domenica, Settembre 19

La crisi greca coinvolge le borse mondiali Italia, potere d'acquisto delle famiglie scese dell'1,5%

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Calo delle borse

Per l’ennesima volta da quando è entrata a far parte dell’Unione europea, la Grecia si dimostra l’anello debole dell’ eurozona. A quanto pare il Paese rischia di essere la prima vittima dell’Asset quality review e degli stress test bancari della Bce che verranno resi noti domenica 26 ottobre. Secondo l’agenzia di rating Ficht, le quattro principali banche greche, appesantite anche dall’ impossibilità di riscuotere crediti, potrebbero aver bisogno di «capitali supplementari» nonostante la loro ricapitalizzazione e ristrutturazione di questi ultimi due anni. Al momento Atene ha ancora 15 miliardi di euro di riserva nel Fondo ellenico per la stabilità finanziaria, una somma che dovrebbe essere sufficiente a stabilizzare il sistema.

Gli effetti di tale rivelazione sulle borse di tutto il mondo sono devastanti. A crollare subito è la Borsa di Atene che fa registrare  un – 9,3/ dell’indice. Sulla stessa falsa riga si ritrova Milano che peggiora e cede il 3,06%, mentre lo spread btp-bund torna sopra 170 punti base. Attualmente sono 12 i titoli sospesi: da Mediobanca a Unicredit, da Finmeccanica a Stm. Questo però è anche il giorno del rimbalzo per le Borse di Asia e Pacifico che, dopo tre sedute di fuoco con Tokyo a +0,92%,  rivede il sole insieme a Sidney (+0,73%). Debole Seul (-0,17%) e Taiwan (-1,29%), bene Hong Kong (+0,57%) e Shanghai (+0,45%), ancora aperte.

Cambiamenti in vista anche in Irlanda. A partire dal 2015, le società che vogliono stabilirsi in Irlanda non potranno usufruire più del  Double Irish, ovvero di quello stratagemma fiscale che le consentivano di abbattere o non pagare affatto le tasse sui profitti. Per coloro che invece da tempo hanno sede legale in Irlanda avranno tempo per rivedere la loro organizzazione fino al 2020.

La notizia data ieri dal  ministro delle Finanze Michael Noonan è la risposta dell’Irlanda alle pressioni di Stati Uniti ed Europa e il piano d’azione internazionale (Ocse-G-20) di lotta all’elusione fiscale e al cosiddetto profit shifting, lo spostamento dei profitti da una filiale all’altra, appunto per sottrarli al fisco. Tale provvedimento avrà senz’altro un impatto, visto che rischia di costare parecchi miliardi alle società, ma secondo gli esperti non c’è da attendersi una fuga dal Paese.

Una delle domande più frequenti di quest’ultimo periodo è come mai la Germania non cresce più come una volta.  Il modello di crescita economica utilizzato dalla Germania negli ultimi 15 anni, orientato all’export  incomincia a cedere. Infatti, nel secondo trimestre l’economia si è fermata e la fiducia degli investitori del mese di ottobre è scesa a quota -3,6 rispetto ai 6,9 punti di settembre, toccando così il livello più basso degli ultimi due anni. Tale politica ha fatto si che la Germania crescesse dal 2000 ad oggi dell’1% annuo ma allo stesso tempo gli investimenti sono calati dal 22,3% del Pil al 17%. Infrastrutture obsolete, difficoltà nell’avviare una nuova azienda e l’intenzione di voler portare avanti per forza una politica di austerità, sono tre dei principali motivi di tale calo.

 Intanto il governo della Merkel ha approvato nella giornata di oggi una legge che consente ai tedeschi il congedo rimborsato, o con riassunzione garantita sul posto di lavoro, per assistere e aiutare a casa o in strutture ospedaliere genitori o parenti malati, non autosufficienti, indeboliti dalla terza età. Anche prima che venisse approvata tale legge i lavoratori dipendenti avevano il diritto di assentarsi per un massimo dieci giorni per assistere un parente non autosufficiente, ma adesso le casse pubbliche della Pflegeversicherung copriranno loro fino al 90 per cento del loro reddito netto in quei dieci giorni. I costi supplementari sono calcolati a oltre cento milioni di euro.

Mentre il governo tedesco sta cercando di capire come far aumentare la propria crescita economia, la Commissione europea, attraverso il portavoce del commissario agli affari economici Jirki Katainen, informa Francia e Italia che non arriverà nessun commento sulle misure da intraprendere da parte di entrambe fino a quando non sarà ufficiale il piano di stabilità di ambedue le nazioni. Se l’Italia però da una parte opta per limare gli ultimi dettagli, la Francia risponde a Katainen tramite il ministro delle Finanze, Michel Sapin, che in una lunga intervista a Les Echosha detto: «decide il parlamento francese, non la Commissione europea».

Continua il periodo di stagnazione per l’Italia che, secondo i dati Istat, la variazione acquisita del Pil per il 2014 è pari a -0,3%. A preoccupare il Bel Paese c’è anche il potere d’acquisto delle famiglie che, anche nel secondo semestre del 2014 ha registrato un calo dell’ 1,5%. Secondo i dati Istat il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è diminuito dell’1,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2013. Quindi, il potere di acquisto delle famiglie consumatrici nel secondo trimestre del 2014 è diminuito dell’1,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% rispetto al secondo trimestre del 2013. Nonostante tali risultati, l’Istituto nazionale di statistica afferma che si è registrata una lieve ripresa dal punto di vista dei consumi. Infatti,  la spesa delle famiglie per consumi finali è aumentata dello 0,2% nei confronti del trimestre precedente e dello 0,8% rispetto al corrispondente periodo del 2013. 

Intanto resta sotto la lente d’ingrandimento di tutti la nuova legge di stabilità. Uno di questi è Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, che intervenuto alla assemblea di Confitarma a Roma, la confederazione degli armatori, ha detto: “qualche timido segnale di ripresa sta emergendo ma la situazione economica è ancora lontana da come la vorremmo. Abbiamo bisogno di aprire una fase nuova, una stagione di sostanziose riforme per il rilancio del Paese in quanto non c’è più tempo per attendere, per verificare, per far calcoli e compromessi. Occorre agire subito – avverte il numero uno di Confindustriafissando l’agenda su poche e chiare priorità da realizzare sul serio. Mi riferisco, innanzitutto, alla riforma del mercato del lavoro”.

Mentre però per il commissario alla spending review Carlo Cottarelli diventa fondamentale ridurre il numero dei Comuni (al momento 8.000)per facilitarne il coordinamento, l’Istat rivela che la deflazione in Italia peggiora sempre di più. Secondo l’Istituto nazionale di statistica nel mese di settembre 2014 l’indice dei prezzi è sceso dello 0,2% rispetto allo stesso mese del 2013. Secondo l’Istat, la maggiore flessione dei prezzi su base annua è dovuta all’accentuarsi del calo dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-2,8%, da -1,2% di agosto). Il peggioramento di tale situazione determina anche il rallentamento della crescita annua dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,3%, da +0,7% del mese precedente). Dunque, urgono riforme strutturali forti per far si che l’Italia possa riprendersi alla svelta. In caso contrario non si potrà far altro che assistere alla débâcle economica dell’intera nazione. 

 

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