domenica, Dicembre 5

La crisi abitativa a Londra

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LondraBethnal Green è un quartiere dell’Est di Londra. Si trova nel Borough di ‘Tower Hamlets’, considerato tra più poveri nell’intera capitale del Regno Unito. Un quartiere con al centro l’omonima fermata della metro, dove passa la ‘Central Line’, che attraversa orizzontalmente l’intera città. Una fermata della metro che, ancora chiusa, fu il luogo di un tragico incidente durante la Seconda Guerra Mondiale, dove il panico creato da una sirena anti-bomba portò alla morte di molti abitanti del quartiere. Una zona che fu fortemente bombardata durante la guerra, e fu epicentro negli anni successivi della costruzione di social housing, le council houses costruite con i soldi dello Stato e assegnate con prezzi controllati alla fascia più povera della popolazione e alla working class.
Oggi questo quartiere si può considerare un microcosmo che rappresenta quello che sta succedendo a Londra. Il boom delle social housing degli anni del secondo dopoguerra, con un grande interventismo da parte dello Stato non esiste più, e anche a Bethnal Green, come in altre zone della città, ci sono piani per demolire e vendere questi edifici. Oggi, Bethnal Green, è una zona molto ricercata dove abitare. Vicino a Shoreditch, la hub tecnologia della capitale, non troppo lontana dalla ‘City’ e Liverpool Street, il distretto finanziario, e a due passi dalla trendissima e giovane Hackney, così come dalla famosa Brike Lane. Gli affitti sono sempre più alti, e sempre più spesso si sente parlare di questo o quell’estate a rischio vendita o demolizione.
É in un piccolo caffè di questo quartiere, semi nascosto, anni luce lontano nello stile dalle catene di bar e ‘coffee places’ che occupano la città, che abbiamo incontrato Eileen Short, una degli abitanti della zona. Short è un’attivista e campaigner per la difesa della Council Houses, proprio con un’organizzazione che è nota come ‘Defend Council Houses’. In quel piccolo locale Short ci ha parlato della sua battaglia per la situazione delle case a Londra, e il desiderio di conservare quel senso di comunità che proprio in quel posto riuscivamo a respirare. Defend Counci Houses è stata una delle associazioni promotrice della March for Homes, una marcia che lo scorso sabato, con due distinti gruppi, partiti uno da Shoreditch, nell’Est di Londra e uno dal Sud, da Elephant & Castle, hanno portato tra le 5 mila e le 6 mila persone davanti alla City Hall, la sede del Comune di Londra. Boris Johnson, Sindaco di Londra, rappresentate del Partito Conservatore, è stato al centro delle critiche e delle richieste di questa marcia. I manifestanti chiedevano al Sindaco e ai Council, sotto la pioggia di un sabato pomeriggio invernale, la costruzione di più council houses, affitti controllati e l’interruzione dei piani di demolizione di oltre 50 edifici.
“Quella delle case, e in particolare delle Council Houses, non è una crisi che riguarda solo Londra, ma ovviamente a Londra è particolarmente intensa”, ci spiega Short, “non ci sono più molte case che vengono costruite per quel proposito e la waiting list è lunghissima, più di 300 mila, 23 mila solamente nel Borough di Tower Hamlets”. Il problema di Londra non è solamente la mancanza di questo tipo di case, la loro vendita e l’assenza di investimenti nel settore, ma anche un mercato degli affitti privati che sta andando fuori controllo. I singoli landlord, i possessori di case nella capitale che decidono di affittare, tendenzialmente, aumentano la cifra richiesta di anno in anno e i tenants, ovvero gli affittuari spesso vengono messi davanti al bivio se accettare l’aumento di prezzo o cercarsi un’altra casa. Basta guardare nelle vetrine di uno dei migliaia ‘estate agents’ della città per rendersi conto del mercato. Monolocali a oltre mille sterline al mese, una stanza in zona due che può costare fino alle 800 sterline , e i padroni di casa che spesso affittano case che non sono in ottime condizioni, ma vista l’altissima richiesta non hanno problemi a trovare gli inquilini. E non stiamo parlando solo del centro di Londra o zone tendianzalmente considerate posh: la situazione è simile in ogni angolo della città.
“Durante la marcia ci siamo uniti con i gruppi che si occupano degli affitti tra privati, abbiamo bisogno di un controllo sugli affitti e della creazione di nuove abitazioni, se vogliamo fermare il processo di gentrificazione”, dichiara Short. La parola gentrificazione,  prepotentemente entrata nel dibattito sulla situazione londinese, spiega bene quello che sta succedendo alla città. Il tessuto urbano sta cambiando, come è giusto e normale che sia in una metropoli, ma quello che sta succedendo è che delle aree urbane,  tendenzialmente abitata dalla classe operaia, stanno diventando oggetto di investimento da parte della popolazione più benestante. Questo comporta un aumento del costo della vita in determinate aree con conseguenti cambiamenti nella popolazione e socio-culturali che alterano complessivamente il tessuto urbano. Il termine originale inglese gentrification, non a caso fu introdotto in sociologia negli anni ’60 proprio per parlare dei cambiamenti di forma di alcuni quartieri londinesi.
Per Short si può parlare di “social cleansing” e del fatto che Londra sta diventando il “playground” per una comunità internazionale di ricchi e investitori. E che in questo modo Londra rischia di perdere le sue anime. Gli investitori, spesso con capitali stranieri, tendono a costruire edifici che contengono appartamenti di lusso e non molte ‘affordable houses’ che il Sindaco Johnson aveva promesso. La political e i politici, facilitano la crezione di questo scenario di mercato, e secondo Short è un dovere dei cittadini quello di scendere in piazza e protestare per cambiare le cose. “La casa nella quale abito, insieme al resto del complesso, era passata a dei nuovi landlord negli anni ’60 e gli affitti sarebbero saliti. Gli inquilini di allora protestarono e riuscirono a salvarla,  facendola diventare un complesso di Council Houses. Grazie alle loro proteste, io, negli anni ’80, ho ottenuto una Council House e questo, invecchiando, mi ha ispirata a combattere questa battaglia, a proteggere questo per le future generazioni”. 
Uno dei gruppi che ha partecipato alla marcia, Focus E15, formato da donne che quando incinte avevavo rischiato di essere sfrattate dall’ostello in cui vivevano, ha esposto un cartello con sopra scritto ‘Questo è l’inizio della fine della crisis abitativa’. Per Short, il fatto che tutti questi gruppi così diversi siano riusciti a trovare un “common ground” e a fare delle richieste comuni, dovrebbe essere un segnale per la classe politica che questo è il movimento che dovrebbero ascoltare in vista delle prossime elezioni nazionali e cittadine. Nel frattempo, i prossimi mesi, saranno pieni di grandi e piccole manifestazioni e proteste organizzate da chi, come lei, si batte per cercare di salvaguardiare, oltre il diritto ad un abitazione dignitosa per tutti, quegli edifici e complessi abitativi che rappresentano la storia, l’anima e la comunità dei vari quartieri di Londra e rischiano di essere venduti o demoliti

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