sabato, ottobre 20

La crisi del PD: l’intruso è chiuso in bagno e non appare Ma qualcosa bisognerà fare. E se spostassimo voti dal Pd agli alleati più critici e preparati, come i radicali?

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Devastante. È l’aggettivo usato da Matteo Renzi a proposito delle risse (lui era il peso massimo) che l’altra notte si sono accompagnate alla formazione delle liste del PD.

Devastante. Lo ripetono quei padri di famiglia, progressisti soprattutto, che non vogliono invecchiare sotto un Governo di destra e neppure in quell’oscura virtualità che vorrebbe manovrare il Paese da una consolle.

Devastante, ma anche volgare e insopportabile, è l’atteggiamento di Matteo Renzi. Penso una cosa molto precisa di lui, ma non essendo attrezzato per fronteggiare di una querela, taccio. È un pezzo grosso, uomo prepotente e distruttivo, ma anche uno, bisogna riconoscerlo, che fa delle scelte, prende delle decisioni, qualche volta giuste, spesso conformi al suo livello umano, che personalmente trovo imbarazzante.

Il problema di quest’uomo è che continua a fare confusione tra intelligenza e furbizia. La prima è pro-sociale, crea vicinanza, legami, progresso. La seconda è antisociale divide, crea lontananza e risentimento. Non mi pare sia difficile collocare il segretario del Pd, sebbene lui, come tutti i furbi, creda di essere intelligente. Lui se la canta e se la suona, da solo, come i ragazzini che non riemergono mai dal bagno.

Appena spuntato all’orizzonte, si discuteva di quest’uomo con tanti amici, si facevano considerazioni riguardo ai suoi mantra, in particolare ‘rottamazione’ e  ‘se perdo me ne vado’. I pareri prevalenti, nell’ordine, erano. Uno, che avrebbe distrutto il Pd. Due, che non ce lo saremmo tolto più di dosso.
Quando uno sente il bisogno di ripetere che scenderà alla prima stazione in caso perdesse, significa che si è già incollato ai sedili. L’ostentato distacco dalla poltrona, da parte di un risoluto e spregiudicato uomo di potere, è abuso di credulità popolare, ma non è reato, dunque può rimanere al proprio posto.
In politica la corrispondenza tra parola e azione funziona come gli ingredienti del cioccolato che, secondo un grande pasticcere, non sono fatti per stare insieme. Sulla distruzione del Pd, invece, il discorso è molto semplice, solo una questione di idoneità. Matteo Renzi, proprio per la sua conformazione interiore, è persona inadatta a guidare un gruppo umano che non sia totalmente asservito a lui.

Gli antidoti oggi non ci sono, giacché si è preoccupato di fare terra bruciata. Gli elettori che, a differenza di lui, sono responsabili, intelligenti e non furbi, alla fine non si metteranno a fare i capricci, visto che in gioco c’è il futuro di tutti, in particolare dei più fragili. Possiamo contare solo su di noi, inutile pretendere spirito critico dagli attuali seguaci, consapevoli che ogni scostamento dall’obbedienza comporta l’immediata scomparsa dalla scena politica.

Ma qualcosa bisognerà fare perché il Pd è un mattone fondamentale della democrazia italiana, soprattutto in questo preciso momento, in cui il Paese è sulla lama di un crinale e potrebbe cadere dalla parte sbagliata. Se qualche bambino prepotente non lo capisce, occorre trovare il modo per farglielo capire, assediandolo e riconducendolo alla ragione, un modo intelligente sarebbe quello di spostare voti dal Pd agli alleati più critici e preparati, come i radicali, azione che non penalizzerebbe la coalizione che si oppone al populismo, ma darebbe una sculacciata al furbetto e magari aprirebbe spazi a figure perlomeno più mature.

La formazione delle liste poteva essere una grande occasione per chiudere le falle nelle relazioni interne, invece l’anima nera del capo è prevalsa, imponendo un modello di leadership che persino in Forza Italia sarebbe guardato con preoccupazione. Il mondo progressista, popolato di elettori assai più sensibili dei vertici, si sente parte di una storia ricca di valori e di personalità, per la verità queste ultime presenti più in passato. Individui di un altro pianeta a cui l’attuale segretario del Pd avrebbe come massimo potuto tenere l’agenda degli appuntamenti. Ma almeno questo non è tutta colpa di Matteo Renzi, da anni è in atto un decadimento, verticale e generale, della qualità del personale politico, di cui lui è solo il logico corollario.

Matteo Renzi è parte di questo vuoto, anzi è uno di quelli che lo esprimono meglio. Memorabile l’aggressione del Segretario del Pd, quando era Presidente della Provincia di Firenze, all’oncologa che cercava di farlo ragionare sui rischi dei termovalorizzatori. Lui, tronfio di slogan e poco altro, che corregge e insolentisce un’esperta, su un tema così delicato, la salute dei cittadini.
In quel filmato c’è tutto il profilo di un uomo senza qualità, radicalmente privo della prima dote che dovrebbe possedere un politico appena decente, la capacità di ascolto. Una tragica mutilazione che si è ‘spalmata’, per simpatia, su tutta la sinistra, già popolata di persone frustrate e irragionevoli, che sognano un mondo diverso, in cui però loro possono continuare a fare ciò che facevano prima, ossia raccomandare parenti e amici, mettere in lista mogli e fidanzate, vivere come ricchi mentre fanno finta di parlare dei lavoratori e dei poveri. Incoscienti, che praticano la scissione come autoterapia, per dimostrare, come succede ai pazzi, che la verità abita solo nel loro taschino e che vi possono accedere solo loro.
Il lato comico è che li stipendiamo noi.

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