venerdì, Luglio 23

La cuccagna del gossip: dalla fuga della Pascale in poi field_506ffb1d3dbe2

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pascale

Riprendo la rubrica, dopo qualche giorno di sospensione  -ero stremata da fatti esterni e, dunque, la Musa era diventata afona-, immergendomi nel gossip più puro, tanto per ritemprarmi. D’altronde, non è rigenerante una bella doccia scozzese, dopo un impegno stressante?

I boatos vengono direttamente da Arcore: qualche maggiordomo-valletto-cuoco-giardiniere (peccato che a Dudù, come ha affermato il suo illustre padrone ‘manchi la parola’…) ha spifferato in giro che, dopo una scenata da angiporto (il cosiddetto strascino sarà stato evitato solo perché i fragili bulbi capilliferi di lui ne avrebbero vanificato la dolorosità), la soave compagna di Mr B., maestra di fair play, ha fatto i bagagli -avrà poi chiamato Gondrand con tre TIR per portarsi tutti gli ’straccetti’ comperatile dal suo Pigmalione- e ha lasciato Villa San Martino.

L’ipotesi più plausibile è che, dopo la sentenza – Ace (dal nome della nota candeggina che ha smacchiato il giaguaro), il soggetto non abbia più bisogno di una spalla utile a dargli un bollino blu di vita sentimentale regolare e quindi abbia provato a divincolarsi dall’abbraccio soffocante di questa 29enne che volle farsi regina, esorbitando molto dal proprio réseau culturale, sociale, comportamentale e atteggiandosi a maitresse à penser.

Il ‘Cerchio magico’ che costituiva la corte della Sovrana del Calippo, all’improvviso sembra essere sparito dal palcoscenico. Come al solito, c’è chi, come me, infierisce e c’è chi tace, perché appare tutto in evoluzione e potrebbe essere solo un braccio di ferro per mantenere un certo potere.

Capita, con i vecchietti un po’ svaniti che le badanti forzino le decisioni minacciando di sparire: se ne sentono continuamente di queste storie che accadono quando maschietti ormai sfatti e rimasti con le cartucce bagnate s’aggrappano all’illusione di un supplemento di giovinezza per interposta persona, legandosi a spregiudicate donzelle di vari decenni più giovani. Non importa che i sunnominati para-machi, sul versante del lavoro siano degli autentici squali, considerati da soci d’affari e da concorrenti e avversari degli ossi duri.

Il mitico proverbio secondo il quale tira più una sottile e filiforme formazione che cresce sulla pelle dei mammiferi e, nel caso di specie, in una parte intima femminile – pfui, che fatica trovare il giro di parole per evitare definizioni volgari!- che un carro di buoi ha innumerevoli dimostrazioni quotidiane. Dunque, non è detto che i TIR Gondrand non invertano la rotta e riportino indietro il guardaroba dell’offesa in fuga.

Angoscia la sorte del piccolo Dudù: diventato oggetto di contesa o abbandonato sul ciglio della Roma Napoli, oppure in braccio a qualche Drag Queen di un Gay Pride, vista la recente conversione della padrona alla lotta contro l’omofobia?

In attesa che si sciolga la suspense e si districhi il dilemma se Francesca la tosta (o ‘a nsista, come direbbero a Napoli, lodandone quella che in gergo si chiama ‘cazzimma’) ritornerà a regnare ad Arcore o, piuttosto, essendo stati sdoganati i bunga bunga addirittura per sentenza, si riprenda un certo train de vie  -ma la Minetti, nel frattempo, ha smesso di esercitare il suo ruolo in quanto si è assicurata un nuovo avvenire in casa D’Alessio, forse non del tutto simpatica al padre di lui, cantante nazional-popolare, che è legato ad una giovincella di due anni minore della debordante Nicole- nel mondo politico accadono numerose altre vicende suscettibili di satira (in realtà, fonti d’infinito  disgusto.

