domenica, Giugno 20

La crisi infinita del Kurdistan turco

0
1 2


Fabio ha svolto per più di 15 anni volontariato e cooperazione nel Kurdistan turco, noto anche come Bakur, con qualche sortita in Siria, Iran e Iraq. Conosce bene la politica della regione e mastica il turco. Sebbene non sia la prima volta che assiste a un’escalation di violenza nell’area, Fabio è sconcertato dalla situazione attuale nella zona sud-est della Turchia, dove le forze di Ankara si affrontano con le milizie e la popolazione.
Paradossalmente, adesso è più facile entrare a Kobane o nel Rojava, il Kurdistan siriano, rispetto ad andare in città come Cizre o Mardin”, racconta Fabio, “le autorità turche hanno blindato l’area e imposto il coprifuoco nelle città in rivolta. Tuttavia, gli abitanti non sempre sono informati sugli orari del coprifuoco e sulle zone dove è imposto. In questo modo, la gente ha paura di uscire e i soldati sparano sui chiunque lo infranga. Le famiglie non celebrano i funerali dei loro cari uccisi e tengono i loro corpi in casa, perché non vogliono diventare i bersagli dei soldati turchi. Per difendersi dai tiratori scelti, la popolazione ha messo dei teli che coprono le strade, proprio come a Kobane”.

Questa situazione dura da quando le Forze Armate turche hanno iniziato a bombardare le basi del PKK (Partîya Karkerén Kurdîstan) in Iraq e Siria quest’estate, rompendo, così, il patto di cessate il fuoco firmato nel 2013. In risposta, il gruppo curdo ha condotto diversi attacchi contro le forze di Polizia e l’Esercito. Secondo l’organizzazione TIHV(Türkiye İnsan Hakları Vakfı), un’organizzazione per i diritti umani, dal 16 di agosto ad oggi ci sono state oltre 50 dichiarazioni di coprifuoco, 17 città sono state colpite, 7 distretti coinvolti, 160 morti civili e 1 milione e 300.000 persone sono costrette a vivere sotto assedio.

Recep Tayyip Erdogan, il Presidente della Turchia e leader del AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi), ha dichiarato che :«I terroristi verranno combattuti casa per casa, strada per strada. Le trincee che hanno scavato diventeranno le loro tombe».
Tutte le operazioni condotte dalle autorità turche sono state definite necessarie per il ristabilimento della pace e dell’ordine nella regione. L’ultima in linea temporale è quella del 21 dicembre 2015. Nelle città di Sur, Nusaybin e Dargecit, i comandanti dell’Esercito turco hanno ordinato agli abitanti che dovranno lasciare le loro abitazioni, diversamente le autorità non possono assumersi la responsabilità di quanto accadrà loro.

Ozlem Tanrikulu, rappresentante dell’associazione UIKI (Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia), descrive una situazione tragica, dove l’Esercito e la Polizia di Ankara ricorrono alla violenza senz’alcun rispetto dei diritti umani. “I quartieri curdi vengono attaccati con carri armati e bombardati con elicotteri. Le città curde sono circondate su ogni lato da truppe pesantemente armate, ingresso e uscita sono vietati, acqua ed elettricità sono state tagliate”, dice Ozlem, ” il Governo dell’AKP, per il proprio tornaconto e i propri interessi, ha interrotto il dialogo e le trattative in corso con il Movimento di Liberazione del Kurdistan e ha lanciato una guerra contro i curdi. Il Movimento di Liberazione Curdo ha reagito a questi attacchi assumendo una posizione puramente difensiva. Chiediamo che l’Europa intervenga per fermare questo genocidio e perché si prenda posizione contro le politiche di Erdogan”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->