martedì, Maggio 18

La consulta boccia il Porcellum e costringe i partiti all'accordo field_506ffb1d3dbe2

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calderoli porcellum

La Consulta ha stabilito che l’attuale legge elettorale presenta profili di illegittimità costituzionale proprio nei due aspetti caratterizzanti della legge: l’assegnazione di un premio di maggioranza senza soglia minima e il meccanismo delle liste bloccate «nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza». Le motivazioni della decisione «saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici» fa sapere la Consulta attraverso una nota. 

Tuttavia i giudici costituzionali hanno deciso di dare una sorta di tempo supplementare al Parlamento stabilendo che gli «effetti giuridici scatteranno solo dalla pubblicazione della sentenza». In sostanza i giudici hanno offerto alla politica l’ultima chance per varare autonomamente un’altra legge elettorale. Soltanto attraverso la lettura delle motivazioni sarà, però, possibile capire se, decapitate le due parti incostituzionali, rimane in essere il resto della legge (che ci riporterebbe alla vecchia proporzionale con le preferenze), o se torna in vigore il Mattarellum (uninominale maggioritario più quota proporzionale del 25 per cento).

Pur dovendo attendere le motivazioni per poter delineare con certezza le implicazioni future di questa sentenza, di fatto questa sentenza apre una crisi istituzionale senza precedenti perché delegittima non solo il Parlamento in carica ma anche le due legislature precedenti. Che lo tsunami fosse in arrivo le forze politiche lo hanno capito oltre tempo massimo e infatti soltanto oggi la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha istituito un «comitato ristretto» per l’esame della legge elettorale. In tale comitato avranno diritto di voto un rappresentante di ciascun partito più i due relatori del testo Doris Lo Moro e Donato Bruno (comunque tutti i membri della Commissione avranno comunque la possibilità di assistere).

Una procedura inusuale, questa del comitato, adottata esclusivamente per accelerare i tempi del confronto e giungere a un accordo fra le forze politiche della maggioranza con il placet del segretario in pectore del Pd Matteo Renzi. In realtà l’accordo è già stato raggiunto e prevede l’abolizione del senato e doppio turno di collegio. Mentre la convergenza sull’abolizione del Senato era stata appurata da tempo, la vera svolta è stata l’adesione del Nuovo Centrodestra di Alfano al doppio turno. Infatti per l’Ncd è l’occasione per liberarsi dall’abbraccio mortale di Berlusconi poiché ogni partito può presentarsi alle elezioni senza dover dichiarare preventivamente le alleanze. Questa legge elettorale soddisferebbe tutti tranne Forza Italia sia per il minor numero di seggi sia perché non sarà più Berlusconi a nominare automaticamente gli eletti.

E infatti la reazione più dura è proprio di Forza Italia. «La sentenza, dichiarando incostituzionale il Porcellum, delegittima politicamente chi siede oggi in Parlamento. Nessuno escluso. I ‘nominati’ sono delegittimati una volta, chi poi siede al Senato e alla Camera grazie al premio di maggioranza, è delegittimato due volte», ha dichiarato Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia. «Conseguenza moralmente impegnativa – aggiunge – per sanare il contrasto tra realtà di fatto e diritto costituzionale, sono le elezioni da indire il prima possibile, con una nuova legge elettorale da approvare al più presto, limitandosi a dare esecuzione alla sentenza».

Anche il M5S approfitta della sentenza per chiedere il ritorno alle urne. Data la delicatezza del voto è lo stesso Beppe Grillo a dettare la linea. «La sentenza della Consulta di fatto cancella il Porcellum che va considerato decaduto con il ritorno immediato al voto con la precedente legge elettorale Mattarellum», scrive il leader del M5S. «Si torni al Mattarellum, si sciolgano le Camere e si vada al voto. Non ci sono alternative» conclude Grillo che fiuta la possibilità di fare un’ulteriore incetta di voti fra i delusi dei partiti. A Grillo sfugge, però, che con il ritorno al Mattarellum bisognerebbe ridisegnare i collegi in base al più recente censimento  della popolazione. Occorrerebbero quindi mesi durante i quali il governo potrebbe navigare senza rischi. 

 

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