mercoledì, Ottobre 20

La Cina e il suo apparato militare

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Secondo gli esperti americani molti Paesi si stanno organizzando per tagliar fuori gli Stati Uniti da certe aree, appunto ‘negando loro l’accesso’. Questi Paesi, di cui sicuramente la Cina fa parte, si stanno sviluppando e stanno acquisendo tecnologie per proteggere le zone d’interesse con missili comandati a distanza, in modo da dissuadere gli americani dalle loro mire espansionistiche. Nel caso specifico dell’area del Pacifico, una formula che combini missili balistici e da crociera, caccia e operazioni di attacco alla rete informatica può rapidamente logorare la presenza americana negli aeroporti di Okinawa e della Corea del Sud. Insomma, anche se i cinesi non riuscissero a sconfiggere con questa modalità di respingimento gli americani, renderebbero comunque molto più complicato per le forze USA mantenere il controllo sulla regione. Inoltre, anche se gli americani fossero pienamente sicuri di risultare i vincitori di questo eventuale conflitto, i decisori politici probabilmente non acconsentirebbero a pagare un’operazione così evidentemente costosa. In ogni caso, agli Stati Uniti conviene concentrarsi su un’operazione di diversificazione delle risorse, migliorando tutti i settori pertinenti all’ambito militare e tecnologico, tutelando così la propria posizione nella regione. Le idee su come realizzare tutto questo non mancano e in particolare si parla di un’ipotetica battaglia congiunta via mare e via aria, ossia una collaborazione tra la marina e l’aereonautica americana che offra agli Stati Uniti tutta la libertà d’azione di cui necessitano. Tuttavia, questo tipo di collaborazione non ha ancora un budget a suo sostegno.

Restando in tema di fondi a sostegno delle attività militari, i tagli sulla difesa americana si sono percepiti soprattutto nell’ambito della ricerca e sviluppo, minando la competitività del Paese sul piano internazionale. Si deve comunque aggiungere che nel 2011 il presidente Obama ha precisato che, nonostante questa inferiore disponibilità di budget, gli Stati Uniti non verranno meno agli impegni presi sul versante pacifico, mantenendo il grosso del loro potenziale in Giappone e Corea del Sud. L’alleanza con l’Australia consentirà interventi più tempestivi e veloci mentre, per quanto riguarda la Cina, gli americani continueranno a promuovere la cooperazione, migliorando anche la comunicazione tra le rispettive forze della difesa. Riassumendo il discorso del presidente, si nota che da una parte gli Stati Uniti nel Pacifico sono costretti a ripiegare verso zone più sicure dove il loro potere è da tempo consolidato, ma dall’altra non mollano la presa e sono pronti a rilanciare, dividendo però gli sforzi con un Paese alleato. Queste misure potrebbero però avere per Washington dei riflessi negativi in termini d’immagine e costringere, inoltre, i Paesi alleati a costruirsi da soli la loro difesa contro l’invasione cinese.

Il presidente Xi Jinping nel 2012 ha espresso chiaramente la volontà di riportare la razza cinese allo splendore, in una visione di accrescimento della potenza economica, militare e politica del Paese. L’esercito verrà modernizzato, con una costante attenzione per la sicurezza delle acque territoriali, dell’oceano, dello spazio aereo e del cyberspazio. Se in futuro gli Stati Uniti non accetteranno questa nuova, fortissima potenza regionale, lo scontro tra i due Paesi, o tra la Cina e gli alleati degli USA, sarà inevitabile.

 

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