domenica, Maggio 16

La Cina, membro della SAARC? SAARC: l’ingresso della Cina potrebbe danneggiare la democrazia del forum regionale

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La paura di limitazioni alla democrazia

 B.R. Deepak, docente di lingua e cultura cinese presso la Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi, ha sostenuto  quest’idea in un articolo scritto per il quotidiano cinese ‘Global Times’, affermando che «grandi progetti come la fascia economica della Via della Seta, la Via della Seta Marittima del XXIº secolo, il corridoio economico tra Bangladesh, Cina, India e Myanmar, quello tra Cina e Pakistan, la Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture con un capitale di 50 miliardi di dollari e il fondo di 40 miliardi per la Via della Seta integreranno ulteriormente la Cina nel panorama economico dell’Asia meridionale, consentendo alla regione di alleviare la povertà».

Dall’altro lato Akhilesh Pillalamarri, un analista di sicurezza internazionale, ha criticato l’idea affermando che “sarebbe ridicolo che la Cina entrasse a far parte della SAARC; l’organizzazione perderebbe i propri scopi di risoluzione dei problemi nell’Asia meridionale”. Secondo gli esperti, concedere alla Cina lo status di membro della SAARC potrebbe avere serie ripercussioni. Secondo S.D. Muni, membro illustre dell’Institute of Defence Studies and Analyses (IDSA) di Nuova Delhi, e professore emerito presso la Jawaharlal Nehru University, a causa dell’aumentata influenza cinese nel subcontinente molti temono “che la Cina potrebbe violare i principi di solidarietà richiesti ai Paesi membri della SAARC, qualora essi confliggano con i suoi interessi economici e strategici, così come ha fatto con l’ASEAN (Association of South-East Asian Nations) nel 2012”. Questa considerazione è una delle obiezioni sollevate dall’India all’ingresso della Cina nella SAARC.

Va ricordato che il convegno dei Ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’ASEAN tenutosi nella capitale cambogiana Phnom Penh nel 2012 non è riuscito nell’intento di produrre una dichiarazione congiunta sull’argomento, pare a causa della fuoriuscita della bozza di dichiarazione redatta dagli interlocutori cinesi.
Come è stato osservato da esperti del calibro di Ernest Z. Bower del Centro For Strategic and International Studies (CSIS), sorpreso dal commento del Primo Ministro cambogiano Hun Sen circa la necessità di lavorare tutti insieme per risolvere le dispute nel Mar Cinese Meridionale, la Cina ha portato il convegno al fallimento per tenere il Mar Cinese Meridionale fuori dall’agenda dell’ARF (Asean Regional Forum).

Dal momento che molti Stati nella regione stanno già beneficiando degli investimenti cinesi e che la Cina stessa ha allargato le proprie relazioni commerciali nella regione, gli esperti temono inoltre che molte decisioni diverranno unilaterali a causa dell’influenza cinese e che quando essa avrà ottenuto lo status di membro a pieno titolo, la democrazia nella SAARC subirà delle limitazioni.

“Nonostante la Cina sia una grande potenza in crescita e voglia entrare a far parte della SAARC, il suo ingresso non renderebbe più efficiente quest’istituzione, ma anzi la porterebbe alla paralisi e provocherebbe un caos inimmaginabile in tutta l’Asia» sostiene il quotidiano dello Sri Lanka ‘The Sunday Leader’.

«Davvero la SAARC dovrebbe accogliere la richiesta della Cina, che altro non è che una moderna potenza coloniale, o una versione attuale della Compagnia Britannica delle Indie Orientali che ha aperto le porte alla colonizzazione dell’Asia?» si chiede il singalese ‘The Sunday Times’ nel suo editoriale, aggiungendo a riprova delle proprie preoccupazioni il fatto che “semplicemente spendendo una minima parte delle proprie riserve straniere in eccedenza – che si aggirano intorno ai quattro miliardi di dollari – la Cina potrebbe cinesizzare gli altri Stati della SAARC, forse con la sola eccezione della “sorellona” India.

L’India ha un ruolo più importante

La verità sull’influenza cinese nella regione è che quasi ogni Stato ha dei buoni motivi per mantenere buoni rapporti con la Cina almeno sul fronte economico, per ottenere i maggiori benefici possibili dal commercio e gli investimenti cinesi.
In attesa che i due Stati che insieme raccolgono un terzo della popolazione mondiale rinforzino i reciproci legami commerciali, l’India ambisce a diventare membro a pieno titolo dell’ente per la sicurezza regionale, la Shanghai Cooperation Organization, e a giocare un ruolo più importante nelle Nazioni Unite con l’aiuto del supporto cinese. Ecco perché, sostiene il professor B. R. Deepak, “in ogni caso l’India saprà bloccare in modo permanente l’ingresso della Cina nella SAARC”.

