lunedì, Giugno 27

La Colombia svolta a sinistra? Petro ci prova Domenica 29 maggio la Colombia terrà il primo turno di elezioni presidenziali. Il favorito è Gustavo Petro, senatore di sinistra ed ex guerrigliero. La sua vittoria darebbe al Paese il primo Presidente di sinistra

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Domenica 29 maggio, la Colombia terrà il primo turno di elezioni presidenziali. Oltre 39 milioni di colombiani registrati dovranno scegliere il successore del Presidente Ivan Duque (impossibilitato a ricandidarsi per limiti di mandato).
Gustavo Petro, senatore di sinistra ed ex guerrigliero, è il favorito. La sua vittoria darebbe al Paese il primo Presidente di sinistra. Per questo motivo le elezioni colombiane sono monitorare con particolare attenzione.
Se domenica nessun candidato ottiene più del 50 percento dei voti, il che è quasi certo, si svolgerà un secondo turno di votazioni il 19 giugno.

I candidati sono formalmente otto, ma dopo che le procedure elettorali si erano chiuse, due candidati si sono ritirati. Un voto per uno dei candidati ritirati, come la centrista Íngrid Betancourt, andrà automaticamente al candidato che ha ricevuto la sua approvazione (nel caso di Betancourt, Hernández).

Una particolarità: la Colombia concede ai suoi elettori l’opzione delvoto en blanco‘, ovvero il voto in bianco, il modo costituzionalmente riconosciuto di esprimere l’insoddisfazione nei confronti dei candidati. Anche se non è previsto che accada, un ‘voto en blanco’ della maggioranza attiverebbe automaticamente una nuova elezione con candidati diversi.

La Colombia è l’unico grande Paese della regione che non ha mai eletto un Presidente di sinistra, secondo recenti sondaggi, è probabile che le cose cambino. Alla svolta storica colombiana è candidato Gustavo Petro, favorito da tutti i sondaggi, un ex guerrigliero di sinistra, che ha combattuto per il gruppo Movimiento 19 de Abril (M-19), diventato economista e politico, il cui messaggio populista sta risuonando tra gli elettori stanchi di alti livelli di disuguaglianza.

Petro, 62 anni, non è un nuovo arrivato in politica. In precedenza è stato legislatore e Sindaco di Bogotá, la capitale della Colombia, e due volte è stato candidato alla presidenza.
La sua compagno nella corsa alla presidenza,
Francia Marquez, diventerebbe il primo vicepresidente nero della Colombia se la coppia fosse eletta.
Petro è andato vicino alla vittoria delle ultime elezioni, nel 2018, quando ha sfidato l’attuale Presidente conservatore Iván Duque Márquez, che ora ha un tasso di disapprovazione del 75%.
Petro ha una reale possibilità di battere il candidato conservatore di quest’anno,
Federico Fico‘ Gutiérrez. «Ma la sua campagna ha polarizzato un Paese che ha sofferto per decenni di conflitti di ispirazione marxista. L’ascesa di Petro riflette l’ampia instabilità che la Colombia ha vissuto negli ultimi anni«», afferma Maria Ximena Aragon, giornalista del ‘Foreign Policy‘. «E molte delle sue proposte politiche sono destinate a scuotere le politiche economiche ed energetiche della Colombia», afferma Diana Roy del Council on Foreign Relations (CFR).
La campagna di Petro si è concentrata in particolare su questioni economiche e ambientali, inclusa la promessa
 di passare dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabile come l’energia solare, eolica e idroelettrica. Tuttavia, con petrolio e carbone che rappresentano quasi il 60 per cento delle esportazioni totali della Colombia, i suoi oppositori sostengono che questa visione non è realistica. Si è anche impegnato a combattere la disuguaglianza di reddito, tassare i ricchi, riformare i sistemi sanitari e pensionistici ed estirpare la corruzione.
Lo spostamento della Colombia verso un’economia più verde tagliando la produzione di petrolio e carbone, le
due principali esportazioni del Paese, hanno lasciato molti perplessi. Il suo piano di 12 anni prevede il rilancio del settore turistico per sostituire le entrate perse dai combustibili fossili.
Petro è a capo della coalizione di sinistra del ‘Patto storico’. Ha suscitato forti reazioni in tutto lo spettro politico: ha un
notevole vantaggio nei sondaggi, con circa il 41% che afferma che voterà per lui, ma contestualmente ha il più alto tasso di disapprovazione di qualsiasi candidato, salito infatti al 37%.
«La sua precedente appartenenza a M-19 e il suo tono occasionalmente combattivo hanno sollevato preoccupazioni in un Paese con una storia di violenze. Petro ha detto che se non ricevesse un forte sostegno dal Congresso,
imporrebbe un’emergenza economica per far approvare le sue politiche», afferma l’analista CFR.

