lunedì, Settembre 27

La crisi idrica della Giordania

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Giordania acqua

Amman L’acqua rappresenta uno dei maggiori problemi e una delle più ardue sfide che il Regno Hashemita sta attualmente affrontando in termini di risorse e di impieghi nei vari settori. La Giordania, secondo le classifiche mondiali, è il secondo o il terzo paese più povero al mondo di risorse idriche, le quote dei singoli paesi, di solito, non superano il 15% della soglia di povertà globale fissata dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (che è di mille metri cubi).

La Giordania vive una situazione complicata poiché dal 1948 è coinvolta dai flussi migratori e da tre anni a questa parte è meta dei profughi siriani che, attualmente, rappresentano il 15% della popolazione del Regno Hashemita di Giordania. Con l’aumento della popolazione la disponibilità pro capite di acqua è diminuita di 120 metri cubi l’anno e oggi la Giordania si trova al di sotto della soglia di povertà del 88%.

Il Dipartimento giordano di statistica stima che siano disponibili, in tutto il mondo arabo, circa 265 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno e pro capite 846 metri cubi l’anno ma, le risorse idriche pro capite invece dovrebbero essere di 1000 metri cubi l’anno e si stima che, in casi particolari, la disponibilità d’acqua diminuisca ad una quota inferiore di 500 metri cubi pro capite all’anno. In Giordania, la disponibilità d’acqua ammonta a soli 148 metri cubi, in Siria arriva fino a 1028 m3, in Iraq a 2172 m3. Questi dati (ESCWA) dimostrano come in Giordania il problema dell’acqua sia una questione da non sottovalutare.

Le risorse idriche derivano, maggiormente, dal fiume Giordano. Per molto tempo sono state utilizzate in gran parte nel settore agricolo, negli ultimi anni c’è stato un aumento della domanda di acqua da parte di tutti i settori (come il settore minerario) ma, la scarsità delle risorse idriche ha creato non pochi problemi.

Negli ultimi anni si conta un incremento del consumo nel settore agricolo, seguito dal settore comunale (uso domestico), e poi dal settore industriale insieme agli altri settori (tra cui zootecnia). Questa grande richiesta e l’evidente consumo hanno creato una crisi e una pressione molto diffusa che, ha spinto molti ad interessarsi al problema e a cercare una soluzione.

Secondo numerosi studi, il costante aumento della popolazione ha portato ad un aumento della pressione sulle fonti d’acqua potabili e quindi un impatto molto forte sulla quota di fornitura d’acqua al giorno pro capite che, ha spinto a cercare altre fonti di fornitura d’acqua per sostituire le risorse tradizionali. Questo meccanismo ha ridotto non solo la pressione sulle fonti tradizionali ma, ha anche aumentato gli impianti di depurazione delle acque reflue.

Sono molti i fattori che hanno portato alla crisi idrica in Giordania: la siccità, le piogge il riscaldamento globale e la conseguente diminuzione delle sorgenti. Secondo il Ministero delle Risorse Idriche e dell’Irrigazione giordano una delle ragioni più evidenti di questa crisi è l’aumento della popolazione di circa il 50%, soprattutto ad Ajloun, a Jerash, a Balqa e a Tafila.

Il problema dell’acqua si è trasformato in un problema sociale, furti e risse sono legati alla fornitura d’acqua, il Ministro delle Risorse Idriche e dell’Irrigazione ha dichiarato in un’intervista che per combattere la fitta rete di forniture d’acqua illegali il governo giordano ha intrapreso una serie di misure per mettere in sicurezza i bacini idrici (circa 10 618) in tutti i governatorati della Giordania e per far fronte ai saccheggi ha istituito delle licenze per le forniture d’acqua. I servizi di sicurezza giordani hanno scoperto 121 pozzi in cui veniva pompata acqua sia di giorno che di notte, portando delle evidenti perdite.

Il ministro delle Risorse Idriche e dell’Irrigazione giordano, in una dichiarazione alla stampa, ha affermato che il problema dell’acqua sia diventato una pressione sociale e politica.

