mercoledì, Aprile 21

La Cina cambia il mondo

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Ieri, ultimo giorno di agosto, i mercati hanno chiuso il peggiore mese degli ultimi quattro anni, dopo la bufera cinese che ha portato a più di una svalutazione sullo yuan e a pesanti iniezioni di liquidità da parte della banca centrale di Pechino.
Gli investitori stanno guardando alla Cina e alla Fed, cercando di valutare quando e se la Fed alzerà il costo del denaro (il primo dal 2006), dopo la bufera cinese e quanto il rallentamento della Cina costerà alle altre economie. Qualche indicazione in tal senso è arrivata nelle ultimissime ore dalla pubblicazione di alcuni indici cinesi. Il manifatturiero cinese in agosto ha toccato i minimi degli ultimi sei anni e mezzo. L’indice Pmi calcolato privatamente da Markit in collaborazione con il gruppo Caixin si è fermato a quota 47,3, il minimo da marzo 2009, indicando una pesante contrazione dell’economia cinese. Al di sotto di quota 50, l’indice parla di un mercato in contrazione, mentre al di sopra indica un’espansione. Di poco meglio i dati ufficiali cinesi del Pmi, che ad agosto hanno toccato i minimi degli ultimi tre anni, a quota 49,7, con un calo anche nei sotto-indici relativi ai nuovi ordini e agli ordini per le esportazioni. Dati che hanno confermato i timori degli analisti sullo stato di salute dell’economia cinese: il rallentamento di Pechino potrebbe essere più marcato rispetto ai dati ufficiali, che davano la crescita al 7% nel primo semestre 2015 e avere conseguenze radicali sulle economie del resto del mondo, o almeno per alcune importanti economie, dal Giappone agli USA all’Europa.

Stratfor’, prestigiosa società di intelligence americana, in ‘How China’s Currency Policies Will Change the World’ ha prodotto una dettagliata analisi di come le scelte economiche della Cina ‘cambieranno’ il mondo.

Le recenti fluttuazioni della valuta cinese mostrano il meglio e il peggio di un mondo globalizzato in cui gli sviluppi di un Paese possono apportare rapidi cambiamenti nei piani politici e finanziari del Governo di altri Stati, afferma ‘Stratfor’.

Sono diverse le ragioni che sottendono alle decisioni cinesi di agosto – una svalutazione dello yuan che ha colto di sorpresa i mercati internazionali, e il 25 agosto la banca centrale cinese ha operato un doppio taglio ai tassi di interesse e ai requisiti di riserva obbligatori delle banche per risollevare l’economia e ridurre i costi di finanziamento delle aziende, con conseguente crollo dei mercati azionari cinesi -, tutte con alla base una strategia più che fondata ma che non di meno ha colto di sorpresa molti analisti.

La Cina ha legato la sua valuta al dollaro fin dal 1994, in cerca di stabilità, assestandosi solitamente su un valore basso in relazione al dollaro. Durante gli anni 2000 questa connessione ha aiutato la Cina a mantenere le sue esportazioni competitive in un mondo sviluppato che consumava la sua produzione. Il collasso economico occidentale del 2008 ha portato al fallimento di questa politica e la Cina ha cominciato a innalzare i livelli di consumo affinché il consumatore locale potesse riempire il buco lasciato dal mercato internazionale.

 

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