sabato, Settembre 25

La Corea di Kim Jong un field_506ffbaa4a8d4

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Questa volta non sono i test nucleari, bensì un film -‘The Interview‘- a rendere protagonista la Corea del Nord di Kim Jong un sui media internazionali.

The Interviewnarra, sul tono della commedia un po’ ‘mattoide’, di due famosi giornalisti  che si recano a Pyongyang per intervistare  Kim Jong-un. Ma il loro viaggio si trasforma in una missione impossibile, quando la CIA li incarica di uccidere Kim III.
Lo scorso luglio si era saputo che Kim Jong un era imbestialito dal trailer che era iniziato a circolare in rete del film del regista e attore americano  Seth Rogen. A fine novembre, a ridosso dell’uscita della pellicola, che doveva arrivare nelle sale americane per il Natale, un gruppo di hacker che si sono identificati nel fantomatico  Guardiani della pace, hanno attaccato il  sistema informatico della società produttrice del film, la Sony Pictures Entertainment, rubando email private e divulgandone il contenuto, parte del quale decisamente imbarazzante. A metà dicembre, poi, i Guardiani della pace hanno minacciato, con messaggi inviati a ‘Hollywood Reporter‘ e ‘Variety‘, di lanciare attacchi contro i cinema che avrebbero proiettato ‘The Interview‘, spingendosi fino ad evocare l’11 settembre. Il 17 dicembre,  la catena Landmark, che  avrebbe dovuto ospitare la première a New York ha annullato l’appuntamento, stessa decisione da parte della Carmike Cinemas, che gestisce 278 sale negli  Usa. Nelle stesse ore, la Sony annulla tutte le presenze pubbliche dei due attori protagonisti, dichiarando  che non avrebbe ritirato il film e lasciando la decisione alle catene di cinema, molte delle quali  –Regal Entertainment, AMC Entertainment, Cinemark, Cinemas e Cineplex Entertainment– annullano le proiezioni sulla scia di Landmark e Carmike. Nelle successive 24 ore Sony Pictures prima annuncia di aver deciso di rinviare l’uscita del film, poi di annullare, ‘per il momento’, l’uscita del film, «Sony non ha per il momento alcun piano futuro per quel che riguarda la sua distribuzione», recita la nota della società. La convinzione che ha condotto alla decisione di Sony è che dietro i Guardiani della pace ci sia direttamente il regime di Pyongyang.
E’ a questo punto che la vicenda di ‘The Interview‘ diventa una guerra diplomatica.
La decisione della Sony  viene duramente criticata dal Presidente americano Barack Obama, il quale ha posto chiaramente il problema che la vicenda ha determinato: «Se stabiliamo un precedente dove il dittatore di un altro Paese può interferire attraverso un cyber attacco sulla catena di distribuzione di una società e dei suoi prodotti, e di conseguenza iniziamo ad autocensurarci, questo diventa un problema».
Il ritiro della pellicola costerà, si stima, alla società produttrice, mezzo miliardo di dollari, ma molto di più potrebbe costare politicamente: come ha spiegato Obama,si cede alla paura e si crea un precedente che in termini di sicurezza, certamente non solo americana, potrebbe essere devastante, e questa vicenda il nuovo inizio di ennesime tensioni diplomatiche internazionali.

Nelle stesse ore in cui il film veniva ritirato, la Russia ha invitato Kim Jong Un  a Mosca, nel maggio del prossimo anno, in occasione del  70esimo anniversario della Giornata della vittoria sulle forze naziste,  per la prima visita all’estero del leader  nordcoreano dal suo insediamento al potere nel 2011.
Il Presidente Vladimir Putin, lo scorso mese aveva ricevuto l’inviato di Pyongyang, Choe Ryong Hae, nel contesto dell’attività governativa volta a diversificare i clienti del gas russo in Asia, aumentando le esportazioni in Corea del Sud attraverso un nuovo  gasdotto attraverso la Corea del Nord. Quest’anno, la Russia ha iniziato a mandare carichi di carbone verso la penisola coreana tramite la ferrovia Rajin-Khasan, che nel 2008 aveva accettato di ricostruire. Anche Gazprom sta valutando lo sviluppo di un gasdotto verso le due Coree. Nel frattempo, Mosca e Pyongyang, negli ultimi mesi, sembrano aver discusso il passaggio a un regime di abolizione dei visti.

A distanza di poche ore dalla dura presa di posizione di Obama, l’Fbi ha dichiarato di avere ‘informazioni sufficenti‘ per concludere che il Governo di Pyongyang è ‘responsabiledegli attacchi contro Sony.  Secondo il «risultato delle nostre indagini, condotte in stretta collaborazione con altri dipartimenti governativi  degli Stati Uniti», ha dichiarato l’Fbi,  la  violazione informatica ai danni della major statunitense è stata realizzata attraverso un malware noto per essere utilizzato in precedenti attacchi hacker da parte della Corea del Nord. Secondo l’Fbi  gli hacker hanno utilizzato metodi simili a quelli usati contro la Corea del Sud a giugno dello scorso anno,  quando sono stati violati siti governativi, e in altri attacchi contro stazioni televisive e istituti bancari dello scorso marzo. L’attacco  che ha colpito la Sony Pictures è stato trattato dagli Stati Uniti  come «una questione di sicurezza nazionale», ha dichiarato il  portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. E gli USA ora stanno considerando l’ipotesi di rimettere la Corea del Nord nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo, ha ammesso Obama, da dove Pyongyang era stata tolta sei anni fa.
Immediata la reazione nordcoreana:  il regime minaccia di rappresaglie la Casa Bianca e altri bersagli americani nel caso in cui
gli Stati Uniti dovessero decidere di sanzionarla. «Le forze combattenti e la popolazione della Corea del Nord», recita il comunicato della Commissione nazionale di  Difesa di Pyongyang,  «sono disposte ad un confronto con gli Stati Uniti su  tutti i teatri di guerra, compreso quello dello spazio informatico». Una risposta al
Presidente americano che aveva dichiarato di non considerare l’attacco informatico alla Sony Pictures un ‘atto di guerra’. «Credo che sia stato un atto di cybervandalismo», aveva detto, un atto «che prendiamo molto  seriamente».

La Corea del Nord è una delle realtà politiche e geografiche più isolate del mondo, che l’Occidente conosce pochissimo.  La grande forza del regime della DPRK (Democratic People’s Republic of Korea) e dei suoi leader è nell’indistricabile intreccio di realtà e retorica scenografica, dai caratteri  teatrali  -tali da sfiorare talvolta il vero e proprio kitsch-  che permea ogni strato della società nordcoreana, così come le stesse ‘fantasie’ degli osservatori esterni, che è stata ridicolizzata e per tanto a rischio di essere frantumata daThe Interview‘. Da qui, probabilmente, il grande problema che il film rappresenta per il regime.
Gran parte dell’opinione pubblica occidentale, ad esempio, rimane tutt’ora convinta che la Corea del Nord sia una Nazione comunista, ancorata al modello dello stalinismo sovietico, nonostante i riferimenti ideologici alle dottrine marxiste-leniniste siano stati eliminati dalla costituzione del Paese già diversi anni fa. Non è così, come spiegano gli studiosi e coloro che hanno avuto modo di osservare il Paese da vicino.

 

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