domenica, Maggio 9

La Cina dei giardini imperiali 'italiani' field_506ffbaa4a8d4

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Il giardino nella cultura cinese è un racconto paesaggistico, che dovrebbe ricreare l’armonia fra l’uomo e la natura. Il concetto del giardino cinese si è evoluto nel corso di 3000 anni. Rocce erose e alberi in miniatura ricreano artificialmente equilibri che si vedono in natura. Un luogo eden, dove muraglie, bacini, alberi e fiori, intrecci di ponti e viottoli compongono un quadro accuratamente ricercato e pittorico del paesaggio. Un piacere, ma anche un prestigio possederne uno. Come quello rappresentato dai giardini imperiali, dove ci si rilassava e ci si rilassa per sfuggire dal mondo reale, incontrare poeti e uomini d’affari, ma dove anche ci si ritrova per pregare a contatto con la natura e i templi costruiti dall’uomo. Una storia quella dei giardini, legata a filo diretto con quella del progresso e del suo più intimo processo.

Duro dunque il lavoro del vivaista. Ma, ancora più duro il lavoro di chi deve studiare, adattare e progettare un giardino o un’area verde che abbia caratteristiche legate alla storia e alla cultura di un paese, alla meditazione o al solo momento di relax. Viaggiare nel mondo ci ha portato spesso a rifugiarci nel verde dei parchi per ritrovare il piacere di restare soli con noi stessi in ammirazione della natura. Forse non lo sapete, ma il primo parco pubblico, considerato tale, furono i giardini della reggia di Versailles sotto il Re Sole, Luigi XIV, che pianificò negli anni un programma di abbellimento ed espansione di Versailles e dei suoi giardini così come li conosciamo oggi. Tutto merito dell’architetto dell’allora ministro delle finanze, Nicolas Fouquet, Louis Le Vau, del pittore Charles Le Brun e dell’architetto paesaggista André Le Nôtre. Un pool, una squadra, un insieme di professionisti, dedicati.

L’Europa, la Francia e l’Italia sono da sempre maestre del paesaggio e dei giardini, protagoniste di complessi interventi di recupero e trasformazione territoriale. Una storia impressa nel codice genetico e rappresentativa delle grandi capacità italiane è quella di un’azienda dal nome Paghera, termine che deriva dall’antico dialetto bresciano e da pagher, ossia foresta.

Abbiamo voluto ascoltare il racconto di Carlo Bonanno, responsabile del mercato estero del gruppo Paghera per conoscere i risvolti di questa attività in Cina. Tenendo presente che in Cina, i primi giardini di cui si ha notizia, sono quelli che sorsero nella valle del Fiume Giallo durante la dinastia Shang (1600-1046 a.C.) e che erano grandi parchi chiusi dove i re e i nobili cacciavano selvaggina, o dove venivano coltivate frutta e verdure.

 

Dunque tra la leggenda dell’Isola degli Immortali e Dune di Sabbia, Lago di Vino e Foresta di Carne, nomi simbolo dei più famosi giardini storici del Paese, affiora dalla bruma l’italiana Paghera. La progettazione dei giardini ‘all’italiana’ raccoglie consensi in Cina?

Ci stiamo affacciando oggi alla Cina, dopo una esperienza difficile avuta negli anni 2000, quando lì avevamo il primo ufficio. Ma, il mercato non era ancora maturo e pronto per i nostri servizi ad alto valore aggiunto. Tutto nasce tramite l’aiuto che ci è stato fornito da un’associazione italo-cinese, che non è la Fondazione Italia-Cina, formata da un gruppo di imprenditori cinesi e italiani, che si conoscono e si trovano per portare prodotti italiani in Cina o aiutare gli investitori cinesi in Italia.

Nessun Sistema Italia, dunque?

Le esperienze con ministeri, istituzioni e tutte le varie strade rese possibili dalle istituzioni, alla fine ci hanno fatto capire che non portavano a nulla. Tanti giri turistici, ma di pratico poco. Del resto, però, anche approcciare individualmente il mercato, non è il top. Lo facciamo, ma non è semplice, soprattutto in Cina senza un minimo di appoggio. In questo caso, la nostra fortuna sta nell’aver trovato un’associazione composta da cinesi, con amici italiani, che conoscono molto bene l’Italia e sono legati al governo cinese. Sono interessati a portare brand italiani in Cina e, conoscendo le potenzialità italiane e quelle del mercato interno cinese, si muovono di conseguenza e molto bene. Un tentativo di cui vi daremo credito.

Qual è la vostra esperienza in altri Paesi?

Ci siamo mossi quasi sempre individualmente. Dai primi anni 80 lavoriamo all’estero e abbiamo esperienze in più di 50 paesi del mondo, in ogni condizione climatica.

Che futuro pensa di approntare con la Cina?

Siamo un realtà aziendale unica e riusciamo ad offrire servizi e prodotti su misura per ogni cliente. Soprattutto abbiamo una profonda e antica conoscenza della natura che, da più di 150 anni, ci permette di creare paradisi. Il mercato cinese è decisamente maturo e desideroso di avere sempre più qualità e creatività sia nel mercato residenziale che pubblico. In Cina si possono trovare tutti i prodotti locali e del mondo, ma sono affamati di creatività, novità e made in italy. Il nostro modello di business è quello di vendere i progetti pensati e disegnati interamente in Italia nella nostra sede storica.

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