giovedì, 23 Marzo
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E’ la Cina che investe

BangkokLa Cina guarda al futuro per risolvere la propria crisi attuale in ambito economico, produttivo e finanziario e allarga l’orizzonte dei territori dove investire per incrementare gli introiti derivanti da partnership e accordi bilaterali o multilaterali dai quali possono derivare prospettive più proficue e redditizie di quelle attuali. Proprio nelle ore in cui la Cina celebra la ripresa ufficiale del dialogo con Taiwan e in Myanmar si svolgono elezioni democratiche degne di tale definizione, il quadrante asiatico va assumendo contorni rinnovati e dotati di grandi prospettive.

La Cina intende non solo riprendere pienamente in pugno il proprio ruolo egemonico nel Continente asiatico sia dal punto vista geostrategico sia dal punto di vista economico ma anche riappropriarsi del suo futuro specifico proponendo una via cinese allo sviluppo ed al progresso, un punto di vista che – almeno momentaneamente – è sembrato essersi appannato a causa delle alterne vicende dell’economia asiatica, globale e – nello specifico – cinese.

Ma la ‘Fabbrica del Mondo’ oggi si guarda con attenzione intorno, soprattutto nei pressi dell’ingresso principale e nel giardinetto interno, ovvero verso lo sbocco atlantico nello specifico quel Mar Cinese Meridionale dove è in contrasto un po’ con tutti a causa delle annose questioni territoriali e guarda con attenzione il quadrante asiatico nella sua interezza visto che il Giappone ha rafforzato la propria alleanza – anche militare – con gli Stati Uniti, l’ASEAN va strutturandosi sempre più al proprio interno proponendosi oggi sulla scena mondiale con un potere contrattuale certo più alto vista la specializzazione del mercato avanzato thailandese, l’estensione e la forza dell’Indonesia e viste le capacità delle cosiddette ‘Nazioni emergenti’ di porre una vera e propria sfida in ambito economico e commerciale come sta accadendo negli ultimi tempi a causa del Vietnam, che oggi sfida la Thailandia nella produzione di riso e la sua commercializzazione a livello mondiale. Sono tutti segnali relativi ad uno scenario in forte divenire e dove la Cina non vuole assolutamente restare indietro.

Il Bangladesh, da questo punto di vista, è un’altra cartina al tornasole per valutare le reali intenzioni della Cina in termini di espansione dei mercati dove collocare i propri prodotti e circa l’allargamento dei territori dove investire i propri capitali. Per questi motivi la Cina intende oggi rimuovere gli ostacoli al commercio reciproco, vuole snellire il castello burocratico che grava sugli interscambi e vuole anche semplificare i sistemi giuridici in modo tale che – svolgendosi pari lavoro semplificatorio sul versante del Bangladesh – la Cina possa collocare i propri capitali da investire con quote rischio più basse ma soprattutto con un approccio più semplificato al mercato interno del Bangladesh. La Cina, quindi, come si suo, dire nel gergo degli economisti, vuole vedere un clima per gli investimenti migliorato e semplificato in Bangladesh, così da potervisi affacciare con minori remore. E’ quello che traspare dalle parole di Wang Qihui, Consigliere Commerciale del Dipartimento degli Affari Asiatici presso il Ministero Cinese per il Commercio riferite ad un gruppo di giornalisti provenienti dal Bangladesh. Il Consigliere stesso ha poi rimarcato anche il fatto che il Bangladesh ha una popolazione vasta, i cui bisogni oggi risultano parecchio interessanti ed appetiti da parte della Cina e quindi sono particolarmente attraenti a fini di investimento.

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