martedì, Luglio 27

La Cina provoca gli Usa nel giorno di Xi a Seattle

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L’evento chiave della giornata di oggi è senza dubbio la visita di Papa Francesco alla Casa Bianca nel corso del tour americano iniziato a Cuba e che lo porterà all’apertura dell’Assemblea delle Nazioni Unite venerdì. «Grazie per il grande dono della speranza»: con queste parole il presidente Usa, Barack Obama, ha ringraziato il Pontefice nel suo discorso durante la cerimonia. Un grazie «non solo per il ruolo, ma per le qualità uniche come persona. Nella umiltà, semplicità, nella dolcezza delle parole e la generosità dello spirito vediamo in lei un esempio vivente degli insegnamenti di Gesù», ha detto Obama, «Lei ci ricorda come il più potente messaggio di Dio è la misericordia, e questo significa accogliere lo straniero con empatia e col cuore realmente aperto, che si tratti di rifugiati che fuggono da terre lacerate dalla guerra o immigrati che lasciano la loro casa in cerca di una vita migliore», ha proseguito il capo di Stato Usa.

In seguito è stato il turno del Santo Padre, che ha scelto di concludere il suo intervento con «God bless America». L’espressione di buon auspicio usata dal Pontefice trova le sue origini nella canzone scritta da Irving Berlin nel 1918 e poi rivista nel 1938. Molto più che un testo patriottico, Dio benedica l’America è una vera e propria preghiera per la pace della nazione e la benedizione di Dio. Arrivando negli Stati Uniti, dove l’opinione pubblica non è tutta a suo favore, papa Francesco aveva dato oggi una risposta ai conservatori che, per le sue posizioni, lo ritengono addirittura un ‘antipapa’, dopo avergli dato, in passato, del ‘comunista’: «Mi chiedete se sono cattolico? Se è necessario posso recitare il Credo…», aveva risposto ai giornalisti durante il volo, per poi concludere più seriamente: «Sono certo che non ho mai detto una cosa in più che non fosse nella Dottrina sociale della Chiesa». Francesco aveva anche spiegato che nel discorso che terrà dopodomani al Congresso americano a Washington il tema dell’embargo Usa a Cuba «in concreto non è menzionato». «La posizione della Santa Sede rispetto agli embarghi, non solo questo, anche altri, è quella della dottrina sociale della Chiesa: è ben definita e ben posta. Io mi riferisco ad essa», aveva osservato il Pontefice.

Sempre oggi era atteso negli Stati Uniti il presidente cinese Xi Jinping. E proprio in coincidenza col suo arrivo si registra l’ennesima provocazione di Pechino ai danni degli Usa con incidente sfiorato: un caccia cinese ha ‘intercettato’ un aereo spia statunitense passandogli a decine di metri davanti al ‘muso’. Il preoccupante episodio di rinnovata tensione tra i due Paesi è stato, non casualmente, svelato oggi e a pochi giorni dall’attesissimo incontro alla Casa Bianca con Barack Obama. Un caccia Xian JH-7 ha incrociato la rotta di un Boeing RC-135 Rivet a circa 144 km dalle coste della penisola di Shandong nel Mar Giallo, in pieno spazio aereo internazionale. Lo riferisce il Pentagono, che si limita a definire diplomaticamente la manovra come ‘pericolosa’, fermandosi ad un passo dal definirla ostile. L’incidente non è stato così pericoloso come quello dell’agosto del 2014 quando un altro caccia cinese è passato ad appena 7 metri da un aereo da ricognizione della Marina Usa, effettuando un tonneau (un giro completo di 360 gradi rispetto all’asse orizzontale) intorno all’aero Usa. Si tratta comunque dell’ennesima sfida e manifestazione di potenza militare di Pechino dopo che all’inizio del mese 5 navi da guerra, in un prima assoluta, sono penetrate nelle acque territoriali Usa (entro le 12 miglia nautiche) a largo dell’Alaska nel mare di Bering, mentre il presidente Barack Obama era nello Stato.