Questo ha portato all’assegnazione di più denaro dai fondi del tesoro dello Stato giordano per cercare approvvigionamenti d’acqua e per creare progetti per la produzione alternativa di acqua potabile (progetto idrico Disi) e di dighe desalinizzanti per garantire una fornitura d’acqua accettabile secondo i dettami dell’OMS.

Il ministro ha sottolineato che vi è una divisione scientifica delle forniture d’acqua potabile. Le due sezioni principali sono le acque sotterranee e le acque superficiali, di queste l’80% comprende le dighe e una parte del fiume Giordano (secondo il trattato di pace con Israele), il 20% viene utilizzato nel settore agricolo, e il circa il 25 % viene purificato da Khirbet Samra.

Il ministro ha aggiunto che circa il 40% delle acque sotterranee e il 30% di quelle superficiali, sono destinate al consumo dei cittadini del Regno. Per quanto riguarda il consumo del settore agricolo e industriale esso varia da anno in anno a seconda della stagione delle piogge che è circa 800-900,000,000 metri cubi e questo è stato un tasso fisso negli ultimi 10 anni.

Le azioni intraprese dal governo giordano per risolvere il problema dell’acqua sono volte a coinvolgere i cittadini. Il governo ha adottato 3 grandi progetti e altri piani strategici e ha effettuato molti studi e ricerche, campagne e iniziative per le risorse idriche e il loro uso, ponendo l’attenzione sulla crescente consapevolezza della società giordana, sulla razionalizzazione e sulla responsabilità dei cittadini al consumo d’acqua.

Tra i progetti idrici più importanti adottati dal regno giordano c’è il Disi ( un bacino d’acqua enorme situato a sud della Giordania, vicino al confine con l’Arabia, a circa 325 chilometri a sud di Amman), dove il governo giordano, nel 2008 ha iniziato un progetto che coinvolge anche il bacino dell’Oman e che, a tre anni dall’inizio, sta fornendo alla capitale e ad altre città giordane un quantitativo di 100 milioni di metri cubi d’acqua all’anno.

Il progetto Disi è stato concepito per una fornitura di 100 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, una aspettativa che è sufficiente solo per una fornitura parziale, almeno fino al 2022, ma le condizioni di siccità e il costante flusso dei migranti ha fatto in modo che la Giordania consumi tutta l’acqua proveniente dal progetto Disi.

Il progetto Bahrain ( tra il Mar Rosso e il Mar Morto), cerca di limitare il deficit idrico nel Regno e pone soluzioni ai problemi energetici attraverso la produzione di energia elettrica e di fornitura di acqua potabile, cercando di limitare i peggioramenti e la carenza di fornitura.

Il progetto mira a tre obiettivi: il primo è salvare il Mar Morto, il secondo desalinizzare l’acqua del Mar Rosso e produrre energia e il terzo di costruire la pace e la cooperazione nella regione. Sono stati fatti degli studi grafici per costruire una pompa ad una profondità di 140 metri sotto la superficie dell’acqua del Mar Rosso per pompare dal Mar Morto una grande quantità di acqua. Nella prima fase del progetto, 300 milioni di metri cubi d’acqua sono stati utilizzati per desalinizzare 200-250 milioni di metri cubi di acqua facendola diventare potabile. Il progetto è stato stimato per circa tre miliardi di dollari. Il governo giordano conta di continuare a lavorare sul progetto fino al 2050 impiegando circa dieci miliardi di dollari. L’impianto dal 2009 ha prodotto 850 milioni di metri cubi di acqua dissalata per uso domestico.

Vale la pena ricordare che il progetto non ha creato problemi né alla flora né alla fauna marina né alla qualità delle acque del Mar Rosso e del Mar Morto, in quanto l’attuazione del progetto Bahrain segue i primi cinque stadi della dissalazione, 200 milioni di metri cubi di acqua di mare diventano potabili grazie ad aziende specializzate che seguono gli sviluppi del processo. Il progetto andrà avanti fino al 2060 arrivando a pompare 700 milioni di metri cubi d’acqua del Mar Morto.

