giovedì, Settembre 23

La Cina ci riprova a sconfinare Piattaforma cinese di ricerca in acque territoriali vietnamite: nonostante le proteste ad Hanoi

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Bangkok – La piattaforma petrolifera Haiyang Shiyou-981 non se n’è andata, s’è solo spostata. E’ quello che ha affermato il Ministero per gli Affari Esteri del Vietnam nella giornata di ieri, allorquando ha rilevato che tutta la strumentazione marina cinese di ricerca del petrolio è ancora nelle acque di pertinenza del Vietnam.

Il Dipartimento del Consolato Vietnamita presso il Ministero per gli Affari Esteri -nella giornata di ieri- ha convocato rappresentanti dell’Ambasciata Cinese ad Hanoi ed ha provveduto a consegnare loro una nota diplomatica di protesta ufficiale sulle più recenti azioni intraprese dalla Cina nel settore delle intrusioni territoriali non consentite.

Il portavoce del Ministro per gli Affari Esteri Le Hai Binh ha anche reso noto un comunicato ufficiale nel quale si afferma che la nuova posizione della piattaforma di ricerca ancora viola i diritti di sovranità e la giurisdizione vietnamita.

Le Hai Binh ha risposto così ad un annuncio di lunedì scorso emesso dall’Amministrazione Cinese per la Sicurezza Marittima nella quale si riporta che la piattaforma si è mossa di 15 Gradi 29 minuti e 58 secondi Latitudine Nord e 111 Gradi 12 minuti 06 secondi Longitudine Est verso 15 Gradi 33 minuti 38 secondi Latitudine Nord e 11 Gradi 34 minuti 62 secondi Longitudine Est.

Il Ministro vietnamita attraverso il suo portavoce ha fatto sapere che: «Il Vietnam si oppone risolutamente all’azione ed ha richiesto alla Cina di fermare immediatamente le operazioni della piattaforma, di rilevarla e con essa di riportare in acque al di fuori di quelle di competenza vietnamita le imbarcazioni scorta e supporto e di non ripetere oltre tali azioni». E poi ancora: «Il Vietnam ha pieno fondamento legale ed evidenza storica per asserire la sua indubitabile sovranità sull’Arcipelago Hoang Sa (Isole Paracels)». Secondo Le Hai Binh, la Cina ha usato la forza per occupare l’arcipelago Hoang Sa e la sua azione è una aperta violazione delle leggi internazionali.

A suo parere, l’occupazione con la forza non è viatico per stabilire una sovranità cinese sull’arcipelago stesso. Alle 5,30 del mattino di ieri la piattaforma s’è mossa per alcune miglia nautiche verso Est-Nord Est alla velocità di 4.5 miglia nautiche all’ora. Si tratta di dati rivelati dal Capo del Dipartimento Sorveglianza Risorse Ittiche del Vietnam, Ha Le, durante una conferenza stampa tenutasi in pari data ad Hanoi. Alle 10 del mattino la piattaforma er ancorata ad un nuovo sito, 25 miglia nautiche a Est-Sud Est dell’Isola di Tri Ton all’interno dell’Arcipelago Hoang Sa, 23 miglia ad Est-Nord Est della sua precedente collocazione.

Le motovedette di osservazione vietnamite hanno continuato a mantenere la propria presenza a circa sei miglia nautiche dalla piattaforma. Per quel che riporta il portavoce ministeriale, drivante dall’osservazione delle motovedette vietnamite, la piattaforma cinese ha mantenuto lo stesso numero complessivo di imbarcazioni solo che hanno cominciato ad operare con maggiore intensità. Due aeroplani cinesi hanno continuato a volteggiare sulla piattaforma seguendo tutti i suoi movimenti. Oltretutto, la piattaforma cinese ha sempre continuato a sparare acqua verso le motovedette vietnamite tenendole a distanza. La polizia marittima cinese con le proprie motovedette e mezzi di trasporto si è divisa in vari gruppi per stare più vicina alle navi di controllo legale vietnamite, tenendole appunto a 10 miglia nautiche dalla piattaforma. Le cosiddette “navi da pesca” cinesi hanno tenuto nascosti i movimenti della piattaforma e minacciato le imbarcazioni vietnamite realmente atte alla pesca a 15 miglia nautiche dalla piattaforma. Ed hanno anche effettuato movimenti pericolosi per la flottiglia vietnamita.

L’attività della flottiglia cinese s’è sempre più innalzata e non sono mancati i momenti in cui la controparte cinese ha puntato i propri cannoni armati verso le motovedette vietnamite di controllo. Il Vietnam ha chiesto alle vedette cinesi di fermare le proprie azioni violente nei confronti dei pescatori vietnamiti. Secondo il Ministero per gli Affari Esteri vietnamita i cinesi hanno minacciato a lungo chiunque si avvicinasse nonostante fossero ben all’interno di acque vietnamite. Ancora una volta il Vietnam chiede alla Cina di fermare le proprie azioni inumane, mettendo in pericolo le vite umane e danneggiando le proprietà ed i legittimi interessi dei pescatori vietnamiti, ha aggiuto il portavoce ministeriale  Le Hai Binh. Alla Cina si chiede di fermare le illegalità, pagare i danni comminati finora e di andarsene dalle acque vietnamite.

Varie agenzie governative vietnamite familiari con questa tipologia di questioni hanno segnalato che fin dagli inizi di maggio, molte imbarcazioni vietnamite dedite alla pesca sono state ripetutamente ingaggiate da imbarcazioni cinesi che le hanno distolte dal loro normale lavoro di pesca e allontanate dalle navi cinesi. In numerosi casi i pescatori vietnamiti sono stati feriti e messi in condizioni di aperto pericolo per le proprie vite. Il portavoce ministeriale fa notare che si tratta di atti che vanno contro lo spirito della Dichiarazione di Condotta delle Parti nel Mare Orientale.

All’inizio di maggio la Cina ha posizionato illegalmente la piattaforma marina di ricerca Haiyang Shiyou-981, così come una vasta serie di imbarcazioni armate ed aeroplani a 15 miglia 29 minuti 58 secondi Latitudine Nord e 11 gradi 12 minuti 06 secondi Longitudine Est. La posizione era a 80 miglia nautiche dentro la zona di competenza vietnamita ed esclusiva zona economica.

Il Presidente filippino Benigno Aquino III ha messo in guardia sul fatto che la Cina potrebbe posizionare la propria piattaforma nelle acque filippine agendo così come si è comportata con il Vietnam nel Mare Orientale, nonostante vi sia una nota ed evidente instabilità nella zona. Ed ha poi aggiunto che ciò che finora è accaduto al Vietnam potrebbe sì ripetersi anche con le Filippine. Per questo ha chiesto con insistenza alla Cina di fermare le proprie azioni unitaletarli che contrastano la Dichiarazione di Condotta delle Parti nel Mare Orientale contrassegnato con tutti i Paesi ASEAN nel 2002.

 

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