Gustavo Petro se la dovrà vedere con uno sfidante che sulla carta gode del sostegno di politici e ambienti economici di peso tutt’altro che indifferente. Stiamo parlando di Federico FicoGutierrez.
Fico è un ingegnere civile ed ex sindaco di Medellin, il principale candidato conservatore, alla guida della coalizione conservatrice We Believe Colombia. Trae sostegno da una coalizione di partiti di centrodestra che include l’ex Presidente Alvaro Uribe e sostenitori del Presidente Duque. «Meglio conosciuto per le sue politiche dure contro la criminalità, Gutierrez ha promesso di riportare la legge e l’ordine in un Paese in cui i disordini sociali, i tassi di criminalità e l’attività dei cartelli sono in aumento.
Ha sostenuto politiche contro la povertà, incluso l’aumento dei salari e l’espansione dell’assistenza sociale, e ha attaccato i piani economici di Petro come troppo radicali e potenzialmente disastrosi.
La sua campagna si è concentrata sulla riforma dell’istruzione e sulle misure contro la criminalità e la povertà, come la creazione di un reddito di base per 5 milioni di famiglie povere e l’istruzione terziaria gratuita per gli studenti a basso reddito. Sostiene anche la riduzione delle normative di mercato e si è guadagnato l’approvazione della business community colombiana.
Gutierrez ha paragonato la candidatura di Petro a quella dell’ex Presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha guidato la trasformazione socialista del Venezuela e il cui successore, Nicolas Maduro, ha sistematicamente smantellato la democrazia del Paese», afferma Diana Roy.

Gli altri candidati secondo i sondaggi non hanno possibilità di accedere al ballottaggio di giugno. Malgrado ciò, alcuni sono politicamente interessanti per quanto comunque rappresentano nel panorama politico e sociale del Paese.
Rodolfo Hernández Suárez, è un candidato indipendente che ha evitato di formare coalizioni con altri gruppi e si candida appunto come indipendente con la Lega dei governatori anticorruzione. E’ stato Sindaco di una piccola capitale dipartimentale e, secondo gli osservatori, è un candidato ‘relativamente nuovo’. Hernández, anche lui ingegnere, 77 anni, ha un indice di gradimento del 21% e ha autofinanziato la sua campagna. Ha sviluppato una forte presenza sui social media per diffondere la sua piattaforma anti-establishment, che, come suggerisce il nome del suo partito, si concentra sulla lotta alla corruzione, e tra le sue proposte c’è quella di legalizzare la cocaina. Di certo appare posizionato al terzo posto, e neanche troppo distante dai due principali contendenti.

Altro candidato relativamente importante è Sergio Fajardo, 65 anni, ex governatore di Antioquia che guida la coalizione centrista Hope Center. Secondo i sondaggi potrebbe raccogliere il 5 per cento dei voti. Il suo programma guarda all’istruzione e punta all’abbassamento delle tasse universitarie.
A seguire, c’è John Milton Rodríguez, ingegnere industriale di 52 anni, in corsa sotto la bandiera del partito conservatore colombiano Justa Libres, con una percentuale inferiore all’1%, punta a raccogliere i cristiani tradizionalisti.
In ultimo: Enrique Gómez Martínez, 53 anni, avvocato di Bogotá e candidato del Movimento conservatore di salvezza nazionale. Viene da una famiglia che ha attivamente partecipato alla politica colombiana, ha condotto una campagna su riforme della giustizia e sulla garanzia dei diritti agricoli. I sondaggi appena lo rilevano.
Ingrid Betancourt, l’ex senatrice che è stata tenuta prigioniera dalle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) per più di sei anni, ha condotto una campagna sulla lotta alla corruzione, sulla garanzia di risarcimenti per le vittime dei conflitti armati e sul rafforzamento della protezione ambientale. In ultimo si è ritirata e ha fatto convergere quelli che saranno i suoi voti su Hernández.