Come l’arresto di Giancarlo Galan, che ha avuto l’imprimatur alla Camera dei Deputati -risultato che, alla vigilia delle votazioni, non avrei dato per completamente certo- e che, invece di starnazzare la sua innocenza, come fanno molti nella sua scomoda situazione o uscirsene con la rituale dichiarazione di manifesta ‘serenità’, è sincero fino allo spasimo, dichiarando che ‘Sono incazzato e voi sapete con chi’.

Un po’ come qualcuno di noi che si rivolge al proprio Santo protettore e gl’inveisce contro perché non l’ha fatto vincere al SuperEnalotto, magari senza neanche giocare la schedina.

Lui si trovava suppergiù in quelle condizioni, visto che il suo patronus non aveva modo di salvarlo per i capelli (come si suol dire…), giacché già il suddetto protettore se la era cavata lui per il rotto della cuffia e per un miracolo del Nazareno (Gesù, un giorno di questi, chiederà all’ufficio stampa del Paradiso un comunicato per dichiararsi estraneo a tutti questi giochetti peccaminosi che, per una beffa del destino, prendono il Suo nome).

Non finisce qui: un altro fido del pattista graziato (in molti sensi… indovinate voi!) è in odore di galera, anzi ci ha un piede dentro: il mitico ‘Giggino ‘a purpetta’ Cesaro ha draconianamente annunciato che non farà opposizione alla richiesta d’arresto che perverrà alla Camera in suo nome. Già arrestati i suoi due fratelli, su ordine della DDA, in quanto privi di ombrello politico.

Lui parla d’accusa ingiusta, di aver più volte protestato la propria estraneità, anche se qualcuno, di memoria lunga, associa il suo sembiante a quello di un certo chaffeur di quel don Raffaé, cantato da Fabrizio de André: Giggino lo fa attraverso il proprio avvocato, in quanto, essendo noto per il suo linguaggio assai folkloristico, chissà con quale sauté di vongole grammaticali ci avrebbe altrimenti deliziato (e io ci avrei sguazzato dentro per mesi).

Oppure, udite, udite quest’altra boutade, la circolare del Comune di Carovigno, feudo di un individuo di nome Cosimo Mele, noto alle cronache (nere) nazionali per diversi episodi riprovevoli e penalmente perseguiti: il sindaco, ovvero il sunnominato, impone ai dipendenti di indicarlo col titolo di onorevole.

In Italia, anche se sei stato deputato o senatore dieci giorni, per la proprietà transitiva del ‘semel abbas, semper abbas’ lo si resta in eterno: come un mio parente che ancora chiamano senatore, pure se lo fu circa vent’anni fa, in una precocemente stroncata XI legislatura della durata di un paio d’anni.

Dunque, il Signor Sindaco non fa che chiedere l’applicazione di un’usanza che ha lontane radici, tanto da generare il proverbio medievale di cui sopra.

Ma addirittura imporlo con una circolare comunale?

Il problema di personaggi che sono del tutto privi del senso delle istituzioni – straordinario l’esempio portato dal mio adorato Massimo Gramellini, l’altro ieri, nel suo pezzo ‘Il Bungaburla’ – è che non si rendono conto di quando strafanno, prestando il fianco al ridicolo… E Mele, in occasioni precedenti, più che al ridicolo, si è sottoposto al biasimo diffuso da parte degli italiani rimasti sull’Isola dell’Equilibrio mentale.

Infine, parliamo di gossip puro, senza risvolti politici. Nel mio scouting di notizie da ricamare per voi, mi sono imbattuta nelle foto pruriginose dei baci mozzafiato fra Gigi Buffon e Ilaria d’Amico, distesi sul ponte di uno yacht per nababbi.

E’ la solita fonte che già sgamò la nascita di questo rapporto a darne le immagini, ovvero il ‘settimanale di famiglia’ (più che per le famiglie) ‘Chi’.

Ho guardato l’ulteriore evoluzione di questo feuilleton, facendo tacere per un attimo la sicura fede juventina e pensando che certi cognomi non sono casuali: ma ve lo ricordate lui che, strappalacrime, si sdilinquisce in un madrigale in onore della moglie abbandonata?

Che Donna Alena abbia colto al volo l’occasione per non chiamarsi più ‘signora Buffon’?

 

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