mercoledì, dicembre 19

La Cina sta schedando tutti gli Uiguri Vasta raccolta di dati sensibili, compresi campioni di sangue e DNA di tutti i cittadini Uiguri tra i 12 e i 65 anni

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Il Governo centrale cinese sta attuando una schedatura a tappeto di tutti cittadini dello Xinjiang raccogliendo dati sensibili come le impronte digitali, scansioni dell’iride, campioni di sangue di milioni di soggetti collocati nelle fasce di età comprese tra i 12 ed i 65 anni. La denuncia è partita dalla organizzazione umanitaria Human Right Watch HRW attraverso un proprio resoconto dettagliato sul tema specifico. Lo Xinjiang è l’unico territorio cinese – a parte il Tibet – dove l’etnia Han non è maggioritaria ed è da lungo tempo soggetto a stretti controlli da parte dell’Esercito e delle forze di sicurezza cinesi, a livelli che non sono mai stati riscontrati in altre parti del vasto territorio della Cina.

Lo scorso mese di aprile, le autorità del Governo Centrale cinese hanno vietato all’intera popolazione di estrazione islamica della regione, cioé circa 10 milioni di abitanti, di portare barbe lunghe oppure il velo, nel caso delle donne, in pubblico. E’ stato anche disposto un espresso divieto su attività scolastiche o di istruzione in generale, in ambiente domestico e sono state variamente introdotte misure restrittive sul materiale scaricabile da internet con l’ipotesi che – in questo modo – si possano esercitare occulte attività di estremismo terrorista.

In realtà, si tratta di misure che sono state progressivamente introdotte lungo un percorso finalizzato ad innalzare il livello di sorveglianza e controllo nella intera regione, tra le quali vi è anche la consegna dei passaporti e i codici dei GPS installati sulle automobili. Secondo la organizzazione umanitaria Human Right Watch, come riportato in un suo documento ufficiale, una misura come quella della tracciatura dei GPS delle automobili private costituisce una palese violazione delle normative internazionali riguardanti i Diritti Umani. Nel contempo, però, il Ministro per la Sicurezza Pubblica ed il Governo della Regione Autonoma dello Xinjiang Uiguro non si sono espressi in alcun modo sui fatti denunciati da Human Right Watch nel momento in cui sono stati sollecitati a dare una qualche risposta su tali metodi. Solo nel sito web ufficiale del Governo dello Xinjiang si legge un testo ufficiale dove si chiarisce che lo scopo principale del nuovo modus operandi in tema di sicurezza e controllo è quello di verificare nel modo più accurato possibile il numero reale di cittadini dello Xinjiang per poi catalogare le immagini, le impronte, le scansioni delle iridi, i campioni sanguigni ed i dati biometrici quali il DNA di tutti coloro che hanno tra i 12 ed i 65 anni di età. Nulla di più.

L’insieme delle informazioni sono da correlarsi con la cosiddetta hukou, cioé la tessera di registrazione familiare, un sistema alquanto controverso di raccolta dati e di registrazione anagrafica che pone limiti strettissimi sull’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione pubblica, ai benefici sanitari e nella acquisizione di abitazioni a scopo familiare, il cui esito finale è di regolare e controllare limitando il tutto, movimenti, diritti e servizi, alla sola regione di appartenenza.

Il Governo Centrale sulla questione scrive: «La regolazione, la gestione delle carte di identità personali è il fondamento per creare un database fondamentale della popolazione, basato su un unico numero-codice identificativo ID per la regione autonoma». Il Governo Centrale poi aggiunge nel testo: «Gli incaricati ufficiali sono stati adeguatamente istruiti per assicurare che siano raccolte le informazioni hukou di ciascuno in ogni famiglia, in ogni villaggio e che siano verificate completamente nell’intero Xinjiang. Nessuno deve essere tralasciato».

Lo Xinjiang è oggi la sede di circa 21.8 milioni di abitanti, secondo i resoconti derivanti dalle statistiche del Censimento 2010, sebbene la popolazione reale possa essere molto più alta, poiché la regione è particolarmente attrattiva per la forza lavoro che giunge da aree circostanti.

Secondo la denuncia di Human Right Watch, le nuove (e più restrittive) regole sono entrate in azione a Febbraio e successivamente, nell’arco dell’anno, sono state via via estese attraverso l’intero territorio dello Xinjiang. E mentre alcuni dati sono destinati a migliorare l’accesso alla Sanità pubblica, i dati derivanti dal DNA e i campioni sanguigni sono squisitamente tipici di una schedatura, messa a disposizione della Polizia per definire con maggiore accuratezza i ‘profili’ individuali.

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