giovedì, Giugno 17

La Cina corteggia Berlino per conquistare Bruxelles field_506ffb1d3dbe2

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Quanto la Cina conti per Berlino ce lo suggerisce il numero di visite effettuate da Angela Merkel oltre la Muraglia: ben sette. Quello di questa settimana è stato il secondo meeting di alto profilo tra il Presidente cinese Xi Jinping e la Cancelliera nel giro di tre mesi. Lo scorso marzo, di ritorno da Belgio, Francia e Olanda, il Presidente cinese si era fermato in Germania durante il suo tour europeo, primo Capo di Stato della Repubblica popolare a volare a Berlino negli ultimi otto anni. In primavera era toccato a Frank-Walter Steinmeier e Sigmar Gabriel, rispettivamente Ministro degli Esteri e dell’Economia contraccambiare, mentre il Premier cinese Li Keqiang è atteso a Berlino per la fine dell’anno.

Già di per sé, il via vai tra i due Paesi basterebbe a confermare una relazione particolarmente affiatata. L’ammontare degli scambi bilaterali (193 miliardi di dollari nel 2013) certifica il reciproco interesse. L’Asia, nel suo insieme, costituisce il primo mercato per l’installazione di macchinari tedeschi e, al di fuori dell’Europa, la Cina si attesta come principale partner commerciale di Berlino. Viceversa, quando si tratta di fare affari nel Vecchio Continente, la Germania è l’interlocutore favorito di Pechino e il sesto a livello mondiale. Una delegazione in rappresentanza del cuore dell’industria teutonica ha affiancato la Cancelliera nel portare a termine quanto abbozzato durante i precedenti incontri. Spiccano, sopratutto, la concessione alla Germania di una quota di investimento nelle Borse cinesi di 80 miliardi di yuan (circa 9,5 miliardi di euro), l’acquisto di 123 elicotteri Airbus, l’intesa tra Lufthansa e Air China per la creazione di una Joint-Venture sino-tedesca e la costruzione di nuovi impianti Volkswagen a Tianjin e Qingdao.

La scelta di partire dal Sichuan, una provincia del sud-ovest da 80 milioni di abitanti, invece che dalla capitale, ha generato diverse illazioni sulla stampa cinese. Per Cui Hongjian, Direttore del Dipartimento di studi europei del China Insititute of International Studies, dopo numerosi viaggi istituzionali, la Merkel starebbe cercando di capire più a fondo il Paese. Anche attraverso la sua gastronomia. La Cancelliera è stata, infatti, immortalata in un ristorante locale mentre cercava di apprendere la ricetta di un piatto regionale, e se ne è tornata a casa con accordi commerciali a nove zeri e una confezione di pasta di fagioli di soia al peperoncino da 5 yuan. 

Per circa dieci anni Chengdu, capitale provinciale del Sichuan, è stata la sede del Consolato Generale tedesco in funzione della sua posizione, sfruttabile come trampolino di lancio verso l’arretrato -ma in rapido sviluppo- Far West cinese. Quello che, seppur con netto ritardo, sta cercando di fare anche l’Italia attraverso la promozione di diverse iniziative. D’altra parte, la Germania ha dalla sua una profonda conoscenza del Paese dovuta alla lunga tradizione di scambi risalenti ai primi contatti tra la Prussia e l’Impero Qing, l’ultima dinastia del Regno di Mezzo.

Da alcuni anni, Pechino riconosce in Berlino il principale interlocutore europeo, ripartendo i propri partner su un podio che vede la Germania in cima e a seguire Francia e Gran Bretagna. Secondo quanto scrive Shannon Tiezzi su ‘The Diplomat’il Dragone starebbe cercando di espandere la sua partnership con la prima economia dell’Eurozona nella speranza di consolidare le sue relazioni con le Nazioni europee, comprese quelle esterne all’UE; obiettivo declinato alla visione cinese di un mondo multipolare (la Cina ha più volte rigettato l’ipotesi di un G2 con gli Stati Uniti). L’Unione Europea si è confermata per il decimo anno di fila il principale mercato di sbocco per le merci cinesi, mentre la Repubblica popolare è ancora la seconda destinazione per le esportazioni dai 28 Paesi membri, dopo gli Stati Uniti. Negli ultimi mesi il gigante asiatico ha siglato diversi accordi di currency swap con la Banca centrale europea e altri Paesi del Vecchio Continente per incentivare l’uso della propria moneta nei marcati globali. Dopo Islanda, Gran Bretagna, Francia e Lussemburgo, anche Francoforte è diventato un hub per lo yuan offshore con Bank of China nominata istituto responsabile delle transazioni nella valuta cinese in Germania. 

Difficile dire se questo sia l’inizio di un livellamento dei rapporti attraverso l’Europa. “Penso che le relazioni con la Germania rimarranno forti anche in futuro per motivi mercantilistici” ci dice Friedrik Erixon, Direttore dell’European Centre for International Political Economy, “la crescita del commercio tra i due Paesi, tuttavia, è destinata a diminuire di pari passo con l’indebolimento della domanda per investimenti e prodotti industriali in Cina. E la Germania dovrà combattere più duramente per ottenere nuovi accordi commerciali con Pechino. La Cina ha preferito occuparsi delle faccende dell’Unione Europea attraverso Berlino perché le faceva più comodo, ma questo non vuol dire che sia così sciocca da credere di avere un amico incline a fare da galoppino per gli affari cinesi presso l’UE. Pechino sa di dover mantenere buoni rapporti con tutti i grandi Paesi europei e che ognuno di questi può esserle utile per scopi diversi. Il punto è che finora ha approfondito le relazioni soltanto con pochi di loro, perché la maggior parte delle Nazioni del blocco, a livello commerciale, è ancora troppo debole e l’integrazione con la Cina dal punto di vista degli investimenti non è sufficiente a consentire una cooperazione sul versante politico“.

