lunedì, Ottobre 25

La crisi dell’industria navale australiana

0

AucklandI molti tagli effettuati dal governo conservatore australiano, guidato dal Primo Ministro Tony Abbott, hanno infine raggiunto anche il settore strategico dell’industria navale nazionale. Fedele ai principi del Partito Liberale, Abbott ha da tempo dato inizio ad una serie di misure volte a ridurre la spesa pubblica, con l’obiettivo di rendere più efficienti le uscite dell’erario pubblico.

L’oramai nota presentazione del budget federale del 2014 – alla base del costante calo di consensi del governo – altro non è che una lunga lista di provvedimenti che poco hanno a che vedere con la dottrina economica liberale. Riassumendo, questa ha infatti comportato: la deregolamentazione delle costosissime tasse universitarie australiane; la riduzione del 20% dei fondi destinati ad università e ricerca; una patrimoniale del 2% per redditi sopra i 180.000 dollari; un aumento del 1,5% delle imposte per imprese nello scaglione più alto di reddito; un taglio ai fondi per la prima casa di 134,3 milioni di dollari; l’eliminazione dei fondi residui destinati alla promozione delle energie rinnovabili; una riduzione dei fondi per l’istruzione superiore pari a 4,7 miliardi di dollari in 4 anni; una nuova forma di co-pagamento dei cittadini per effettuare una visita da un medico specialista, con un risparmio stimato di 3,4 miliardi di dollari in 5 anni; 43,5 milioni di tagli alle emittenti pubbliche ABC ed SBS, 534 milioni in meno alle comunità aborigene, 114 milioni di tagli agli istituti di ricerca pubblici, l’eliminazione di controllate pubbliche per un totale di 500 milioni in 4 anni ed il congelamento dell’aumento dei fondi per gli aiuti internazionali.

Tale massiccia dose di tagli è solo parzialmente bilanciata dai 15 miliardi destinati all’acquisto di 72 caccia F-35, dall’istituzione di nuovi fondi per la ricerca medica e dal nuovo controverso supporto a istituti religiosi privati. Come accennato, dunque, la riduzione della spesa pubblica si sta ora concentrando verso l’industria navale del Paese, fonte di occupazione per migliaia di persone e settore strategico per la difesa nazionale. Da pochi giorni, infatti, nuove proteste vedono coinvolti i diffusi tagli del governo Abbott, questa volta per la possibilità che oltre 1.400 persone perdano il proprio posto di lavoro entro il 2015 per la chiusura di cantieri navali negli Stati del Victoria e del New South Wales.

La senatrice laburista Penny Wong ha dichiarato in proposito: «Il Primo Ministro avrebbe dovuto fare di più per assicurare il futuro dei cantieri navali. Avrebbe potuto assicurarsi che i cantieri avessero nuove commesse, avrebbe potuto fare di tutto. Ma il governo era più interessato a denigrare i lavoratori della nostra industria navale, non mantenendo la promessa di far costruire nuovi sottomarini qui in Australia». Il Ministro della Difesa australiano fresco di nomina, Kevin Andrews, ha invece replicato: «Le continue notizie che riportano la perdita di molti posti di lavoro sono speculative e non sono altro che un misero tentativo da parte dei Laburisti di ottenere qualche voto. Questo governo continuerà ad investire nella difesa del nostro Paese, come dimostrato dagli investimenti per 1 miliardo di dollari nel South Australia. Altri 4,2 miliardi investiti nella difesa nazionale verranno spesi nei prossimi 4 anni». Le opposizioni, tuttavia, non hanno mancato di evidenziare come Andrews non abbia specificato se tale cifra verrà spesa in industrie australiane o meno.

Nello specifico, i cantieri maggiormente in crisi sono al momento due, quello di Williamstown, nel Victoria, con 800 lavoratori a rischio e quello di Newcastle, nel New South Wales, con circa 660 lavoratori preoccupati per il posto di lavoro. L’azienda proprietaria del cantiere di Williamstown, la BAE Systems Australia, ha dichiarato che gli operai stanno per ultimare una portaelicotteri, mentre nei prossimi mesi completeranno gli ultimi incrociatori antiaerei in programma, dopo i quali non è prevista alcuna nuova commessa. Il nuovo Premier del Victoria, Daniel Andrews, ha reso nota la sua posizione: «I posti di lavoro delle aziende manifatturiere locali valgono certamente lo sforzo necessario per la loro tutela. Posso annunciare che i tre Stati con fiorenti industrie manifatturiere per la difesa, Victoria, New South Wales e South Australia, lavoreranno assieme per presentare i giusti argomenti al Primo Ministro, al fine di continuare a produrre nei nostri territori».

Le proteste per le paventate chiusure dei cantieri navali australiani si contestualizzano, dunque, nel più ampio scenario dei tagli alla spesa pubblica del governo Abbott, sempre più in calo di consensi. Secondo il più recente sondaggio disponibile, effettuato dalla ‘Newspoll’, i Laburisti sono in vantaggio con il 54% delle preferenze, mentre i Liberali al governo arretrano al 46%. Secondo il sondaggio, inoltre, la figura del Primo Ministro sarebbe ancora meno gradita rispetto all’immagine del suo partito, come dimostrato dall’indice di gradimento fermo al 36%, distante da quello del leader dell’opposizione Bill Shorten, forte del 43% dei consensi.

Le diffuse proteste, tuttavia – al di là dell’ovvio impatto emotivo per la perdita di un gran numero di posti di lavoro – si fondano anche sul ruolo strategico dell’industria navale australiana. L’Australia rappresenta, infatti, il caso particolare di uno Stato geograficamente isolato dai Paesi limitrofi che ha, tuttavia, mostrato un interesse storico per le missioni internazionali, di pace e non, in contesti geopolitici molto distanti dal proprio. L’impegno australiano negli anni ha interessato sia zone critiche nel proprio contesto – come i Paesi dell’Arco di Instabilità, un insieme di Stati arcipelago che sovrasta le coste australiane da nordovest a nordest e che comprende Indonesia, Timor Est, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone, Nauru, Figi e Tonga – sia aree instabili per la comunità internazionale, in virtù di diverse alleanze politiche e militari.

La marina militare australiana (Royal Australian Navy – RAN), inoltre, vanta una flotta compatta ma estremamente moderna ed efficiente, caratterizzata da 53 tra navi e sottomarini, 4 elicotteri, sofisticati armamenti a bordo – tra cui cannoni di precisione, missili, armi antiaeree, siluri di ultima generazione e un’ampia gamma di armamenti manuali – e da circa 14.000 uomini e donne in servizio attivo e una riserva di poco meno di 5.000 persone.

Se dunque, da un lato, è vero che l’Australia ha brillantemente evitato le tenaglie della recessione internazionale, dall’altro è altrettanto vero che i timori di un debito ridotto ma in costante crescita stanno influenzando non solo l’andamento della politica nazionale, ma anche alcuni settori essenziali per il Paese come istruzione, ricerca, sanità e industria navale. Il giudizio circa gli effetti di tali misure spetta ai posteri, ma il governo rimane pur sempre soggetto al giudizio degli elettori.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->