Comunque stiano le cose, è certo che l’India può assumere un ruolo importante. Essendo la principale potenza politica ed economica della regione e potendo contare su condizioni geografiche e demografiche particolarmente vantaggiose, è abbastanza ovvio che lo Stato indiano si assuma la responsabilità di colmare il vuoto di fiducia, assicurare uno sviluppo equo e condurre la regione verso la prosperità economica.

Secondo Danvir Singh dell’Indian Defence Review (IDR), molti hanno sperato per decenni che l’India assumesse il ruolo di Stato leader della regione mettendo da parte paure e preoccupazioni. Sfortunatamente la mancanza di iniziativa dell’India ha fatto sì che alcuni dei suoi vicini si sentissero traditi”.  E aggiunge piuttosto enfaticamente: “Se l’India vuole raggiungere il suo obiettivo di diventare una potenza economica globale, deve sedersi al posto di comando per creare un ambiente che crei nuove opportunità, e non vietarle per paura di minare la propria sicurezza. Ha bisogno di un nuovo atteggiamento mentale”.

Tanvi Madan, analista del ‘Brooking Institution’, con sede a Washington, afferma: “Perché l’approccio indiano sia efficace è necessario che esso presenti un’alternativa percorribile. Ciò significa convincere gli Stati membri della SAARC del proprio intento di volerli portare verso una prosperità economica. E non si tratterebbe di fare un favore a questi Stati, ma piuttosto di agire nell’interesse dell’India stessa, sia dal punto di vista economico che della sicurezza”.

Il dialogo e la democrazia devono prevalere

A partire dal fallimento del diciottesimo convegno della SAARC, il dibattito sull’opportunità di riorganizzarsi e di formare sottogruppi ha preso il via sia in India che negli Stati vicini. Ritenendo che la SAARC sia stata “ostaggio di dispute bilateriali tra India e Pakistan”, Danvir Singh dell’IDR vede il bisogno “di guardare a modelli alternativi, preferibilmente a raggruppamento regionale che includano il Myanmar ed escludano il Pakistan”.

Dall’altro lato, biasimando l’India per la sua incapacità di condurre la SAARC a pascoli più rigogliosi, il singalese ‘The Sunday Times’ ritiene urgente «elaborare strategie alternative alla SAARC. Forse un’assistenza bilaterale al posto di quella multilaterale potrebbe essere una valida alternativa».

Comunque sia, qualsiasi raggruppamento o sottoraggruppamento potrebbe non essere efficace nell’affrontare le più importanti questioni bilaterali e regionali, o nel raggiungere i più ambiziosi obiettivi della SAARC. Iniziative di questo genere potrebbero anzi danneggiare e indebolire l’idea stessa di “cooperazione regionale” e di sviluppo.  Di fatto l’India non può rinunciare alle misure per rafforzare le relazioni con il Pakistan, sia facendo parte della SAARC di cui il Pakistan è Stato membro, sia facendo parte di qualsiasi altro gruppo in cui il Pakistan non è presente.
L’attuale forum regionale, se utilizzato in maniera ottimale, potrebbe invece aiutare entrambi gli Stati ad instaurare il dialogo e a risolvere le controversie.  Ovviamente è necessario che, a differenza di quanto accaduto a Katmandu, ogni occasione venga ben spesa e si cerchi il dialogo al di  là delle differenze.
Entrambe le potenze nucleari della regione, e naturalmente gli altri Stati membri, devono agire perseguendo gli obiettivi chiave del consolidamento economico e geopolitico dell’Asia meridionale e promuovendo il welfare tra i propri cittadini per aumentare la qualità della vita.
Un altro obiettivo altrettanto importante, su cui l’India deve impegnarsi essendo la più grande democrazia del mondo, è fare dell’Asia meridionale la regione della democrazia e instillare i principi democratici all’interno della SAARC, dove le decisioni devono essere prese, votando a favore o imponendo il veto, nell’interesse di milioni di persone povere svantaggiate. Questo è un punto del quale il Primo Ministro parla sempre.
Se queste misure potranno colmare la mancanza di fiducia nella regione, a segnare la svolta potrebbe essere il dialogo libero e ininterrotto tra gli Stati membri in un ambiente più democratico.

 

Traduzione a cura di Marta Abate

 

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