giovedì, Settembre 23

'La coscienza di Zeno' field_506ff510725be

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fumare-1728x800_cLa coscienza di Zeno venne scritta da Italo Svevo dopo un silenzio letterario durato 25 anni e dovuto a svariate ragioni psicologiche e pratiche. In questo periodo Svevo abbandonò il tranquillo impiego alla Banca Union per lavorare nell’industria di vernici sottomarine della famiglia della moglie, inoltre i primi due romanzi dello scrittore triestino, pubblicati a sue spese, non riscossero alcun successo al di fuori della città di Trieste.

Svevo iniziò a progettare di scrivere il romanzo nel 1919, quando la Prima Guerra Mondiale era terminata e Trieste stava attraversando una crisi economica dovuta al fatto che non era più un’importante città dell’impero Austroungarico (era stata infatti il principale sbocco al mare dell’impero), ma una semplice provincia italiana. Svevo era un provinciale, ma nonostante ciò fu un precursore nel campo della sperimentazione letteraria che riuscì ad ottenere l’approvazione e la stima di Joyce.

La parola “Coscienza” che compare nel titolo ha un significato ambivalente, infatti può riferirsi sia alla psicanalisi, sia alla coscienza morale, sia alla consapevolezza. L’opera è suddivisa in sette capitoli: Preambolo, Il fumo, La morte di mio padre, La storia del mio matrimonio, La moglie e l’amante, Storia di un’associazione commerciale, Psicoanalisi.

Nella prefazione un misterioso Dottor S., la cui iniziale può riferirsi sia a Svevo sia a Sigmund Freud, racconta di aver chiesto al proprio paziente Zeno di scrivere la sua autobiografia a scopo terapeutico. Siccome Zeno abbandona la cura, il dottore si vendica pubblicando lo scritto, ma promettendo di dividere con lui gli incassi nel caso in cui il paziente decida di riprendere la terapia.

L’inetto è un tema molto diffuso nella letteratura del Novecento e Zeno rientra in tale categoria, infatti ha una scarsa volontà, non ha un atteggiamento deciso, non riesce a smettere di fumare, non ha ben chiaro in quale facoltà universitaria studiare e molto altro ancora. Tali comportamenti sarebbero dettati da una mancata identificazione con l’immagine paterna, depositaria delle certezze e della stabilità della vecchia morale borghese. L’inetto Zeno tuttavia è dotato di una grande capacità di autoanalisi, che gli consente di comprendere le origini della sua malattia.

 Siccome Zeno è nevrotico, sarà portato alla rimozione di molti episodi e sfaccettature della sua esistenza così non possiamo fidarci di ciò che racconta così come è inaffidabile il Dottor S, che è emotivamente coinvolto.

Dopo la morte del padre e e il matrimonio con Augusta, Svevo troverà nel suocero la figura paterna che non ha mai avuto e nella moglie una figura materna che lo aiuterà a prendere in mano la propria vita. Non intendo spoilerare oltre questo bellissimo romanzo, ma vi invito calorosamente alla lettura. La coscienza di Zeno è uno dei pilastri della letteratura italiana e merita di comparire sulle vostre librerie.

 

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