giovedì, Ottobre 28

La comunicazione del e dal Meridione

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Nani sulle spalle di giganti” tentiamo le nostre avventure giornalistiche e comunicative. E così, a cavallo tra storia e cronaca, come ogni buon giornalista dovrebbe essere, proviamo a ricostruirne i contorni. Visto che, come dice Biagio De Giovanni, il giornalismo dovrebbe essere cronaca e storia al tempo medesimo. Il primo quotidiano fondato e diretto da una donna, Matilde Serao fu il napoletano ‘Il Mattino’, che dopo Sergio Zavoli ha vissuto stagioni di alterne fortune, con, in successione, Paolo Graldi, Paolo Gambescia, Mario Orfeo, Virman Cusenza. Sino all’attuale di Alessandro Barbano.

Scendendo più a Sud, e rimanendo all’oggi (e, nel caso specifico, anche all’ieri ed al domani) la Sicilia è cambiata grazie anche ai giovani che sulla scia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si sono impegnati contro la mafia, e le mafie, non solo a parole. Ma i veleni del ‘caso Crocetta’ fanno chiudere un altro cerchio, politico, storico e comunicativo. Ed aggiungono tasselli alla riflessione su Meridione e Comunicazione.

Il ‘caso Crocetta’ piuttosto si dovrebbe definire il caso dell’informazione. Indicativo. Di dinamiche oscure che ancora allignano, e si rafforzano, in tutta Italia ed in Sicilia. Ma più di tutto indicativo nel senso di tempo verbale. In un episodio da tenere bene a mente. Presunta intercettazione tra Matteo Tutino, medico siciliano ora arrestato, ed il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. Rivelata da l’Espresso (e da un giornalista con cui Crocetta aveva interrotto il rapporto di lavoro presso l’Ufficio stampa regionale). Nella fattispecie il sanitario l’avrebbe detta davvero grossa a proposito di Lucia Borsellino, figlia del magistrato Paolo fatto saltare in aria dalla mafia in Via D’Amelio il 19 Luglio 1992. Avrebbe profferito che “va fatta fuori. Come suo padre”. Vista la fine del genitore, e visto che lei era(e lo è stata sino a quando non si è dimessa il 2 Luglio 2015) Assessore alla Sanità della Regione Sicilia, sarebbe affermazione intollerabile. Ed ancor più intollerabile il fatto che Crocetta avrebbe taciuto. Dopodiché. “Avrebbe, sarebbe…” sono i condizionali che abbiamo ripetutamente utilizzato. Ché sulla vicenda vediamo usato solo, al passato prossimo, l’indicativo. Cioè si dà per scontato il fatto che l’evento sia avvenuto, pur senza alcuna conferma. Anzi con smentita da parte dei responsabili Giudiziari e delle Forze dell’ordine. Possiamo essere smentiti da fatti. Ma i fatti sono tali quando lo diventano. Se il giornalismo è la verità del momento, come raccontava Leonardo Sciascia riferendosi ad un episodio della Guerra Civile spagnola, è molto incivile parlare, e lavorare, partendo da altro.

La vicenda esplode Giovedì 16 Luglio 2015. Al centro la telefonata del medico di Crocetta, lui silente. Però per il Procuratore Capo di Palermo, Francesco Lo Voi, ed i competenti Carabinieri dallo stesso interpellati, non risulta. La Direzione de l’Espresso ribadisce: “La conversazione intercettata (…) risale al 2013” probabilmente a marzo “e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo”.

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