giovedì, ottobre 18

La Corte Costituzionale in carcere. Quando la Costituzione? Nonostante la situazione al collasso, il progetto 'Viaggio nelle carceri' entra nella fase esecutiva

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Mai troppo lodato il progetto ‘Viaggio nelle carceri‘, nato da un’idea del professor Marco Ruotolo, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università ‘Roma Tre’, dove dirige il Master di II livello in ‘Diritto penitenziario e Costituzione’. Un progetto a lungo vagheggiato, che ora entra nella fase esecutiva vera e propria: qualche giorno fa una diretta streaming ha messo in contatto circa 150 istituti penali italiani con il carcere di Rebibbia, dove si sono recati numerosi giudici della Corte Costituzionale, guidati dal presidente Giorgio Lattanzi.

Si e’ tenuta cosi’ una sorta di ‘lezione-dialogo’ tra giudici e detenuti che ha spaziato sui temi più diversi: il diritto all’affettività; i diritti di cittadinanza; L’ergastolo ostativo e il diritto alla speranza; le attività culturali all’interno del circuito carcerario e il lavoro ai detenuti…

Lodevole iniziativa, che andrebbe estesa. I rudimenti della civiltà giuridica dovrebbero entrare nelle scuole, assieme all’auspicato ritorno dell’Educazione civica, voluta da Aldo Moro nell’ormai lontano 1958, e inopinatamente da una più blanda ‘Cittadinanza ed educazione’ nel 2010. E non solo nelle scuole: speciali corsi di Costituzione andrebbero istituiti per magistrati e politici. Non si e’ troppo sicuri che i deputati e i senatori (non parliamo degli amministratori ‘locali’) conoscano come dovrebbero almeno i rudimenti della Carta Costituzionale.

I giudici costituzionali sono entrati in carcere. La Costituzione troppe volte, ancora, ne resta fuori. Le carceri sono sovraffollate al punto che spesso i diritti fondamentali delle persone detenute risultano pregiudicati. In un paio d’anni la popolazione carceraria è cresciuta di 6.000 unità. Quasi sessantamila detenuti, un terzo dei quali in attesa di giudizio definitivo. Ogni detenuto costa allo stato 137 euro al giorno, ma uno su tre è in cella pur attendendo ancora una condanna definitiva. Fanno (dovrebbero) far riflettere I dati relative ai suicidi in carcere: 52 nel 2017; 1.135 i tentativi di suicidioL’Italia è il quinto paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare. Nel 2017 i detenuti ancora in attesa di sentenza definitiva erano il 34,4 per cento; la media europea è del 22 per cento.

Secondo gli ultimi dati, circa il 70 per cento dei detenuti e affetto da almeno una malattia cronica; sette detenuti su dieci hanno una patologia cronica, circa il 50 per cento non sa neppure di essere malato. Le carceri sono veri e propri lazzaretti, dove proliferano malattie infettive, psichiatriche, metaboliche, cardiovascolari e respiratorie. Grazie ai ‘tagli’ delle risorse e degli stanziamenti, l’assistenza sanitaria è ridotta al lumicino. Sono in aumento i casi di tubercolosi, ed elevate sono le possibilità di mettere in circolo ceppi multi-resistenti ai farmaci. Tra le malattie infettive il virus dell’epatite. C’è quello più rappresentato, soprattutto a causa della massiccia presenza di tossicodipendenti i carcerati con gli anticorpi di specie sono appena il 30 per cento; gli altri hanno il batterio attivo: servirebbero farmaci per circa 30mila detenuti.

Aids: a circa il 3,5 per cento dei detenuti è stato diagnosticato l’HIV, ma si tratta di un numero parziale. Gli affetti di epatite B sono il 6 per cento del totale; oltre 10mila carcerati stranieri risulta positivo ai test per accertare la TBC. Sarebbe interessante conoscere anche lo stato di salute degli agenti di custodia, e della più generale comunità penitenziaria. Chissà se al ministero della Giustizia ci faranno un pensierino. La situazione che si e’ creata e’ critica; non ci vorrà molto perché diventi incontrollabile.

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