti a VitignoItalia sono di più di duecento aziende.

Le aziende hanno risentito della crisi? C’è stata una deflessione nelle presenze?
Assolutamente no, ormai abbiamo raggiunto il limite di capienza massima, quindi ogni anno riusciamo a rappresentare circa duecento aziende. La flessione c’è stata, però ricordiamo che il comparto vitivinicolo in Campania è uno dei comparti trainanti, negli ultimi nove anni il dato significativo è che il valore economico si è triplicato. Questo è un dato importantissimo in una regione come la Campania che è rappresentata dal comparto enogastronomico. Se vogliamo, la presenza di VitignoItalia da undici anni, con il valore triplicato negli ultimi nove anni, una piccola percentuale di merito se la può prendere anche un salone che fa crescere le aziende, che le accompagna e che soprattutto forma delle generazioni a saper bere bene, così come è stato fatto probabilmente da Vinitaly sul territorio veneto.

Wine Show ma anche un Salone Businnes, per la presenza dei buyers per One to One. Chi sono i buyers stranieri, qual è il profilo tipo?
I profili sono vari, solitamente cerchiamo di approcciare un profilo altamente professionale, di chi poi ha la possibilità sul proprio territorio, sulla propria area geografica di effettuare una vera e propria distribuzione del vino. Ovviamente non è semplice trovare il 100% di figure professionali, dopo undici anni di questo tipo di servizio, riusciamo ad avere feedback dalle aziende, a fare un vero e proprio filtro, negli anni, di chi è venuto sul territorio ed ha acquistato vini e di chi invece non ha mai finalizzato un affare business. Ricorderei che anche quest’anno, come lo scorso anno, l’ICE riesce nei propri servizi ad effettuare un vero e proprio coming di figure altamente professionali in quanto hanno un’esperienza più che trentennale per questo servizio, quindi attraverso il loro appoggio ed il nostro ufficio esteri riusciamo ad avere figure altamente professionali all’interno del salone.

Quale area di mercato internazionale ha il maggior numero di richieste e di apprezzamenti per il vino italiano?
Sicuramente gli Stati Uniti, questo è un dato ormai storico, però è importante saper approcciare nuovi mercati. A VitignoItalia abbiamo Taiwan, Singapore, Corea, che in questo momento rappresentano un’ottima occasione di business. L’Europa è quasi tutta rappresentata, ricordiamo che la Germania ed il Regno Unito sono sicuramente gli stati più appetibili per quanto riguarda le aziende vinicole.

Il miglior vino d’Italia 2014 è stato un vino campano il Gillo Dorfles 2011 Aglianico Paestum IGT di Agricola San Salvatore 1988. La Campania riesce ad esprimersi con le sue eccellenze specie nel comparto vitivinicolo, tanto da dedicare un’area con 30 aziende provenienti dalle 5 province campane.
C’è un’area Unioncamere dove trenta aziende campane sono riunite suddivise su cinque province ed hanno presentato i loro produttori. L’abbiamo detto prima, la qualità della regione Campania dal punto di vista vitivinicolo è salita vertiginosamente, sono stati fatti investimenti importanti, sono arrivate molte persone competenti sul nostro territorio, le abbiamo formate qui, ricordiamo che abbiamo una Università importante in tal senso e quindi la crescita è stata compatta, ed ormai i frutti sono evidenti perché la Campania è riconosciuta come una delle migliori regioni italiane per qualità e per varietà di vini autoctoni.

Ci sono produttori che si battono per mettere in evidenza le peculiarità della propria zona vinicola e della capacità di trasmettere il territorio nel vino. Quanto è difficile questa battaglia oggi per questi produttori?
Sicuramente una battaglia difficile perché la crisi è stata risentita in tutti i settori. Ribadisco che il comparto vitivinicolo probabilmente forte di radici di cultura, di investimenti, di storia, è riuscito ad assorbire in maniera meno drammatica rispetto ad altri comparti, questo tipo di crisi. Il territorio vitivinicolo campano è ricco, ricordiamo che oltre cento vitigni autoctoni vanta il nostro territorio che è anche molto diverso per clima, territori, quindi la varietà di vini prodotta è sicuramente una delle più interessanti d’Italia.

Di assoluto gradimento tra il pubblico anche l’anima food dell’evento, con il dolce ed il salato, oltre che al tabacco del Sigaro Toscano.
Abbiamo curato e selezionato un’area food per accontentare i nostri wine-lovers che si riversano al Castel dell’Ovo sempre più entusiasti della manifestazione, ovviamente dobbiamo dedicare loro un’area di food e soprattutto gratificare anche chi opera nel settore in modo professionale e accompagna la nostra manifestazione da tanti anni.

Vino e ristorazione, due eccellenze italiane, dove il vino diventa ambasciatore del saper fare italiano. Quali sono i rapporti con i rappresentanti della ristorazione da parte di VitignoItalia?
E’ un binomio indissolubile, ormai il vino accompagna il food e viceversa, pensare di non interagire con un comparto simile è impossibile, noi cerchiamo di coinvolgere tutti gli operatori della Campania che sono tanti e soprattutto sono di qualità, ricordiamo che oltre a Napoli c’è tutta la parte della costiera, la parte della provincia napoletana, delle isole, c’è una ristorazione di altissima qualità, questo facilita la nascita e la crescita di una manifestazione del genere qui a Napoli e speriamo di coinvolgerli sempre di più, perché per noi è la cosa più importante il coinvolgimento della ristorazione all’interno del nostro salone.

Ampio spazio anche al vino biologico …
VitignoItalia quando eravamo come location all’interno della Mostra d’Oltremare, dedicava un padiglione al vino biologico, in seguito abbiamo deciso di non separarli, cioè accogliamo qualsiasi tipo di produzione e di produttore però non vogliamo farne un ghetto, non vogliamo presentarlo in modo distinto. Penso che qualsiasi tipo di produzione vitivinicola vada rispettata, rispetto al fatto che il vino possa essere biologico o meno. Qualcuno ha detto che il ‘vino naturale non esiste, il vino naturale dovrebbe essere aceto’, ma sono considerazioni che facciamo fare ad altri, ad esperti, io sono soltanto un’organizzatore della fiera e quindi accoglierò ovviamente tutti i produttori di qualsiasi tipo e di qualsiasi genere.

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