Secondo molti, come abbiamo detto, quello di domenica potrebbe essere un voto storico. Per capire perchè bisogna ripercorrere la storia recente di questo travagliato Paese.
«I leader di destra hanno dominato la politica colombiana per la maggior parte della storia del Paese. Dagli anni ’70, hanno ricevuto il sostegno degli Stati Uniti come parte della cosiddetta guerra alla droga e hanno tratto profitto dalla paura per le dittature di sinistra in altre parti del Sud America, come in Venezuela», spiega Maria Ximena Aragon.
«Durante il periodo della Guerra Fredda, il governo colombiano è stato coinvolto in un conflitto decennale con il gruppo di guerriglia di estrema sinistra delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC), Forze armate rivoluzionarie della Colombia, che è stato risolto solo di recente nel 2016 con un accordo di pace.
Duque, allora senatore, era contrario all’accordo. Quando è stato eletto, nel 2018, Duque ha promesso che avrebbe represso i gruppi armati, non solo le FARC, ma anche l’Ejército de Liberación Nacional (ELN), l’Esercito di liberazione nazionale, e cartelli come il Gulf Clan, che questo mese ha lanciato un attacco armato nel nord della Colombia. L’ELN ha dichiarato un cessate il fuoco di 10 giorni per garantire elezioni sicure.
Alcuni analisti criticano Duque per non aver attuato completamente l’accordo di pace e per aver danneggiato le comunità rurali smobilitate dove le sue disposizioni socioeconomiche sono più necessarie. Il suo sostegno è ulteriormente diminuito a causa della violenza dello Stato contro i manifestanti. L’anno scorso, migliaia di colombiani sono scesi in piazza per protestare contro una riforma fiscale che colpirebbe in modo sproporzionato i cittadini della classe media e operaia. Almeno 44 civili sono morti a causa dell’eccessiva forza di Polizia.

Nel frattempo, la pandemia di COVID-19 ha solo esacerbato le disuguaglianze, infatti la Colombia è il terzo Paese più disuguale dell’America Latina. Nel 2020, oltre il 40% dei colombiani viveva in povertà, con un aumento di 6,8 punti percentualirispetto al 2019. Molti elettori ritengono che il governo non abbia mantenuto le sue promesse e sembri pronto per un nuovo leader». Questo leader potrebbe essere, come detto, il primo Presidente di sinistra del Paese.

Il prossimo Presidente avrà una responsabilità pesante nel condurre il Paese. Basti dire che secondo i sondaggi, oltre il 74 per cento dei colombiani ritiene che il proprio Paese stia andando nella direzione sbagliata.
I titoli delle maggiori sfide che la prossima Amministrazione dovrà affrontare sono noti non da ora, piuttosto, la situazione si è aggravata più o meno in ciascuno di questi capitoli: disuguaglianzae la povertà, nonché il traffico di droga e le questioni geopolitiche regionali.

«Affrontare la disuguaglianza e la povertà sarà la prima incombenza, ora che la pandemia di COVID-19 ha spinto più di 3,6 milioni di colombiani nella povertà. L’inflazione ha raggiunto il 5,6% nel 2021 e l’invasione russa dell’Ucraina potrebbe complicare ulteriormente le cose; la guerra ha fatto aumentare i prezzi delle materie prime, suscitando preoccupazioni per i continui disordini sociali, anche se le sanzioni internazionali alla Russia hanno aumentato la domanda di petrolio della Colombia», afferma Diana Roy.

«La produzione di cocaina in Colombia è aumentata notevolmente negli ultimi anni. È una delle principali fonti di reddito per il Paese e talvolta supera il valore delle sue esportazioni legali. La prossima Amministrazione deve disporre di un piano per fornire alternative economiche efficaci agli operatori agricoli coinvolti. Ciò include lo sviluppo di relazioni strategiche con le riserve indigene, le comunità afro-colombiane e i parchi naturali, dove si trova la metà di tutte le colture di coca», afferma Maria Ximena Aragon. E su questo capitolo potrebbe avere qualche possibilità di dialogo in più la vicepresidente di Petro, Francia Marquez, discendenti di schiavi africani, ambientalista e attivista molto conosciuta nelle comunità indigene.
«A questo si aggiunga che in generale è peggiorata la situazione della sicurezza. Il tasso di omicidi è aumentato durante la pandemia e la produzione di cocaina ha raggiunto livelli record. I combattimenti sono aumentati anche tra i gruppi di guerriglia, con fazioni scissioniste delle FARC e dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN) in competizione sulle rotte della droga al confine tra Colombia e Venezuela», rileva Diana Roy.

