domenica, Settembre 26

La cruna d’ago di Draghi e Letta Il Presidente del Consiglio concentrato su pandemia e presentare a Bruxelles una versione del PNRR credibile, fattibile ed autorevole; il Segretario del PD deve fare il 'partito nuovo'

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Due regole, non scritte, ma ferree, in politica: partiti, movimenti, leader (o sedicenti tali), più sono deboli, più fanno la voce grossa; e ancora, tre sono gli errori imperdonabili: aprire un conflitto che non si è in grado di governare; sopravvalutare le proprie capacità; essere arroganti.
A questo punto, se si passano in rassegna gli ‘attori’ del teatro politico italiano, sarà un gioco da ragazzi dare volti e nomi che corrispondono a questi identikit.

Tartufo di Pietralunga e Sagrantino; questo il menù approntato da un gruppo di ristoratori vicino al ‘buen retiro’ di Mario Draghi a Città della Pieve: un sit-in enogastronomico che il Presidente del Consiglio ha disertato. Draghi non ha certo bisogno di queste ‘sollecitazioni’ per capire che la pandemia sta mettendo a dura prova intere categorie produttive. Palazzo Chigi ha deciso così di giocare la scommessa definitarischio ragionato‘: il disagio sociale ha raggiunto un livello oltre il quale non si può andare. Una decisione, assunta nell’ultimo Consiglio dei Ministri, ‘figlia’ di una riflessione maturata per una settimana. Matteo Salvini, in modo fragoroso, e Matteo Renzi in modo più sfumato, hanno poi provato a metterci il cappello sopra. Draghi lascia dire. Per lui parlano le campagne per la vaccinazione coordinate dal generale Francesco Paolo Figliuolo, e dal capo della protezione civile Fabrizio Curcio; poi con il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese il difficile compito di far sì che leaperturenon siano unliberi tutti‘ e si osservino le regole sanitarie (già le prime smagliature si registrano, tuttavia).

In questo quadro pesa il monito degli economisti e degli operatori, riassunto nelle parole di Lorenzo Bini Smaghi, già nel board della Banca Centrale Europea, ed oggi Presidente di Société Générale: «La soluzione per la sostenibilità è la crescita strutturale. Se si vuole evitare il ritorno delle politiche di austerità tra qualche anno, l’unica soluzione è rappresentata dalle riforme subito. Questo, Draghi l’ha ben in mente. Spero anche i partiti che lo sostengono».
Già:
le riforme. Questa è la cruna d’ago di Draghi. Il Presidente del Consiglio deve portare il Paese fuori dalla pandemia; e presentare a Bruxelles una versione del PNRR credibile, fattibile ed autorevole. E’ su questo che è concentrato il team di palazzo Chigi. Obiettivi sulla carta perseguibili. A patto che i partiti che fanno parte di questa inedita coalizione non si comportino come i proverbiali capponi manzoniani. L’ex capo della BCE, comunque, ha buone possibilità di chiudere la sua fase uno con successo.


Che cosa accadrà dopo, in autunno? Sarà già cominciata la corsa elettorale per le elezioni politiche; e saranno i giorni delle importanti elezioni amministrative; alla vigilia dell’elezione del successore di Sergio Mattarella, a inizio 2022.
Per non farci mancare nulla,
le tensioni, destinate solo a crescere, all’interno dei partiti. Il Movimento 5 Stelle, per esempio. La guerra intestina tra l’ala governista incarnata da Luigi Di Maio, e quella movimentista di Alessandro Di Battista, con contorno diroba‘, rivendicata da Davide Casaleggio, non trova alcun punto di conciliazione: Beppe Grillo appare ogni giorno più smarrito (e ora gli piovono in testa i guai del figlio, implicato in una orribile storia di violenza sessuale); e Giuseppe Conte appare un ‘coniglio bagnato’, per rubare la nota definizione con cui Gianni Agnelli bollò Roberto Baggio.

Poi le ‘arroganze‘. L’altro giorno Salvini non ha trovato di meglio che convocare la stampa a Milano esattamente alla stessa ora della conferenza stampa di Draghi a Roma. Ma certo anche il segretario del Partito Democratico Enrico Letta ha voluto mandaresegnali‘: come indossare la felpa dell’organizzazione spagnola Open Arms al centro del processo a carico dell’ex Ministro dell’Interno.
PD alla ricerca di una sua identità. Letta ha voluto realizzare un mega-sondaggio nei Circoli e tra i militanti. Ne ha ricavato dati che in fin dei conti erano prevedibili: per il ‘popolo’ piddino le priorità sono lavoro, Europa, tutela dei ‘territori’. Non convincono le proposte relative al voto ai sedicenni e lo ius soli; la prima emergenza è quella sociale.
Forte di questi ‘mandati’,
Letta farà comunque leva su dirittisocialie diritticivili‘, terreni di battaglia, non compresi dall’agenda del governo, per smarcarsi da Salvini, recuperare una propria identità, e nel frattempo non creare sull’essenziale problemi a Draghi (con quale, e con Mattarella fino a che sarà Presidente della Repubblica, ha un’ottima intesa e affinità).
I primi ‘segnali’: il PD ha elaborato il lutto provocato dalla caduta del governo Conte 2; le ‘correnti’ hanno messo al momento la sordina alle loro polemiche intestine, preoccupate di mantenere le posizioni acquisite. Due elementi di discontinuità sono già marcati: sostegno al governo Draghi, senza tentennamenti;
la prospettiva di alleanze politiche sintetizzate in «un nuovo centrosinistra che dialoga con i Cinque stelle». Non sarà facile, e Letta è volutamente vago: la formula «decideranno i territori», rivela la difficoltà di trovare una quadra con partiti e movimenti che non perdono occasione per accendere polemiche. Comunque, l’obiettivo è definito: andare alle amministrative con un centrosinistra unito e alleato a M5S; portare alle politiche del 2023 un «partito nuovo»: circoli e militanti, vivificato dalle ‘Agorà’ con la società civile: «Nel 2023 non vinceremo con 600 candidati, con una comunicazione americana e con un mese di campagna elettorale, con 100mila persone e testimoni che combatteranno come dovessero entrare tutti in Parlamento».
Chissà.
La cartina di tornasole sono le cruciali amministrative di Roma, Milano, Napoli, Bologna, Trieste.

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