sabato, Maggio 15

La coerenza del Quirinale contro il rischio che dal populismo si finisca all’oclocrazia C’è in campo una forza in grado di costituire argine al credibile populismo disfattista? La 'missione impossibile' di Mattarella

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Fino a quando lo si fa da ragazzi, passarsi l’un l’altro il cerino acceso e vince chi non rimane con le dita bruciate, va bene: al massimo si perde una scommessa. Se questo ‘giochino’ del cerino acceso lo fanno dei politici, dei politici con responsabilità che derivano da un consenso elettorale, e se la scommessa è il destino del Paese, ecco che allora le cose cambiano. E di brutto, cambiano.

Si può (anzi, si deve) partire da alcune premesse. Il grillino Luigi Di Maio non può strillare all’attentato alla democrazia (e muovere, come ha fatto, nel corso della domenicale intervista rilasciata a Lucia Annunziata neppure tanto larvate minacce), se il M5S viene escluso dalla formazione del futuro Governo. E’ vero che circa un elettore su tre ha votato per il movimento di Beppe Grillo e di Davide Casaleggio. Ma questo significa che due elettori su tre non ne vogliono sapere di quello che Di Maio propone e vorrebbe disporre. Se Di Maio rivendica rispetto per un terzo circa dei votanti, altrettanto se non maggiore rispetto dovrebbe avere per i restanti due terzi.
Il leader della Lega Matteo Salvini non senza fondamento ricorda a destra e a manca che lui è a capo della coalizione risultata maggioritaria dalle urne. Già: ma il suo pacchetto azionario ammonta a circa il 17 per cento, gruzzolo cospicuo, ma che vale quel che vale, se lo si separa dal resto del centro-destra; e comunque una consistente e maggioritaria quota di votanti si sente minimamente rappresentato da lui.
I due
galli‘, dunque, dovrebbero piantarla di far chicchirichì a ogni pié sospinto. Più strillano, più rendono evidente la loro sostanziale impotenza politica.

Il Quirinale, in questo deprimente scenario, dimostra di essere forse l’unico responsabile; opera con discrezione e determinazione, unamissione impossibilenella quale il Presidente della Repubblica si applica con pazienza e rigore. Che abbia successo non ci si azzarda a dirlo. Ma dovesse fallire, si può star sicuri che alzerà bandiera bianca avendo cura di far pagare al Paese il prezzo meno doloroso possibile.

Il prossimo Esecutivo (quale esso sia) ha già un’agenda scritta, fatta di una quantità di problemi e di questioni nazionali e internazionali che attendono una risposta tempestiva e non affrettata, da parte di un Esecutivo che deve poter poggiare su un solido terreno, non sulla sabbia in riva al mare. Anche il solo rimaneggiare la legge elettorale richiede oltre a competenze, tempo; quella che occorre è una capacità dell’attenzione e una cura dell’azione. In realtà sembrano essere vicini i tempi dell’oclocrazia ben individuati già da Polibio: una degenerazione tale della democrazia che induce il popolo, stomacato dal disordine politico, ad affidarsi ai demagoghi; questi ultimi sono tuttavia unrimediopeggiore del male che vorrebbero curare, e fanno precipitare il Paese nel caos. Dal caos può emergere solo, fatalmente, un potere violento e dittatoriale. Siamo fatalmente condannati a questo destino?

Si può tornare al cerino acceso. Un po’ tutti gli attori dell’attuale farsa politica praticano il gioco del cerino: Di Maio non meno di Salvini; ed entrambi non meno di Silvio Berlusconi e il Partito Democratico, Matteo Renzi in particolare. Fanno gli interessi dei loro gruppi; a scapito di quelli del Paese.

Il presidente Mattarella ha certamente ben chiara la ‘lezione’ di Aldo Moro: non è tanto il ‘dove’ si fa la politica, piuttosto il ‘come’ la si fa. Se si parte da qui, si chiarisce molto di quello che oggi appare imperscrutabile. E le mosse delle prossime ore del Presidente della Repubblica appariranno coerenti e comprensibili, animate da una logica che apparirà in tutta la sua solare evidenza.

A questo punto, è opportuna, necessaria la domanda: c’è in campo una forza in grado di costituire argine al credibile populismo disfattista? La situazione politica è grave. Alla Ennio Flaiano: tragica, e per nulla seria. Per questo, in attesa delle decisioni del Presidente della Repubblica, occorre agire con prudenza e responsabilità: un agire imposto dai gravi problemi che incombono sul Paese; un servizio alla stessa democrazia.

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