«Sulla scena internazionale, la Colombia rimane in prima linea nella crisi umanitaria in corso in Venezuela. La Colombia ha accolto il maggior numero di rifugiati venezuelani, richiedenti asilo e migranti di qualsiasi Paese e oltre 1,8 milioni di venezuelani vivono in Colombia ad agosto 2021.La politica della porta aperta del governo e la decisione di Duque di fornire un percorso per la cittadinanza per questi migranti ha messo a dura prova gli ospedali e altri servizi pubblici».

L’opinione pubblica sulla politica delle porte aperte per i venezuelani sta cambiando idea: a febbraio, più della metà dei colombiani intervistati ha dichiarato di essere favorevole a un approccio più restrittivo.

«Il prossimo Presidente dovrà decidere se ripristinare i rapporti diplomatici con il Presidente venezuelano Nicolás Maduro. Gutiérrez è critico nei confronti del regime di Maduro e si oppone ai rinnovati legami, Petro crede che migliori relazioni aiuterebbero i Paesi a rilanciare il commercio e riprendere il controllo del loro confine condiviso. Ciò metterebbe la Colombia in contrasto con i suoi alleati di lunga data a Washington, che non riconoscono il regime di Maduro».

Uno dei problemi più complessi è la guerriglia e il relativo accordo di pace con le FARC. La rinnovata violenza della guerriglia ha sottolineato la fragilità della pace in Colombia. L’accordo di pace firmato nel 2016 ha posto fine a più di cinque decenni di guerra e ha concesso alle FARC legittimità politica in cambio di numerose concessioni, tra cui un cessate il fuoco immediato e il disarmo. Tuttavia, molti politici di destra si oppongono all’accordo per la preoccupazione che offra l’impunità per i crimini commessi e la sua attuazione è rallentata sotto il Presidente Duque.
Entrambi i principali candidati affermano di sostenere l’accordo, sebbene gli approcci proposti per l’attuazione differiscano.
Petro ha detto che rinnoverà l’impegno per l’accordo, oltre a cercare di raggiungere accordi separati con i gruppi dissidenti delle FARC e l’ELN. Gli analisti affermano che la sua dedizione all’accordo attirerà probabilmente gli elettori, anche se il suo passato di ex guerrigliero dissuade gli altri.
Gutierrez, che ha criticato le FARC per non aver mantenuto la loro parte dell’accordo, afferma che si concentrerà sull’aumento delle misure di sicurezza e sull’ampliamento delle opportunità per gli ex combattenti. Indipendentemente da chi vince, gli esperti affermano che gli aspetti principali dell’accordo sono già rimasti indietro rispetto ai tempi.

Una vittoria del Petro aggiungerebbe la Colombia alla crescente lista di Paesi dell’America Latina, inclusi Cile e Perù, che hanno scelto candidati outsider nelle recenti elezioni. Potrebbe anche sottolineare le strette relazioni della Colombia con gli Stati Uniti.
Alcune delle opinioni di Petro sulla politica estera preoccupano Washington, inclusa la sua proposta di ripristinare le relazioni diplomatiche con il Venezuela e la possibilità che collabori con Cina e Russia; la Casa Bianca ha già avvertito di possibili ingerenze russe nelle elezioni. È anche un critico esplicito della guerra alla droga guidata dagli Stati Uniti e spera di rinegoziare l’accordo commerciale USA-Colombia, che secondo lui danneggia gli agricoltori e i produttori colombiani.
Al contrario, Gutierrez sostiene legami più forti con gli Stati Uniti. Il suo programma proposto sottolinea anche il ruolo crescente della Colombia nelle istituzioni regionali come l’Organizzazione degli Stati americani; rafforzare le tutele per i migranti; e la creazione di iniziative multilaterali a livello regionale che affrontino questioni come il traffico di droga e il terrorismo.

Altrove nelle Ande, Cile e Perù hanno eletto leader di sinistra nel 2021. Una presidenza di sinistra anche in Colombia potrebbe rappresentare un viatico per i grandi Paesi latino-americani, a partire dal Brasile? Intanto c’è da attendere l’esito di domenica.

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