martedì, Maggio 11

La costola di Bertone e della Boschi field_506ffbaa4a8d4

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Non saprei se si possono impiantare parallelismi tra le due vicende che in questi giorni si sono intrecciate mediaticamente, quelle della ministra Maria Elena Boschi e del cardinale Tarcisio Bertone, in ogni caso le sensazioni che mi suscitano sono molto vicine. Qualcosa di simile a ciò che provavo quando l’ex Ministro Claudio Scajola raccontava di essere divenuto proprietario a sua ‘insaputa’ di una casa attaccata al Colosseo o quando Silvio Berlusconi cercava di convincerci della parentela di Ruby con il Presidente egiziano Hosni Mubarak. Potrei continuare nell’elenco e credo non basterebbe il numero di caratteri a mia disposizione per contenerlo, ma la premessa serve per raccontare che tali vicende, molto diverse tra di loro, dunque difficili da accostare, dentro di me tendono a collocarsi sul medesimo scaffale senza che io possa fare nulla per contrastare tale perverso automatismo. Ovviamente, non essendovi certezze sull’origine di tale distorsione, sono costretto a muovermi a tentoni, seguendo l’istinto (che qualche volta ci porta dalla parte giusta), nella speranza di capire cosa unisce tutte queste marachelle.

La prima similitudine che mi viene in mente è che i protagonisti sono figure di potere. La seconda, che discende direttamente dalla prima, mi dice che nel nostro Paese, quando un individuo varca le soglie dei palazzi, si tratti di politica, di religione o qualsiasi altro ambito, un tarlo prende immediatamente dimora nella sua testa e compromette alcuni precisi neuroni, inducendolo a pensare che i cittadini siano una manica di fessi, incapaci di distinguere la gazzosa dallo spumante. Fateci caso e vi convincerete che le cose stanno così.

Prendete, ad esempio, il cardinale Tarcisio Bertone, appena impegnatosi a restituire in comode rate mensili 150 mila euro all’ospedale Bambino Gesù (un vero benvenuto, considerato il periodo), come conseguenza del triste episodio relativo alla ristrutturazione dell’attico, costata centinaia di migliaia di euro. Cifre non certo compatibili con lo stile di vita del seguace di un dio che sceglie di atterrare in mezzo alla strada, quasi come i barboni così cari a Papa Francesco. Ma il lato più controverso di tutta la sceneggiatura è in quei passaggi dove il Cardinale afferma che la propria donazione a favore della struttura pediatrica non sarebbe altro che «Un versamento a titolo di beneficenza all’ospedale che è vittima di una operazione illecita compiuta da altri a mia insaputa». Qui sembra che il prelato sia incappato in un plagio ai danni del povero Scajola, anch’egli beneficiario inconsapevole di un atto di generosità, ma nel caso di Sua Eminenza il riferimento più degno possiamo reperirlo nell’Antico Testamento, precisamente al capitolo 2, versetti 21-22, del libro della Genesi, allorquando Dio fa cadere in un sonno profondo Adamo e lo priva della costola con la quale fabbricherà Eva. Il Cardinale, dunque, ripercorre la strada dei progenitori, essendo inconsapevole come Adamo e beneficiario come Eva. Tutto si compie in un attico romano un pelo più confortevole del paradiso terrestre.

Le categorie bibliche non sono utilizzabili, invece, con la ministra -sebbene cattolica- Maria Elena Boschi la quale, con un discorso molto americano, anzi kennedyano-veltroniano, è riuscita a stare alla larga dal cuore dei problemi aperti con il salvataggio della Banca Etruria da parte del Governo. Salvataggio che è corrisposto allo svuotamento del salvadanaio di innumerevoli risparmiatori.

Giustamente la ministra segnala che è stato il Governo di cui fa parte a dimissionare il padre e tutto il Consiglio di Amministrazione, ma visto quello che avevano combinato non mi sembra sinceramente un atto eroico. Rimane chiaro, tuttavia, che la famiglia della medesima era ed è piuttosto impegnata all’interno della Banca. Essendo stato già fatto con dovizia di particolari da tutti i giornali, nazionali e locali, non ripeterò qui le posizioni ricoperte da padre, fratello e cognata all’interno dell’Istituto, neppure mi addentrerò nell’analisi tecnica del cosiddetto ‘decreto salvabanche’, che, peraltro, parla anche del destino di chi amministra istituti di credito, tra i quali appunto c’è anche Pier Luigi Boschi.

Dicevamo che le categorie bibliche non sono utilizzabili per questa giovane politica, brillante e risoluta, che, a differenza di Bertone, è sempre stata sveglia, consapevole e persino presuntuosa, ma neppure lei è sfuggita alla tentazione di considerare noi una folla di zombie, raccontandoci che non esiste neppure l’ombra di interessi in conflitto. Può darsi le cose stiano in quei termini, vista da fuori, però, la situazione appare imbarazzante. Certo, fino a prova contraria non si può affermare che padre e figlia parlassero di faccende relative alla banca, nessuno, però, può obbligarci a credere in un tale scenario. Personalmente sono tra gli scettici e confesso anche di essere tra quelli che se questa brutta storia avesse avuto luogo al tempo di Silvio Berlusconi, sarebbero scesi in piazza coi forconi. Allo stesso modo possiamo prendere per buona l’estraneità della ministra alla formazione del decreto legislativo di cui sopra, ma ci limitiamo alla parte formale, ossia quella che attiene la sua assenza in Consiglio dei Ministri quando si discuteva l’articolato. Anche in questo caso, però, la ministra non deve attribuirci eccessive dosi di ingenuità, giacché di questi tempi il corpo e lo spirito possono essere dislocati in luoghi diversi, sempre per restare in tema di suggestioni sacre.

Quello che si è capito bene, dall’intervento della signorina, è, invece, la sua ambizione, ricostruita attraverso il mito del riscatto familiare, dal padre, figlio di contadini che si faceva 5 chilometri a piedi per andare a scuola, fino a lei, prima laureata della famiglia Boschi e ministra a 34 anni, dunque possibile bersaglio di invidie. In questo Governo, però, qualche problema di maturità ci deve essere, perché tra i gufi di Matteo Renzi e gli invidiosi di Maria Elena Boschi, talvolta pare di essere all’asilo o in quelle compagnie adolescenziali dove si vive di pettegolezzo e di dispetti.

Dunque, prelati e ministri, rappresentanti di poteri diversi, ma accomunati dalla pretesa tutta italiana che essere qualcuno rappresenti una grazia di Stato, in grado di proteggere da fulmini e saette. Forse avranno ragione loro, ma almeno ci risparmino i sorrisetti, espliciti e segreti, che dedicano a chi non si vuole persuadere della bontà delle loro favole natalizie.

 

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