sabato, Maggio 8

La crisi ucraina continua e le nuove sfide

0

ucraina

Due mesi fa, l’accordo di pace tra l’Ucraina e i ribelli filo-russi aveva incoraggiato la speranza di interrompere la sequenza continua delle ostilità, durata mesi e mesi, allentando così la morsa della peggiore crisi Russia – Occidente dai tempi della Guerra Fredda. Queste aspettative si sono rivelate troppo ottimistiche, e le crisi ucraine hanno continuato a sommarsi, in una spirale che non fa presagire una conclusione.

Proseguono ancora i combattimenti attorno all’aeroporto della città di Donetsk, un punto chiave in mano ai ribelli, così come nei pressi degli snodi autostradali e di altri punti strategici dell’Ucraina orientale. Domenica scorsa le regioni ribelli hanno eletto i propri legislatori e alti dirigenti, ma la scelta di indire queste elezioni è stata fortemente criticata sia dall’Ucraina sia dall’Occidente. La cancelliera tedesca Angela Merkel e altri leader europei dicono di non vedere motivo valido per togliere le sanzioni contro la Russia, e hanno accusato Mosca di non riuscire a rispettare l’accordo di pace. Mosca, a sua volta, ha accusato l’Unione europea di inchinarsi al volere degli Stati Uniti perseguendo la politica delle sanzioni.

L’unica consolazione è nel pensiero che la situazione poteva essere molto peggiore, senza il piano di pace e, seppure nel mezzo di tensioni ininterrotte, è giunta qualche buona notizia. La scorsa settimana la Russia e l’Ucraina hanno firmato un accordo sulle forniture di gas, mediato dall’Ue, per contenere il rischio che Mosca possa chiudere il rubinetto del gas verso l’Europa nel bel mezzo dell’inverno.

E anche se il presidente russo Vladimir Putin dovesse mantenere alta la pressione sull’Ucraina, ovviamente non ha alcuna intenzione di lanciare un’invasione a tutto campo. I combattimenti infuriano ancora in molte zone dell’Ucraina orientale, ma sono diminuiti nella gran parte dell’Ucraina orientale.

 

UN FRAGILE ACCORDO DI PACE

Le motivazioni di questi scontri continui risiedono nella vaghezza degli accordi di pace, che sono stati siglati nella capitale bielorussa di Minsk il 5 settembre scorso. Un protocollo integrativo, firmato due settimane più tardi, ha invitato le truppe governative ucraine e i ribelli a sparare i loro colpi di artiglieria a perlomeno 15 km dalla prima linea, ma le parti non sono riuscite a concordare esattamente il posizionamento della linea di confine. La mancata conclusione di questo accordo ha ostacolato gli sforzi di pace. Ciascuna delle parti ha cercato di guadagnare qualcosa a spese dell’avversario, e punti di vista strategici come l’aeroporto sono rimasti al centro di scontri ininterrotti. Gli altri punti della trattativa erano altrettanto vaghi. Prevedeva il ritiro dei combattenti stranieri dalla zona di conflitto, ma senza prevedere una prospettiva temporale o un meccanismo di controllo. L’Ucraina e l’Occidente hanno accusato la Russia di aver invaso l’est ribelle con armi e truppe, ma Mosca ha negato la richiesta. Alcuni comandanti russi di alto rango sono andati via, ma molti combattenti inquadrati sono rimasti.

Un altro punto chiave della contesa è quello dei controlli alle frontiere. L’accordo di pace prevedeva che l’Ucraina avrebbe ripreso il controllo sulle frontiere con la Russia, completamente perse durante un’offensiva dei ribelli nel mese di agosto. La Russia è stata ambigua sulla questione, facendo promesse continue, ma impuntandosi sul rispetto del patto.