Il progetto per l’impianto meccanico di trattamento delle acque reflue è stato firmato nel 2003.

Esso pone l’obiettivo di depurare le acque di scarico, la costruzione dell’impianto, la gestione ed il trasporto. L’attuazione del progetto è costata circa 120.200.000 di dinari giordani (circa 170 milioni di dollari statunitensi).

Il progetto mira ad espandere le aree di depurazione e a costruire impianti di drenaggio naturale nei governatorati di Amman, Zarqa e Wadi Dhlail. Lo scarico di acqua purificata viene impiegata in diversi tipi di colture secondo gli standard internazionali, questo ha migliorato la situazione ambientale nella regione cercando di porre fine al problema degli odori degli scarichi e proteggendo le fonti idriche superficiali e sotterranee.

L’impianto ha incominciato a funzionare nel 2008 e si stima di sfruttarlo a livello commerciale fino al 2025. Inoltre è stato creato un impianto a Samra per purificare le acque reflue ed a Alastiebh un impianto di depurazione meccanica d’acqua per circa 365.000 m3 al giorno, in modo da essere in grado di accogliere l’aumento della popolazione nelle province di Amman e Zarqa fino al 2035.

Oltre all’acqua di Wadi Araba, secondo l’accordo di pace con Israele, la Giordania ha la possibilità di sfruttare il fiume Yarmouk, (solo 25 milioni di metri cubi sono israeliani, il resto è usufrutto della Giordania). Quando arriva il periodo delle piogge c’è maggiore possibilità di acqua e la Giordania ha avuto un surplus pari a 25 milioni di metri cubi rispetto al Mar di Galilea e 15 milioni di metri cubi rispetto a Wadi Araba, oltre all’acqua che la Giordania ricava dal lago Tiberiade.

Molti studi, ricerche e documenti parlano del uso pro capite dell’acqua, ad esempio, il Dr. Atef Kharabsheh, membro della Società per la ricerca scientifica giordana ha affermato in un documento di ricerca, pubblicato dalla rivista dell’Associazione giordana per la ricerca scientifica, che le previsioni della Banca Mondiale indicano che le assegnazioni di acqua pro capite diminuiranno di circa 90 metri cubi nel 2020, mentre la media mondiale è di mille metri cubi pro capite, in particolare, le proiezioni indicano che il numero della popolazione del Regno raggiungerà circa 10 milioni di abitanti nel 2025 con un aumento del 3,7% l’anno.

Il Dottor Kharabsheh ha indicato delle soluzioni a breve termine, in particolare, la chiusura di pozzi privati sparsi nel deserto della Giordania che regolano i processi di consumo, l’utilizzo di acqua con elevata salinità negli impianti di raffreddamento, dove invece di solito viene utilizzata l’acqua potabile, e invece di piantare colture che consumano molta acqua egli, incoraggia l’utilizzo di sistemi di irrigazione con canali chiusi e irrigazione a goccia.

 Inoltre propone soluzioni a lungo termine, come l’ottimizzazione dell’utilizzo dell’acqua piovana creando dighe, lo sviluppo e lo sfruttamento di acqua delle sorgenti per vari scopi, la protezione delle fonti nutrizionali nelle aree urbane mantenendo le loro qualità, lo sviluppo di sistemi di acqua che riducano gli sprechi, l’aumento di sistemi di drenaggio che contribuiscano all’utilizzo delle acque reflue per l’irrigazione inoltre, la riduzione dei problemi ambientali con l’uso della nuova strategia di desalinizzazione dell’acqua di mare e la purificazione di acqua salmastra.

Egli ha sottolineato che la quantità di acqua di superficie può essere sfruttata per circa 700 milioni di metri cubi ma, di questa solo 120 milioni vengono sfruttati, il resto viene sprecato.

 

Traduzione di Marzia Quitadamo

 

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