Nel caso della partnership con Berlino, il Dragone ha già tentato di sfruttare i buoni rapporti per guadagnare il sostegno della comunità internazionale nella disputa con il nemico nipponico. Recentemente Pechino ha ostentato la propria simpatia per la Germania in virtù dell’umiltà con la quale ha saputo riconoscere gli errori commessi sotto il Nazismo. Un mea culpa che la Cina pretende anche da parte del Giappone, nemico storico della Repubblica popolare e a sua volta autore di efferatezze ancora vive nella memoria del popolo cinese, a partire dallo stupro di Nanchino‘. Il caso ha voluto che il tour della Merkel abbia coinciso con la ricorrenza dell’anniversario dell’aggressione giapponese avvenuta nel 1937, un assist che Li Keqiang non ha lasciato scivolare via, puntualizzando davanti all’ospite la necessità di «ricordare la storia per affrontare correttamente il passato».

E se la Cina ha dirottato i riflettori del vertice sul Sol Levante, la Germania da parte sua si è lasciata andare a un insolito sfogo contro gli Stati Uniti. Fortuite contingenze hanno voluto che proprio alla vigilia del summit fosse emerso lo scandalo dello 007 tedesco al soldo di Washington per spiare i lavori della commissione parlamentare tedesca sul caso Nsa. «Se le affermazioni sono vere l’affare serio», ha commentato la Merkel nel corso della conferenza stampa tenutasi nella capitale cinese, «In quel caso si tratterebbe di un’evidente contraddizione con quello che considero essere una cooperazione in piena fiducia fra le nostre agenzie». Niente di più gradito alle orecchie di Pechino che, tra accuse di cyberspionaggio e timori di una crescente assertività americana nell’Asia-Pacifico, sta vivendo un periodo di particolare tensione con gli Stati Uniti. Qualcosa che, secondo il ‘Washington Post’, non si vedeva da prima che il Presidente Nixon sbarcasse nella Cina di Mao Zedong. Proprio in questi giorni il Dragone e l’Aquila stanno facendo il punto della situazione nell’ambito del Dialogo Strategico ed Economico Cina-Usa per «gestire costruttivamente le differenze».

«Ci sono partner affidabili e partner inaffidabili» ha dichiarato Cui Hongjian, «il caso Snowden ha avuto un grande impatto sulle relazioni tra Stati Uniti e Germania, ma noi (Cina e Germania, ndr) non abbiamo di questi problemi e la fiducia reciproca rimane alta». Come scriveva ad aprile sul ‘The Diplomat’ Mu Chunshan, Pechino starebbe cercando di isolare Washington in Europa cementando le relazioni con i propri partner del blocco. Si tratta di rapporti prima di tutto commerciali -il Vecchio Continente sarà la destinazione finale della nuova Via della Seta lanciata da Xi Jinping lo scorso anno durante il tour in Asia Centrale-, ma che necessitano di essere corroborati da un’intesa più ampia. A tal proposito, stando a quanto riportato in settimana dalla ‘Xinhua’, Xi avrebbe invitato la Germania a cooperare «per migliorare il sistema internazionale corrente, promuovere la pace nel mondo, la stabilità e la prosperità».

Eppure l’asse Pechino-Berlino non è del tutto estraneo a contrasti e provocazioni ricorrenti. Data la natura prettamente commerciale della liaison, la Germania spinge per una maggior tutela delle proprie aziende in materia di proprietà intellettuale, affinché si metta un freno a furti di tecnologia e e segreti commerciali di cui l’intelligence cinese è la prima indiziata.

E poi ci sono i diritti umani. A marzo Xi era arrivato a Berlino appena una settimana prima che la capitale tedesca ospitasse per la prima volta una grande personale dell’artista-dissidente cinese Ai Weiwei, sottoposto nel 2011 a tre mesi di detenzione e tutt’oggi strettamente sorvegliato dal regime. Nel 2007 l’affronto era stato anche peggiore: la Cancelliera aveva incontrato personalmente il Dalai Lama facendo infuriare Pechino, che considera il leader spirituale il portavoce delle istanze separatiste del popolo tibetano. Secondo quanto scrive il ‘Financial Times’, in questi giorni la Cancelliera ha incontrato l’ex Premier cinese Wen Jiabao, figura di primo piano nel processo di distensione tra le due Nazioni dopo lo strappo del 2007.

In più occasioni, il regime si è adoperato per evitare che la Merkel, durante le sue visite di Stato oltre la Muraglia, venisse circuita da attivisti cinesi. Una pratica non insolita quando a visitare Pechino sono leader di potenze occidentali e democratiche. Per di più sembra che stavolta, alla viglia del suo viaggio nella Repubblica popolare, il Capo di Governo tedesco abbia ricevuto pressioni da parte del World Uyghur Congress, l’organizzazione internazionale per la difesa dell’etnia xinjiangese che ha il suo quartier generale proprio a Monaco di Baviera. Le precauzioni, tuttavia, non hanno impedito alla Cancelliera di esprimere il proprio augurio per una Cina ‘più giusta’. Rimarcando l’importanza che in un Paese «il dialogo sia libero», la Merkel ha ricordato le sue esperienze giovanili nella Germania dell’Est prima della caduta del Muro. Lo ha fatto davanti ad una platea di studenti presso l’Università Tsinghua, vivaio dei mandarini di ieri e di oggi.

 

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