Tornando alla visita di Xi, il presidente cinese, parlando a Seattle davanti ai capitani d’industria americani riuniti da Bill Gates, ha confermato che l’impegno del suo governo a non fermare gli sforzi per una economia più aperta. A proposito delle tensioni con gli Usa, Xi ha ribadito di voler migliorare le relazioni con l’America e approfondire la reciproca comprensione con Washington. Toni conciliatori e di grande apertura con i quali il presidente ha voluto rassicurare che la Cina, nonostante le ripetute accuse dell’intelligence, non solo americana, ma anche britannica e tedesca, non ha mai sostenuto o si è impegnata in campagne di attacchi hacker. Il confronto si allargherà anche alle rivendicazioni territoriali cinesi nel Mar Cinese Meridionale. L’arrivo del capo di Stato cinese a Seattle è stato segnato sia dall’accoglienza dei manifestanti pro-Cina che dei contestatori, tra cui membri del culto del Fa Lun Gong, perseguitato in Cina, attivisti pro-Tibet e manifestanti per l’indipendenza di Taiwan. Da segnalare anche il caso della donna d’affari americana Sandy Phan-Gillis, che da sei mesi sarebbe in stato di detenzione in Cina con l’accusa di essere una spia. La notizia è in fase di verifica da parte delle autorità cinesi.

In Europa è sempre centrale la questione immigrazione. La notizia principale viene da Bruxelles, dove la Commissione europea ha adottato 40 decisioni relative alla procedura di infrazione contro 19 Stati membri (tra i quali non c’è l’Italia) per  mancanze nella piena attuazione del sistema comune europeo di asilo. Solo però allo studio anche altri provvedimenti per far fronte all’emergenza migratoria che saranno presentati al Consiglio dei capi di Stato e di governo in programma in serata. Sul fronte della cooperazione, la Commissione chiede agli Stati membri aumento di 1,7 miliardi di Euro delle risorse per la gestione delle crisi umanitarie per il biennio 2015-2016, oltre a rivedere l’allocazione dei fondi europei, sino a un miliardo, per azioni legate all’accoglimento dei profughi in Turchia. Con questo nuovo aumento di risorse si passerà dai 4,5 miliardi inizialmente previsti a 9,2 miliardi di euro. Entro fine anno sarà presentata anche una proposta per la creazione di una guardia di frontiera e costiera operativa europea. Da segnalare anche le parole del commissario per l’Immigrazione e gli affari interni, Dimitris Avramopoulos, che al termine della riunione ha ribadito che il regolamento di Dublino sulla concessione del diritto d’asilo nell’Ue deve essere rivisto, e che la Commissione presenterà le opportune proposte di modifica.

Sul campo, a causa della decisione della Croazia di chiudere i valichi di frontiera con la Serbia, il premier serbo Aleksandar Vucic ha inviato una lettera ai vertici dell’Unione europea, senza però precisarne il contenuto. E’ stato comunque riaperto oggi, dopo due giorni il valico di Batrovci-Bajakovo, del quale le autorità di Zagabria avevano disposto la chiusura nella notte fra domenica e lunedì, con l’obiettivo di arginare il flusso di migranti in arrivo dal Paese vicino. Sempre in Croazia solo oggi sono già entrati 8.750 migranti e profughi: ne ha dato notizia il ministero dell’interno a Zagabria, precisando in totale sono 44 mila i migranti entrati nel Paese nell’ultima settimana. Tovarnik e Ilok sono le località di confine dove passa il maggior numero di profughi. Nel centro di prima accoglienza di Opatovac si trovano circa 2.900 migranti.

Si è anche appreso che la Slovacchia ricorrerà alla Corte di giustizia dell’Unione Europea per contestare la decisione presa a maggioranza dai ministri degli Interni dei 28 sulle quote di ripartizione di 120 mila richiedenti asilo. Una decisione contro la quale hanno votato la stessa Slovacchia, oltre a Repubblica Ceca, Romania e Ungheria. La vicina Repubblica ceca, invece, non seguirà l’esempio di Bratislava e quindi non procederà legalmente contro la decisione dell’Ue. Intanto, dagli Stati Uniti, il presidente Barack Obama torna ad intervenire sulla crisi in corso, con particolare riferimento ai profughi siriani, in un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco Angela Merkel. Sulla questione è intervenuto anche il segretario di Stato Usa, John Kerry, che ha ricordato come gli Stati Uniti hanno fornito oltre 4,1 miliardi di dollari in assistenza umanitaria dall’inizio della crisi siriana, più di ogni altro singolo donatore.

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