giovedì, Giugno 24

La classifica dei 5 sponsor più ridicoli della COP21

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Air France, “L’azoto è nell’aria”

Sì, Air France sta investendo in biocarburanti e perciò sostiene la COP21. Inoltre, se ci si affida al sito web della società, il trasporto aereo mondiale rappresenta solo il 2 per cento del totale delle emissioni di CO2. Dunque chi sono questi nemici ambientalisti che c’è l’hanno con l’A380?

In realtà, se la compagnia aerea rappresenta il 2 per cento delle emissioni globali di CO2, aggiungendo l’ossido di azoto, il risultato potrebbe salire al 10 per cento delle emissioni di gas a effetto serra. Inoltre, Air France è ancora esente da imposte sul cherosene – come l’intero settore. Secondo le ONG, le compagnie aeree grazie a l’International Air Transport Association (IATA), sono riuscite a bloccare la proposta dell’UE di introdurre una tassa sulle emissioni di gas a effetto serra prodotte dai voli internazionali. L’IATA afferma inoltre che l’aviazione civile non sia minacciata dagli accordi sul clima adottati a Parigi, quindi sorge spontaneo chiedersi a che serve la COP21? Membro di questa lobby, Air France viene criticato in particolare per la difesa di soluzioni non vincolanti, come le compensazioni di carbonio e i meccanismi di risarcimento.

L’azienda è oggetto di critica anche per gli impatti sociali e ambientali di un progetto di riforestazione in Madagascar. Questo tipo di progetto, in realtà distruttivo, dovrebbe compensare le emissioni di gas a effetto serra, ma in realtà lo scopo principale è quello di legittimare le pratiche tutt’altro che ecologiche dell’azienda.

 

Ikea taglia sempre del legno

L’azienda ha lanciato nel 2013 un programma, il ‘People & Planet Positive‘ che permetterebbe di sostenere la COP21. Al momento si vanta dei suoi dati: 76 per cento del suo cotone proviene dalle ‘fonti più sostenibili’ del mondo, 700.000 pannelli solari sono stati installati sui tetti che detiene, ha installato 224 pale eoliche e sarebbe aumentata del 75 per cento la produzione di lampadine eco-energetiche a LED. «Ma noi non abbiamo finito. Stiamo appena cominciando a scaldarci…» Un cambimento così radicale!

Prova però a nascondere che solo il 41 per cento del legno, materia prima dei prodotti del gruppo, proverrebbe da fonti ‘sostenibili’. Quindi il 59% proviene da fonti non sostenibili, vero?

 

Bonus: Il gruppo Bollorè

Si presenta come partner ufficiale del vertice sul clima. Ma in altre parti del mondo, sta investendo in attività che aggravano il riscaldamento globale ed è sospettato di essere causa di violazioni dei diritti umani. Pertanto, la società Socfin, di cui Bollore è il maggiore azionista, sta sviluppando piantagioni di palma da olio e alberi della gomma in diversi paesi, tra cui Cambogia, Costa d’Avorio, Sierra Leone e Liberia. I problemi si presentano anche in Camerun, dove le comunità locali si lamentano dei problemi riguardanti l’occupazione del suolo, l’inquinamento dei fiumi e le condizioni di lavoro nelle piantagioni.

Secondo le indagini di ReACT (Réseau pour l’Action Collective Transnationale) 6000 contadini hanno visto le loro foreste distrutte e 40.000 ettari di terreno sono stati assegnati alla Socapalm, la più grande azienda produttrice di olio di palma grezza in Camerun. Dall’inizio di questa manovra, migliaia di ettari di foresta sono stati abbattuti e gradualmente sostituiti da monocolture di palme da cui ricavare olio, riducendo le colture alimentari dalle quali dipendono le comunità.

Se alcuni argomenti sono discutibili, è chiaro che le grandi aziende hanno la loro parte di responsabilità riguardante le emissioni inquinanti e, infine, il cambiamento climatico. La COP21 dà loro un’opportunità rara perchè le loro azioni siano coerenti con le loro parole. Sorge pertanto opportuno chiedersi se le vere intenzioni del governo francese con la COP21 siano quelle di dedicarsi ad una reale lotta contro i disturbi climatici o promuovere i grandi dell’economia francese a qualsiasi prezzo, nonostante le loro manovre di mercato che evidentemente non vanno di pari passo con la lotta al cambiamento climatico, la tutela dell’ambiente e i diritti delle popolazioni locali?

 

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