Un meccanismo di monitoraggio da parte della Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che avrebbe dovuto garantire l’attuazione dell’accordo, si è mostrato lento in fase di attuazione. L’OSCE ha insistito sull’aumento degli osservatori nella zona, e la Francia e la Germania sono pronte a inviare droni per la missione. Anche Mosca si è mantenuta evasiva circa la presenza di osservatori OSCE sul confine russo-ucraino, accogliendoli in un paio di punti alla frontiera, ma restando riluttante all’idea di permettergli di muoversi in altre aree.

 

LE ELEZIONI LOCALI ALIMENTANO LE TENSIONI

Il 2 novembre le elezioni di legislatori locali e regionali hanno alimentato ulteriori tensioni. Subito dopo la firma dell’accordo di pace, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha firmato una legge che concede ampi poteri alle regioni controllate dai ribelli, indicendo elezioni locali anticipate per l’inizio di dicembre.

I ribelli, pero, hanno respinto la legge come un inutile pezzo di carta, dicendo che non capisce a quali zone possa applicarsi. L’impostazione dei confini della regione doveva essere oggetto di una decisione del Parlamento, ma non è mai arrivata, mentre il governo e i ribelli hanno continuato a discutere, e a combattere, in merito al margine di controllo. In questa situazione di stallo, i ribelli hanno organizzato le loro elezioni, che hanno attirato un gran numero di votanti. Il ballottaggio è stato respinto come una farsa dall’Ucraina e dall’Occidente, ma bene accolto dalla Russia.

Gli Stati Uniti e l’Unione europea accusato Mosca di aver violato l’accordo di pace e di aver espresso sostegno ai ribelli e al loro voto. La Russia ha reagito dicendo che Poroshenko stava tergiversando sul voto a est, deducendo che i ribelli non avessero altra scelta che quella di organizzare un voto autonomo. Il Cremlino ha esortato il governo ucraino ad avviare un dialogo con la leadership dei ribelli. Tuttavia, il sostegno espresso da Mosca al momento delle elezioni ha dei limiti evidenti. Ha continuato a evitare le dichiarazioni ribelli di indipendenza dall’Ucraina, sottolineando la necessità, per le regioni ribelli, di trovare un linguaggio comune con il governo centrale.

 

LA STRATEGIA DI PUTIN

La logica del Cremlino è semplice: il controllo esercitato dai ribelli su grandi blocchi del territorio ucraino dà alla Russia una forte influenza sui territori confinanti, impedendone l’adesione alla NATO. Inoltre, Mosca vuole evitare di finanziare il costoso sforzo necessario a ricostruire il territorio a est di Kiev, devastato dalla guerra, da sola e vuole che Kiev condivida il disegno di legge. L’annessione a titolo definitivo delle regioni di Donetsk e Luhansk, inoltre, innescherebbe inevitabilmente un nuovo ciclo di dolorose sanzioni occidentali, una cosa che Putin vorrebbe evitare. Il leader russo sembra sperare che i problemi economici dell’Ucraina si possano approfondire durante l’inverno, e che l’Occidente sarà lento a venire in soccorso.

Il malcontento cova già nelle città ucraine, dove i condomini dipendono da un impianto di riscaldamento centralizzato per stare al caldo. Tra i problemi di carenza energetica, il caldo è arrivato tardi quest’anno mentre le temperature sono precipitate sotto lo zero, ed è probabile che questo possa peggiorare durante il prossimo inverno. Gli aiuti finanziari occidentali finora hanno evitato la bancarotta all’Ucraina, ma i pacchetti di prestiti del Fondo Monetario Internazionale sono arrivati lentamente, dettando condizioni che il governo ucraino ha faticato a rispettare.

Putin si può attendere un aumento delle tensioni sociali durante l’inverno e le deboli infusioni di valuta dall’Occidente non basteranno ad arginare il malcontento pubblico contro il governo, rendendo Poroshenko più ricettivo alle richieste della Russia. Una vera e propria invasione militare non è qualcosa che Putin ritenga necessaria. Tuttavia, più sanzioni occidentali possono metterlo con le spalle al muro e indurlo a ricorrere alla forza, con la sensazione di non avere più niente da perdere.

 

Traduzione di Valeria Noli

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->